Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Per conoscere la nostra policy o negare il consenso al loro utilizzo clicca qui. Continuando la navigazione o chiudendo il banner ne autorizzi l'uso.
Scopri gratuitamente il nostro servizio

COMPILA IL MODULO PER ESSERE RICHIAMATO

Se sei interessato al nostro servizio lasciaci i tuoi dati. Un nostro operatore ti contatterà per fornirti gratuitamente e senza impegno tutte le informazioni relative a FondiOnline.it

DATI DI CONTATTO

* Nota: i campi indicati con l'asterisco sono obbligatori

INFORMAZIONI ADDIZIONALI

PRIVACY E CONDIZIONI DI UTILIZZO

Fed e materie prime

30/03/2017

Fed e materie primeNel corso dell'ultimo mese i prezzi delle materie prime sono stati penalizzati dalla retorica sorprendentemente aggressiva assunta dai membri della Federal Reserve.

Il sentiment è tornato positivo quando la decisione di ritoccare al rialzo i tassi di un quarto di punto annunciata lo scorso 15 marzo è stata accompagnata da un atteggiamento più da "colomba" da parte della Fed, che ha espresso una disponibilità a tollerare un'inflazione più alta piuttosto che rischiare di agire troppo presto con nuovi interventi di stretta monetaria.

Questo mette in evidenza quanto le commodity, e i metalli preziosi in particolare, siano sensibili alla politica monetaria statunitense e quanto questa probabilmente condizionerà l'andamento dei prezzi delle materie prime nel corso di tutto il 2017.

Dopo una pausa durata cinque anni, i prezzi delle commodity nel corso dell'anno appena trascorso hanno ripreso a salire, recuperando il 20% dai minimi segnati a inizio 2016.

Se poi guardiamo i dati forniti dalla Commodity Futures Trading Commission (CFTC) che evidenziano il posizionamento degli investitori sul mercato dei futures, si è passati da un'esposizione  estrema ribassista nel 2016 a un'esposizione estrema rialzista nel 2017.

Di conseguenza nel breve termine potremmo assistere a una battuta d'arresto della corsa al rialzo delle commodity. Nel lungo termine invece, secondo gli analisti di Etf Securities, i fondamentali rimangono attraenti, dato che i prezzi delle materie prime sono al momento mediamente al di sotto dei costi marginali di produzione, la crescita globale è in continuo miglioramento, e si iniziano a intravedere i primi segnali di calo delle scorte dal lato dell'offerta.

Scendendo nel dettaglio dei singoli settori del comparto, i metalli preziosi hanno lasciato sul terreno in media il 4,6% nell'ultimo mese sulle aspettative del rialzo dei tassi americani, ma il calo è stato letto come un'occasione d'acquisto dagli investitori, che hanno incrementato del 15% le posizioni speculative nette.

Per l'oro in particolare Etf Securities prevede che i prezzi possano salire a 1.300 dollari l'oncia entro la metà dell'anno, beneficiando sia del tono nuovamente accomodante assunto dalla Fed sia dei risultati delle recenti elezioni politiche in Olanda, che hanno visto la vittoria schiacciante del Vvd, il partito liberal democratico del premier uscente Mark Rutte e contribuito a smorzare i timori che un'ondata di populismo dilaghi in Europa.

Anche i prezzi dei metalli di base hanno segnato una battuta d'arresto, appesantite dall'impatto di alcuni driver macroeconomici che hanno caratterizzato l'ultimo mese: tra questi vanno menzionati i rialzi dei tassi annunciati dalla Fed e dalla Banca centrale cinese, la revisione al ribasso delle previsioni di crescita per l'economia del Dragone e il disappunto per la mancanza di dettagli intorno al programma di rilancio delle infrastrutture tanto sbandierato dal Presidente Trump in campagna elettorale.

Nel comparto energetico i prezzi del petrolio nell'ultimo mese sono crollati, con un calo del 10,3% per il Wti e del 9% per il Brent, sulla scia di una produzione di greggio che rimane sostenuta grazie all'incremento delle attività estrattive di shale oil negli Stati Uniti, che controbilanciano i tagli annunciati dall'Opec e da alcuni suoi alleati, come la Russia.

Poichè il trend di crescita della produzione e delle scorte di petrolio statunitense è destinato a proseguire, mentre al contempo i paesi Opec iniziano a manifestare dubbi sull'utilità di mantenere in piedi l'accordo sui tagli, è probabile che nei prossimi mesi i prezzi dell'oro nero continueranno a scendere.

A cura di: Paola Sacerdote
Parole chiave: fed, materie prime, commodity, tassi
Come valuti questa notizia?
Fed e materie prime Valutazione: 0/5
(basata su 0 voti)
Qualsiasi decisione di investimento che venga presa in relazione all'utilizzo di informazioni ed analisi presenti sul sito è di esclusiva responsabilità dell'investitore, che deve considerare i contenuti del sito come strumenti di informazione. Le informazioni, i dati e le opinioni fornite all’interno della sezione “news” di questo sito si basano su fonti ritenute affidabili ed in buona fede; in nessun caso, tuttavia, si potrà ritenere che Innofin SIM abbia rilasciato attestazioni o garanzie, esplicite o implicite, in merito alla loro attendibilità, completezza o correttezza. Lo scopo dei dati e delle informazioni divulgate attraverso la sezione “news” del sito è prettamente informativo; esse non rappresentano, in alcun modo, una sollecitazione all'investimento in strumenti finanziari.
« Notizia precedente
Dieci lezioni per investire in azioni
Notizia successiva »
Il ritorno delle tigri asiatiche
ARTICOLI CORRELATI
Rame e petrolio, segnali poco incoraggianti pubblicato il 28 novembre 2018
Inflazione e prezzi dell’energia si inseguono a vicenda pubblicato il 30 ottobre 2018
Ottimismo dalle materie prime pubblicato il 31 gennaio 2018
Navigare tra tassi e valute pubblicato il 4 ottobre 2018
Il rischio del rialzo dei tassi Usa pubblicato il 15 ottobre 2018