Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Per conoscere la nostra policy o negare il consenso al loro utilizzo clicca qui. Continuando la navigazione o chiudendo il banner ne autorizzi l'uso.
Scopri gratuitamente il nostro servizio

COMPILA IL MODULO PER ESSERE RICHIAMATO

Se sei interessato al nostro servizio lasciaci i tuoi dati. Un nostro operatore ti contatterà per fornirti gratuitamente e senza impegno tutte le informazioni relative a FondiOnline.it

DATI DI CONTATTO

* Nota: i campi indicati con l'asterisco sono obbligatori

La strana coppia Maduro-Goldman Sachs

31/05/2017

La banca d'affari Usa impone delle condizioni durissime per rilevare dei bond a scadenza quinquennale emessi dal colossso petrolifero statale Pdvsa. Il regime di Maduro, pur di finanziarsi, sottoscrive tassi da default.

La disperazione di Nicolas Maduro per evitare il fallimento del Venezuela ha obbligato il leader chavista a inginocchiarsi ai piedi di Wall Street. Il colosso petrolifero nazionale PDVSA, principale fonte degli introiti statali, versa in una situazione sempre più difficile e il paese sta vivendo una crisi sociale ed economica profondissima. In siffatto contesto, il presidente Maduro ha dovuto ricorrere alla banca d’affari Goldman Sachs per riuscire a raccogliere nuove risorse sul mercato internazionale dei capitali. Tuttavia, le condizioni imposte dalla banca statunitense hanno il sapore del ricatto: il paese sudamericano dovrebbe restituire quattro volte l’ammontare ottenuto in prestito in appena cinque anni (vale a dire a un interesse del 300%, stando a quanto pubblicato dal Wall Street Journal).

L’accordo implica una resa finanziaria del Venezuela, incapace di riuscire a ottenere credito attraverso i normali canali di finanziamento. Stando ai dati diffusi da The Wall Street Journal, Caracas riceverà 850 mln di dollari di liquidità e consegnerà a Goldman Sachs un pacchetto di bond valutati 2.800 mln di usd. La banca Usa riceverà, tra il 2020 e il 2022, i 2.800 mln che rappresentano il valore nominale dei bond, maggiorati di una quota interessi pari a 756 mln per i prossimi cinque anni. Nel complesso, il debito sottoscritto dal Governo di Maduro è di 3.650 mln di usd, quattro volte la liquidità che riceverà.

Il presidente dell’Assemblea Nazionale Venezuelana, Julio Borges, ha inviato una lettera ai responsabili della banca statunitense, in cui si dichiara preoccupato e adirato per l’accordo raggiunto con il Governo a guida Maduro. Per Borges, l’operazione consente di dare continuità al Governo autoritario che sta mettendo in seria difficoltà la popolazione. La decisione di finanziare un regime dittatoriale implica la violazione del Codice di Condotta e la Dichiarazione dei Diritti Umani. Borges. Nella parte più adirata della sua missiva, Borges ha accusato Goldman di aver fatto una scelta che comporterà un ulteriore peggioramento delle già difficili condizioni di vita in cui versa la popolazione del paese.

Stando alle stime di alcuni analisti venezuelani, l’accordo tra Goldman e Maduro potrebbe provocare un’impennata del ratio debito/Pil del paese fino al 250% in appena quattro anni. La ragione è semplice: se il paese è costretto a sottoscrivere titoli di debito a un interesse così alto, sarà successivamente costretto a emettere quantità maggiori di debito per poter onorare il pagamento degli interessi maturati sul debito già in circolazione. Questo processo potrebbe portare, con ogni probabilità, al default del paese nell’arco di pochi anni.

I mercati dei credit default swaps (cds) stimano al 95% le probabilità che il Venezuela dichiari default entro il 2022. Goldman Sachs ritiene che un cambio alla guida del paese si tradurrà in maggiori garanzie per i sottoscrittori di bond. Tuttavia, l’opposizione venezuelana ha più volte sostenuto di non voler riconoscere alcun debito sottoscritto da Maduro a partire da gennaio 2016 e non riconosciuto dall’Assemblea Nazionale. Non può neanche essere scartata a priori l’ipotesi che la pessima situazione finanziaria in cui versa il paese obblighi il potenziale nuovo esecutivo a sospendere i pagamenti degli interessi e rivolgersi al Fondo Monetario Internazionale per sanare la situazione finanziaria in cui versa il paese.

La caduta del prezzo del petrolio e gli aumenti dei costi di finanziamento hanno costretto Maduro  a ridurre al minimo le importazioni di alimenti per destinare la disponibilità di divise al pagamento degli interessi. Nel 2016 le importazioni si sono ridotte di oltre il 50% fino ad appena 18.000 mln di usd (il Venezuela ha bisogno di importare la maggior parte degli alimenti che consuma). Il risultato è stato un peggioramento della scarsità di alimenti, un’accelerazione dell’inflazione e un peggioramento della crisi.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: venezuela, bond, pdvsa, goldman
Come valuti questa notizia?
La strana coppia Maduro-Goldman Sachs Valutazione: 0/5
(basata su 0 voti)
« Notizia precedente
La sottovalutazione dei cigni neri
Notizia successiva »
La lunga trasformazione della Cina
ARTICOLI CORRELATI
Il linguaggio dei bond pubblicato il 15 settembre 2017
Due esempi da non seguire pubblicato il 19 settembre 2017
Bond emergenti, è vero boom pubblicato il 11 ottobre 2017
Fase favorevole ai bond ad alto rendimento in euro pubblicato il 17 ottobre 2017
Non sottovalutate i segnali lanciati dai mercati pubblicato il 10 luglio 2017