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La sottovalutazione dei cigni neri

31/05/2017

Nouriel Roubini, professore di Economia presso l’Università di New York, crede che sia necessario analizzare perché i mercati azionari stiano registrando nuovi massimi in un periodo in cui nuove tensioni che potrebbero minacciare la stabilità finanziaria mondiale.

L’economista sostiene che gli investitori starebbero sottostimando la minaccia di un cigno nero che potrebbe trasformarsi in un problema reale in qualsiasi momento. Un cigno nero è un concetto reso popolare dal professore Nassim Taleb nel celebre libro intitolato proprio ‘Cigni neri’, dedicato allo studio dell’impatto sui mercati ascrivibile all’arrivo di eventi inattesi.

Il docente dell’Università di New York, noto per aver previsto l’ultima grande crisi finanziaria, crede che la vittoria di Emmanuel Macron è servita al Vecchio Continente per evitare una pallottola, tuttavia, il caricatore resta pieno di munizioni. I rischi geopolitici continuano a proliferare. ‘Il movimento populista, in estensione in Occidente, contrario alla globalizzazione, non sarà certo ridimensionato o frenato dall’elezione di Macron’, ha sostenuto l’esperto.

La Russia di Putin continua a mantenere un tono aggressivo contro i paesi Baltici, in Ucraina e in Siria, In Medio Oriente, un numero importante di paesi si trova ormai in condizioni finanziarie prossime al default. Pechino continua ad essere coinvolta in varie dispute territoriali con i sui vicini. Alcuni di questi paesi confinanti con la Cina sono importanti alleati degli Stati Uniti.

Nonostante tutti questi rischi di natura geopolitica, i mercati finanziari globali hanno raggiunto nuovi massimi. Pertanto, vale la pena domandarsi se gli investitori stiano sottostimando il rischio potenziale che uno o più conflitti possano scatenare una crisi seria e duratura.

Roubini sostiene che esistano varie ragioni per cui gli investitori si mostrano immuni a questa batteria di rischi. Secondo l’esperto, la maggior parte degli investitori è convinta che si possa materializzare un interscambio militare dalle dimensioni limitate e non un conflitto vero e proprio. Questa convinzione supporta sia l’ipotesi di un contraccolpo limitato per i listini azionari sia quella che individua nell’arrivo di fasi di correzione delle opportunità per aumentare la propria esposizione verso le Borse.

Per altro verso, l’economista ipotizza che gli investitori conservino una buona dose di tranquillità perché, nel corso degli ultimi decenni, pochi o nessuno dei rischi potenziali sono sfociati in un grande conflitto. Nella peggiore delle ipotesi, i mercati hanno dovuto fare i conti con impennate temporanee dei prezzi del petrolio a causa dell’avvio di conflitti in Medio Oriente. In tutti i casi, lo sviluppo di nuove tecniche estrattive e l’incremento della produzione in aree non coinvolte direttamente dalle tensioni, sono riusciti a compensare gli effetti negativi sui prezzi.

L’esperto ritiene che ci siano altri tipi di cigni neri in grado di condizionare l’andamento rialzista dei mercati azionari. Il più rilevante è dato da un possibile attacco cibernetico da parte della Corea del Nord (anche se la capacità di questo paese di realizzare una manovra del genere viene ritenuta marginale e l’attenzione sui rischi di questo tipo si concentra sull’operato di Russia e Cina). In altre parole, il rischio di una cyber guerra arriverebbe da un potenziale inasprimento delle tensioni tra Pechino e Mosca o da una ‘guerra sporca’ contro gli Usa.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: cigni, roubini, rischi, conflitti
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