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La sfida Clinton-Trump e i mercati

22/09/2016

A poco più di sette settimane dal ritorno alle urne dei cittadini statunitensi, gli investitori stanno cercando di intuire quali possono essere le implicazioni che il successo della Clinton o di Trump potrebbero sortire all’interno dei portafogli.

Il programma di Hillary Clinton e le potenziali ripercussioni sulle asset class

Hillary Clinton vuole applicare una tassa alle banche in funzione delle loro dimensioni e del rischio sistemico che implicano per i mercati. Arriverebbero tempi difficili anche per le società petrolifere, perché i democratici intendono fomentare il ricorso alle energie pulite e rinnovabili. Tuttavia, non mancano i punti di contatto con le politiche repubblicane, in particolare a vantaggio dei settori difesa e materiali da costruzione. Per il primo va ricordato che la Clinton ha espresso più volte l’intenzione di essere più interventista in campo militare rispetto a quanto non lo sia stato Obama. Per il secondo settore, anche i democratici prevedono un piano di miglioramento ed espansione delle infrastrutture Usa.

La vittoria democratica fornirebbe nuova linfa al biglietto verde e alle aspettative di rialzo dei tassi d’interesse. In Borsa i settori potenzialmente beneficiari sono: energie rinnovabili, difesa e infrastrutture. Bancari, petroliferi e farmaceutici sono indicati nel gruppo di titoli potenzialmente danneggiati da questo risultato.

L’ipotesi Trump

Energia, difesa e infrastrutture sono i settori in pole position per approfittare di una vittoria di Trump. Gli esperti sostengono che l’arrivo di Trump alla Casa Bianca apporterebbe una buona dose d’incertezza alla politica monetaria nel breve termine. Società legate al commercio globale e aziende automobilistiche entrerebbero nel gruppo delle più penalizzate.

E’ evidente che se Trump dovesse essere eletto, il processo di normalizzazione della politica monetaria subirebbe qualche battuta d’arresto, indipendentemente da chi riuscirà a controllare le due Camere del Congresso Usa. Secondo gli esperti, si tratterebbe di uno scenario in grado di risvegliare l’avversione al rischio e rallentare i propositi rialzisti della Yellen.

In questo caso, gli esperti sostengono che il rendimento dei Treasury Bond (titoli di Stato Usa) tenderebbe a salire e il dollaro s’indebolirebbe (in particolare contro le divise rifugio come lo yen giapponese).  I repubblicani puntano a trovare (o creare) margini per tagliare le tasse, alimentare gli investimenti nelle infrastrutture, deregolamentare il funzionamento del settore finanziario e porre seri limiti ai flussi migratori.

Trump ha sostenuto che intende investire 500 mld di usd in un piano di sviluppo delle infrastrutture nell’arco dei prossimi cinque anni. Il miliardario ha promesso la creazione di 25 milioni di nuovi posti di lavoro nei prossimi dieci anni e tagli alle tasse per 4.400 mld nello stesso periodo. (numeri osservati con incredulità da molti economisti).

Secondo gli analisti statunitensi, i titoli del cemento sarebbero tra i principali beneficiari del piano con cui Trump intende costruire un gigantesco muro al confine con Messico. Il progetto sarebbe accompagnato anche da un piano di messa a punto di strade, ponti e altre opere pubbliche. Società come Cemex e Chicago Bridge & Iron sono indicate tra le favorite dall’eventuale realizzazione del piano. I petroliferi rappresentano un altro segmento potenzialmente in grado di trarre vantaggio dall’intenzione di allentare la rigida normativa sulle perforazioni e dall’approvazione della costruzione dell’oleodotto Keystone. Nel settore della difesa, Lockheed e Northrop sono inserite nella lista di società da inserire in portafoglio in caso di vittoria repubblicana.

A cura di: Rocki Gialanella
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