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2017, sarà ancora un anno favorevole alle azioni?

17/01/2017

Il complesso delle indicazioni provenienti dall’analisi fondamentale- tecnica e del consesus indica, per il 2017, la necessità di sovrapesare la componente azionaria per ottenere buone performance

Se le cose dovessero andare in questa direzione, la totalità del consensus avrebbe ragione (non c’è nessuno, ma proprio nessuno, che pensi che le azioni possano andare male nel 2017). Tutto sembra indicare che i titoli di rischio faranno meglio dei titoli di debito. Questa è una buona indicazione per porsi due dubbi:1)le cose potrebbero non andare così; 2) la performance delle Borse sarà positiva ma soggetta a una forte volatilità e legata all’andamento molto favorevole di alcuni listini e a quello piatto o deludente di altri.

Il contesto di riferimento in cui si muovono i mercati sembra far propendere per questa seconda ipotesi. In altre parole, il consensus potrebbe sbagliare nel ‘come’ o ‘dove’ la performance positiva del mercato azionario si materializzerà. Il consensus sembra eccessivamente focalizzato su un movimento rialzista netto, ma la realtà potrebbe nascondere sobbalzi e volatilità che non tutti sono in grado di sopportare.

In primis, meglio non dimenticare che Trump non fa rima con stabilità. Le politiche annunciate dal neo presidente Usa possono essere adottate a patto di dover fare i conti con sobbalzi di non poco conto nell’economia reale e in quella finanziaria. Nell’ipotesi di rialzo dell’inflazione, non sarà facile capire quale delle due ‘economie’ trarrà vantaggio dalla situazione e quale invece sarà danneggiata dal cambio di rotta dei prezzi al consumo e dei tassi.

Un altro elemento di potenziale instabilità è legato ai risultati delle elezioni francesi. Il consensus scarta a priori una vittoria di Marine Le Pen, ma resta l’incertezza derivante dalle recenti politica migratorie imposte dal Governo in carica (che ha accettato un incremento del numero di rifugiati accolti nelle città francesi nonostante il 70% della popolazione abbia mostrato un atteggiamento sfavorevole a questa decisione). I sondaggi hanno recentemente mostrato tutti i loro limiti sia in occasione della Brexit che nel caso delle presidenziali Usa. Questi limiti –non c’è da augurarselo- potrebbero ripresentarsi anche in quest’occasione. E’ probabile che il rischio Le Pen sarà schivato, ma i mercati potrebbero soffrire non poco a ridosso dell’appuntamento elettorale.

L’instabilità e le conseguenze negative per le Borse potrebbero arrivare anche da un inasprimento della guerra commerciale tra la Cina e gli Usa e dagli effetti a catena su molti paesi emergenti. La situazione cinese va monitorata con attenzione perché, nonostante gli sforzi delle autorità locali, i deflussi di denaro dal paese stanno aumentando velocemente. I cinesi utilizzano mille modi –anche molto ingegnosi- per trasferire denaro al di fuori dei confini domestici.

In presenza di questi fattori di rischio, possiamo desumere che le probabilità che le azioni sovraperformino le altre asset class sono discrete ma a patto di mettere in debito conto i saliscendi tipici di uno scenario volatile. Il consensus potrebbe pertanto essere troppo ottimista in merito all’andamento e l’incidenza della volatilità. Quali misure possono essere adottate dall’investitore retail per ‘coprirsi’ dall’effetto montagne russe? In primis, non eccedere con l’esposizione in azioni (tener conto di quale livello di svalutazione del proprio portafoglio –seppure temporanea- si è disposti ad accettare; incrementare la propria esposizione ai listini azionari con estrema gradualità.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: azioni, bond, consensus, volatilità
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