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Russia, un boom targato Trump

13/02/2017

Secondo Citywire, agenzia indipendente che dà il rating ai gestori di fondi comuni, dall'elezione di Donald Trump i prodotti che hanno performato meglio sono stati quelli che puntano sull'azionario russo: tra i 10 migliori strumenti di tutte le piazze finanziarie, ben nove operano sull'equity di Mosca e in tre mesi si va da un massimo del 27% di rendimento e un minimo del 20%. In pratica i mercati hanno stabilito che l'elezione del nuovo presidente Usa possa essere una sorta di manna per l'enorme territorio russo. Paradossalmente sembra che per i money manager i vantaggi che si possono ricavare sulle steppe siano molto maggiori di quelli che possono arrivare in America.

Ma ad avere determinato questo sentiment largamente positivo non sono solo gli elementi geopolitici: a incidere sono anche diversi altri fattori. Vediamo i principali.

Petrolio. Con il greggio sopra 55 dollari al barile l'economia russa ha certamente enormi vantaggi. La performance delle asset class della Russia, infatti, in particolare il rublo, è in generale molto correlata con la forza o la debolezza del mercato dell'oil. Dato questo fattore, qualsiasi nuovo rialzo del prezzo del greggio migliora il sentiment nei confronti dell'intero paese. Se l'oro nero continuasse a fluttuare un po' al di sopra di 50 dollari, diciamo nell'area compresa fra i 50 e i 55, la situazione fiscale di Mosca migliorerebbe molto, così come il saldo con l'estero. Inutile dire che un simile sviluppo realisticamente attrarrebbe un nuovo flusso di liquidità sugli asset locali. Inoltre la stabilizzazione del petrolio fornisce alla Banca centrale russa spazio di manovra per una politica più espansiva, il che è sicuramente positivo per le prospettive di crescita.

Fondamentali. Dopo un 2014 e 2015 abbastanza disperati per l'intero paese, il 2016 ha visto un netto miglioramento di tutti i fondamentali. Per il 2017 è previsto un ritorno al Pil positivo con +1,5%, dopo due anni di recessione. Ma soprattutto ottimi risultati sono stati ottenuti sul fronte dell'inflazione che in un anno è scesa dal 15,6% al 7,2% e, secondo il Fondo Monetario internazionale, potrà ulteriormente calare al 5% entro la fine di quest'anno. In pratica un paese in piena stagflazione sembra avere risolto in un colpo solo sia i problemi di stagnazione, sia quelli di inflazione. In risalita anche il saldo delle partite correnti, al 3% del Pil nel 2016 e prevista al 3,5% nel 2017. Anche la disoccupazione, abbastanza stabile intorno al 5,5%, è nettamente migliore rispetto ad altre aree vicine. Infine lo stato è praticamente privo di debiti.

Consumi. La Russia allo stato attuale presenta un'economia di dimensioni minori rispetto a quelle dell'Italia, con un Pil pro capite modesto, ben al di sotto dei 10 mila dollari nominali: è dunque lontana dal rivestire un ruolo economico pari a quello politico e militare. Però la popolazione, almeno nei grandi centri urbani, appare molto predisposta verso i consumi, che sono uno degli elementi più forti di tutta l'economia locale. Alla borsa di Mosca non si trovano infatti solamente titoli energetici, ma hanno una notevole parte anche le azioni collegate alla domanda interna, come grandi magazzini, finanziari e altre aziende influenzate direttamente dal ciclo.

Situazione geopolitica. Nel paese i rischi sono soprattutto geopolitici, dal momento che la politica estera di potenza di Putin pone spesso Mosca in contrapposizione diretta con i paesi occidentali. Se è vero che i mercati finanziari amano pochissimo i rischi che fanno fatica a quantificare, come appunto quelli geopolitici, è altrettanto indubbio che una schiarita generale, riassumibile nel nuovo rapporto con gli Stati Uniti e in un pieno reintegro della Russia all'interno del sistema dell'economia globale, si farebbe sentire sia sotto forma di aumento dei profitti delle aziende locali, sia di rerating del mercato.

A questo punto si può affermare che la pace e il benessere sono ritornati stabilmente nel paese? No, certamente è ancora presto per dirlo e le incognite sono tuttora moltissime, ma è indubbio che il sentiment degli investitori è totalmente cambiato nel giro di pochi mesi.

A cura di: Alessandro Secciani
Parole chiave: Russia, Inflazione, Petrolio, Trump, Putin
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