Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Per conoscere la nostra policy o negare il consenso al loro utilizzo clicca qui. Continuando la navigazione o chiudendo il banner ne autorizzi l'uso.
Scopri gratuitamente il nostro servizio

COMPILA IL MODULO PER ESSERE RICHIAMATO

Se sei interessato al nostro servizio lasciaci i tuoi dati. Un nostro operatore ti contatterà per fornirti gratuitamente e senza impegno tutte le informazioni relative a FondiOnline.it

DATI DI CONTATTO

* Nota: i campi indicati con l'asterisco sono obbligatori

INFORMAZIONI ADDIZIONALI

PRIVACY E CONDIZIONI DI UTILIZZO

Tre mesi di bond

10/04/2017

È certamente interessante fare un breve consuntivo del primo trimestre del 2017 per quanto riguarda il complesso del reddito fisso a livello globale, al termine di un periodo che vedeva molti rischi per l’intero settore. In generale si è visto uno sviluppo di rendimenti e quotazioni più lineare rispetto all'equivalente sul mercato azionario. Cominciamo con il dire che, a parte la prima posizione in classifica, il bull market storico di questa gigantesca macro-asset class è finito, anche se comunque vi è stata una certa stabilizzazione dopo le prime caotiche settimane che hanno fatto seguito all'elezione di Trump. Non vi è stato infatti un grosso salto nel livello dei rendimenti quotati sui mercati.

Detto ciò, andiamo ad analizzare la posizione di leadershhip, in termini di crescita, del primo trimestre, che è stata occupata dai bond emergenti in valuta locale, il cui valore però è calcolato in dollari. Nel primo quarto del 2017 chi avesse investito su questo segmento in media avrebbe ottenuto il 5,7%. Si tratta di un guadagno enorme per i tempi attuali dell'obbligazionario. Nel corso del 2016 i rendimenti complessivi della medesima asset class erano stati pari al 9,9% (sempre in dollari), anche se va detto che la prima parte dell'anno era stata semplicemente disastrosa per tale mercato.

Dunque sembra che prosegua il paradigma di riabilitazione di molte economie emergenti, sulla base dell'idea che proprio in questo ambito si trovano attività a spread ancora decenti con in più un effetto di ricalibrazione valutaria non indifferente.

Al secondo posto, e in questo caso (come gli altri che andremo a vedere) parliamo di cifre espresse in valute locali, vi sono gli high yield globali, che hanno fornito il 2%. Si tratta di una performance più che accettabile: il 13,8% di total return fornito l'anno scorso da questo insieme con ogni probabilità risulterà un'aberrazione generata dalla fantastica ripresa dell'interesse degli investitori nei confronti del comparto energetico statunitense.

Al terzo posto troviamo i subordinati finanziari con +1,2%, in linea con quanto messo a segno nel 2016 (+5,4); probabilmente, però, anche in questo comparto il grosso delle opportunità turnaround value è già passato. 

Fra le scommesse peggiori, non sorprendentemente, troviamo i governativi europei. Il complesso dei Bund ha visto performance negative dell'1,3%, peggio dei Treasury americani, fermi a -0,4%. È notorio che fra i due insiemi vi è un effetto di sostituzione nei portafogli degli investitori istituzionali più rilevanti, anche se a frenare un po' il flusso di capitali da una parte e dall'altra è l'aggressività della Fed, per certi versi inattesa fino a poche settimane fa.

Il tempo ci dirà se vale la pena cominciare a scommettere sull'ennesimo duration play, visto lo scarto di rendimento fra emissioni dai 10 anni in su americane e tedesche e il grado di ripidità della curva americana stessa. Qualche prodromo comincia a vedersi, visto anche il nervosismo sui mercati azionari indotto dalle tensioni politiche e dal rischio di non attuazione del programma di Trump.

Per quanto riguarda però l'Europa si segnalano come peggiori membri in assoluto della grande famiglia obbligazionaria i titoli di stato di Spagna e Italia, rispettivamente con un -2,2% e -3,3% da inizio anno a fine marzo 2017. Come si può notare, in generale i mercati finanziari spagnoli vengono pesantemente differenziati rispetto alla loro controparte italiana.

Per quanto riguarda l'allargamento degli spread italiani, alla fine di un bull market enorme durato quattro anni, ci sta anche che attività notoriamente ad alto beta come i nostri Btp possano soffrire. C'è però da tremare al pensiero di ulteriori tapering da parte della Bce.

A cura di: Boris Secciani
Come valuti questa notizia?
Tre mesi di bond Valutazione: 0/5
(basata su 0 voti)
Qualsiasi decisione di investimento che venga presa in relazione all'utilizzo di informazioni ed analisi presenti sul sito è di esclusiva responsabilità dell'investitore, che deve considerare i contenuti del sito come strumenti di informazione. Le informazioni, i dati e le opinioni fornite all’interno della sezione “news” di questo sito si basano su fonti ritenute affidabili ed in buona fede; in nessun caso, tuttavia, si potrà ritenere che Innofin SIM abbia rilasciato attestazioni o garanzie, esplicite o implicite, in merito alla loro attendibilità, completezza o correttezza. Lo scopo dei dati e delle informazioni divulgate attraverso la sezione “news” del sito è prettamente informativo; esse non rappresentano, in alcun modo, una sollecitazione all'investimento in strumenti finanziari.
« Notizia precedente
Governativi, due alternative al Bund
Notizia successiva »
Floating rate bond per affrontare il nuovo corso della Fed
ARTICOLI CORRELATI
L’effetto contagio è sempre in agguato pubblicato il 8 giugno 2018
Duration e tassi preoccupano gli investitori pubblicato il 18 maggio 2018
Il ritorno degli emergenti fragili pubblicato il 21 maggio 2018
Aumenta la pressione sulle valute emergenti pubblicato il 25 maggio 2018
Un anno incerto per gli high yield bond pubblicato il 6 aprile 2018