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Emergenti, rating a rischio

06/10/2016

Emergenti, rating a rischio

In un contesto nel quale i tassi di interesse nelle economie sviluppate sono vicini allo zero e lo spauracchio di un'inversione della politica monetaria da parte della Fed sembra ancora lontano dal materializzarsi, i titoli sovrani dei paesi emergenti continuano ad attrarre forti flussi di capitali. L'interesse degli investitori in questa asset class non sembra conoscere pause, e dal 2011 a oggi sugli emergenti si sono riversati oltre 1.100 miliardi di dollari.

Ad attrarre gli investitori non sono solo i rendimenti dei bond em, che sono indubbiamente più elevati rispetto a quelli delle obbligazioni sovrane delle economie avanzate, ma va evidenziato che il debito sovrano degli Em ha un peso finanziario sempre maggiore a livello globale: oggi rappresenta il 40% del PIl mondiale, rispetto al 20% di vent'anni fa, durante la crisi finanziaria asiatica, e si stima che entro i prossimi vent'anni il prodotto interno lordo delle sette maggiori economie emergenti surclasserà quello dei paesi del G7.

Tuttavia, molti rischi potrebbero ostacolare questo scenario di crescita, e dall'ultimo report redatto da Standard&Poor's Global Ratings emerge come le previsioni sulla qualità del credito dei paesi emergenti siano meno positive rispetto alla view di mercato. Infatti, negli ultimi cinque anni, il rating medio dei 20 principali paesi emergenti, ovvero quelli con il maggiore ammontare di debito in essere, sta gradualmente scendendo, mentre contestualmente sono aumentati gli afflussi di capitali verso questi stessi mercati. Da inizio 2012 la metà dei paesi ha subito un downgrade (si tratta di Argentina, Brasile, Egitto, Ungheria, Libano, Polonia, Russia, Sudafrica, Turchia e Venezuela) e numerosi elementi suggeriscono che nell'arco dei prossimi due anni questo processo potrebbe subire un'accelerazione: i rating di nove delle maggiori economie emergenti hanno in questo momento un outlook negativo, mentre soltanto due hanno un outlook positivo.

Le ragioni alla base di questo graduale indebolimento del rating dei principali mercati emergenti sono molteplici. Uno dei fattori che sta pesando negativamente sul merito di credito degli em è legata all'azione dei loro governi, che stanno adottando politiche sempre più focalizzate ad ottenere consenso presso l'elettorato a discapito di politiche che promuovano le riforme e un miglioramento della situazione economica. E' quello che è avvenuto ad esempio in alcuni paesi dell'America Latina come Brasile, Argentina e Venezuela.

Un altro rischio in aumento per i mercati emergenti è legato alle politiche monetarie delle Banche centrali. Dopo numerosi rinvii, è probabile che la Fed a dicembre interverrà con un rialzo dei tassi di interesse, ponendo gradualmente fine ad un contesto finanziario internazionale super accomodante, particolarmente favorevole agli emerging. Non tutte le economie ne risentiranno allo stesso modo: i paesi che potrebbero risultare i più colpiti sono quelli maggiormente dipendenti dai flussi di capitali esteri, come Turchia, Venezuela e Argentina.

Anche il rallentamento della crescita globale e dei commerci internazionali, così come il crescente protezionismo da parte delle economie avanzate, rappresentano una minaccia per la crescita dei mercati emergenti, che sono in larga misura dipendenti dagli scambi internazionali.

Infine, anche una frenata della crescita cinese maggiore delle aspettative potrebbe aumentare il rischio di declassamento dei mercati emergenti, così come del resto quello di alcune economie avanzate. La Cina ha ormai un ruolo sistemico importante nell'economia globale, e un hard landing nel medio termine danneggerebbe pesantemente i paesi che hanno rapporti commerciali stretti con il gigante asiatico, così come i paesi produttori ed esportatori di materie prime, e tra questi i paesi maggiormente a rischio sono Brasile e Russia.

A cura di: Paola Sacerdote
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