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Bond, i rischi da monitorare

28/03/2017

Le emissioni obbligazionarie corporate hanno registrato una maggiore stabilità delle quotazioni rispetto ai titoli di stato, tuttavia, il livello di indebitamento delle aziende ha raggiunto nuovi massimi storici.

A differenza di quanto accaduto ai titoli di stato, i corporate bond emessi da aziende dotate di rating investment grade hanno offerto una buona stabilità delle quotazioni e poche perdite in conto capitale, tuttavia, l’eventuale deterioramento dei bilanci societari dovuti al raggiungimento del picco dell’indebitamento, potrebbe portare sorprese poco gradite. Attualmente l’indebitamento delle società è sui massimi storici e i rendimenti sui minimi di sempre. Questa situazione rende il segmento dei corporate bond molto vulnerabile a una sensibile accelerazione dell’inflazione.

Un’altra situazione da monitorare con attenzione è quella del segmento high yield. Anche per questo segmento obbligazionario, i livelli di indebitamento delle aziende hanno toccato i massimi di sempre e i rendimenti sono ai minimi storici. Per la prima volta nella storia, il rendimento medio offerto dalle obbligazioni ad alto rendimento europee è inferiore al dividend yield dei titoli facenti parte dell’indice Eurostoxx 50. Prima della vittoria del candidato repubblicano alle ultime elezioni presidenziali Usa, era forte la sensazione che il ciclo del credito stava per esaurirsi. Ora le cose sembrano cambiate. La maggior parte degli operatori punta a un ulteriore proroga della scadenza del ciclo in essere.

In tutti i casi, anche se nessuno è in grado di predire con esattezza quando arriverà la prossima correzione dei mercati, sarà bene non dimenticare che la maggior parte della durata del ciclo che stiamo vivendo è oramai alle nostre spalle. Quale sarà il fattore in grado di scatenare la prossima crisi? Alcuni propendono per il ritorno dei dubbi sulla sostenibilità del debito sovrano a causa del forte supporto ricevuto negli ultimi anni dalle scelte delle banche centrali.

Altri focalizzano l’attenzione sui rischi derivanti dal rapporto tra elevato indebitamento e rendimenti ai minimi storici che permea il segmento dei corporate bond. A questo punto è probabile che se l’appeal per i titoli governativi emergenti continuerà ad essere forte, nei prossimi mesi anche questo segmento entrerà a fare parte del club dei potenziali fattori di rischio. Altri ancora sostengono che il vero rischio si nasconde nelle azioni a causa della sostenibilità dei conti –estremamente positivi- delle società che hanno trainato al rialzo le quotazioni degli indici.

In siffatta situazione, il rischio più pericoloso è che l’influenza esercitata dai policymakers sull’andamento delle quotazioni –azionarie e obbligazionarie- sia stato talmente intenso da nascondere l’arrivo di un nuovo tipo di crisi che potrebbe coinvolgere sia le azioni sia le obbligazioni (non sarebbe la prima volta nella storia dei mercati, ma non è certo qualcosa di abituale). In altre parole, l’azione combinata del quantitative easing, del whatever it takes, del search for yield e della Trumpnomics, avrebbe spinto i prezzi delle azioni troppo in alto e i rendimenti delle obbligazioni troppo in basso.

Sembra che le azioni dei policymakers e le promesse dei nuovi populismi abbiano abituato gli operatori a vivere in un’epoca di incertezza costante ma, allo stesso tempo, caratterizzata dalla convinzione che esista una sorta di rete, un ‘one more thing’. Tutto ciò rende i rischi ancora più subdoli perché il prossimo deragliamento potrebbe derivare non da un provvedimento sbagliato ma dalla falsa –ed eccessiva- sicurezza creata in un mondo incerto. In attesa di scoprirlo sarà bene non sottovalutare l’avviso lanciato dal premio Nobel Robert Shiller sull’arrivo di una nuova fase di esuberanza irrazionale.

A cura di: Rocki Gialanella
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