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Europa, un terzo delle banche non tornerà alla redditività

06/10/2016

Il Fondo Monetario Internazionale prevede un deterioramento di 85 miliardi di euro se non ci saranno riforme strutturali. Le urgenze si concentrano sulle banche portoghesi e italiane, eccessivamente cariche di non performing loans.

Nel report sulla ‘Stabilità finanziaria’, l’istituzione sovranazionale avverte che i Governi e il settore finanziario dovranno adattarsi a una nuova era caratterizzata da tassi d’interesse molto bassi e crescita altrettanto debole, che prolungheranno i tempi del processo di normalizzazione delle politiche monetarie delle banche centrali. Il Fmi rileva che le debolezze del sistema bancario europeo non saranno risolte con la ripresa dell’economia.

Il FMI segnala che il 25% degli istituti di credito nelle economie industrializzate, con asset per 11.700 miliardi di usd, manterranno livelli di redditività insufficienti e dovranno fare i conti con problemi strutturali molto significativi. Le stime formulate dagli esperti del Fondo indicano che la ripresa del ciclo economico lascerebbe ancora il 30% degli asset bancari europei (circa 8.500 mld di usd) con bassi livelli di redditività, con un ‘ritorno sul capitale’ inferiore all’8%, valore non sufficiente a coprire il costo del capitale. Nell’area euro- si legge nel report- l’eccesso di crediti deteriorati e il deterioramento strutturale della redditività richiedono un’azione urgente. La priorità deve essere la riduzione dei non performing loan e la copertura dei fabbisogni di capitale.

Il Fondo Monetario Internazionale calcola che l’applicazione delle riforme necessarie avrebbe la capacità di dare una svolta all’intero settore: da perdite stimate a circa 85.000 mln di euro in conto capitale per gli assets improduttivi, si potrebbe passere a un rafforzamento di 64.000 mln di euro (nel processo descritto il sistema bancario italiano giocherebbe un ruolo di primo piano). Senza le riforme reclamata dal FMI, il sistema bancario italiano si troverebbe ad affrontare perdite sui crediti morosi per più di 50.000 mln di euro. In presenza di una soluzione rapida al problema degli npl, il FMI ipotizza che il nostro sistema bancario potrebbe portarsi in territorio positivo per 30.000 mln di euro. La vendita degli npl è –di conseguenza- la chiave di svolta per le banche italiane.

Nel report si sostiene che la creazione del Fondo Atlante da parte del Governo di Roma per facilitare la riduzione degli assets tossici, non è sufficiente per garantirne una riduzione in termini di quantità e qualità, tale da rafforzare il sistema bancario nazionale. A tal proposito sono evidenziate le elevate necessità di capitale per Mps derivanti dagli stress test.

Il report si sofferma anche sulla delicata situazione delle banche portoghesi, che affrontano problemi simili a quelli degli istituti italiani (debolezze del capitale e scarsa redditività), aggravati dalla possibilità che il rating sovrano sia rivisto al ribasso.

Spostando l’attenzione fuori dal Vecchio Continente, le preoccupazioni si concentrano sulle banche nipponiche e sui rischi derivanti dalla loro elevata esposizione al dollaro Usa.

Le ricette proposte

Il FMI inviata banche e Governi ad adottare un pacchetto di riforme che sia in grado di ridurre il volume degli npl e migliorare l’efficienza del sistema e i modelli di business. Nel report s’indicano le operazioni di fusione come formula per ridurre l’eccesso di capacità. In questo modo si garantirà che l’80% del settore in Europa torni a essere sano e redditizio. Il messaggio del FMI si somma a quello della Bce, che più volte ha consigliato di muoversi verso l’aggregazione delle entità.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: fmi, banche, italia, portogallo, npl
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