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Banche italiane, meglio aspettare ancora

29/08/2016

Parlare di banche in Italia oggi non è facile: da una parte c'è una situazione contingente che resta appesa agli umori del mercato, alle possibili soluzioni  a livello politico e all'azione degli istituti centrali. Dall'altra vi sono problemi sul lungo periodo di cui non si vede ancora la soluzione, non solo nel nostro Paese.

Per quanto riguarda il primo aspetto, attualmente i mercati sembrano piuttosto ottimisti circa il fatto che per le più problematiche istituzioni italiane (Monte Paschi in primis), oggi al centro delle attenzioni degli investitori, alla fine si arriverà a un piano di risanamento molto lontano dalla lettera dei regolamenti europei, ma che rappresenterà un decente compromesso per tutte le parti in causa.

Restano però i problemi di lungo periodo del sistema finanziario europeo, che hanno portato il sub-indice di settore dello Stoxx 600 a perdere circa un quinto del suo valore dall'inizio del 2016.  In particolare ciò che danneggia questo fondamentale pilastro dell'economia europea è l'incertezza che regna ancora sovrana su come e quando la crisi finirà definitivamente. Ad esempio notoriamente la Bce ha portato in negativo i tassi di interesse e ciò danneggia le entrate da margine netto di interesse da parte delle classiche banche commerciali.

Al tempo stesso, però, spingendo al ribasso ulteriormente i rendimenti dei titoli di stato, appiattendo la struttura della curva dei tassi di interesse e comprimendo ulteriormente gli spread delle emissioni più rischiose, una non indifferente mano viene data agli istituti di credito di maggiori dimensioni, con vaste attività nell'investment banking.

Questi ultimi, attraverso vari strumenti sul mercato a pronti e su quelli dei derivati, tendono a essere posizionati in maniera tale da trarre vantaggio da questi effetti del quantitative easing continentale. Contemporaneamente, però, la posizione delle banche regionali, specialmente quelle esposte in territori particolarmente fragili a livello di andamento economico come succede a molte italiane, in questa maniera rischia di aggravarsi sempre di più. Inutile dire che i meccanismi di trasmissione al resto del sistema finanziario sono numerosi e imprevedibili. Senza contare che il gioco della compressione dell'insieme del reddito fisso non potrà andare avanti all'infinito: già negli ultimi anni abbiamo visto rapide e violente rivolte degli investitori contro i tassi a zero (oggi negativi).

Oggi dunque i punti interrogativi sono tanti, non ultimo anche quello riguardante le supposta fine del programma di quantitative easing della Bce nel marzo del 2017, a fronte di una ripresa economica troppo debole. Con ciò sostanzialmente si spiega anche anche la debolezza relativa dell'andamento borsistico delle azioni bancarie: è vero che le loro valutazioni, specialmente se un po' di redditività dovesse venire recuperata, sono alquanto convenienti, ma a fronte dei problemi attuali non si può fare a meno di pensare a tutte le altre opportunità che che si possono reperire sui listini per guadagnare esposizione alla ripresa europea. Alla fin fine non è obbligatorio investire su una banca specializzata in mutui per puntare su una continuazione della ripresa immobiliare nell'Eurozona.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: banche, bce, qe, tassi zero
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