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Come tutelarsi dall’inflazione

08/06/2017

I bond indicizzati all’inflazione rappresentano la strada obbligata per l’investitore che punta a conservare il potere d’acquisto dei propri risparmi. Tuttavia, esistono anche alternative più rischiose ma potenzialmente più remunerative

L’inflazione nell’euro zona ha accelerato, passando da un livello medio dello 0% nel 2015 all’1,9% nell’aprile del 2017, essenzialmente grazie alla stabilizzazione dei prezzi delle commodity (in particolare del petrolio). A prima vista, questo livello si mostra in linea con il target di inflazione fissato dalla BCE “al di sotto ma vicino al 2%. A maggio la rilevazione ha registrato una frenata della variazione dei prezzi al consumo su base annua fino all’1,4%.

Escludendo le componenti volatili, come energia e alimenti, tuttavia l’inflazione rimane molto bassa, all’1,2%. Inoltre, la crescita dei salari è anemica e la disoccupazione rimane alta nella maggior parte dei paesi. È quindi probabile che il trend sottostante dell’inflazione nella zona euro rimanga vicino al 1% piuttosto che al 2%. Ad ogni modo, con la ripresa economia che sta prendendo piede in Europa, una leggera tendenza al rialzo dell’inflazione sottostante sta diventando uno scenario realistico.

Da metà 2016 l’inflazione al consumo si è assestata in territorio positivo, sostenuta da un aumento significativo dei prezzi alla produzione in vari paesi del mondo.  Tuttavia, sempre da metà 2016, si è aperta una divergenza fra l’inflazione complessiva e l’inflazione core, depurata delle componenti più volatili, come alimentari ed energia. È questa misura, più stabile, che la BCE osserva con attenzione. I prezzi dell’energia, con il petrolio in un range 45-55 dollari, e il mercato del lavoro, che in molti paesi dell’area Euro, non lascia presagire incrementi salariali alti e diffusi, puntino nella direzione di un’inflazione positiva e sotto il livello obiettivo della BCE, soprattutto nella componente core, anche per i prossimi mesi, ma senza fiammate.

Coprire i portafogli contro i rischi di inflazione richiede un duplice approccio:  Tra le opzioni di acquisto, gli investitori potrebbero guardare alle obbligazioni indicizzate all’inflazione, ma oggi queste sono ancora troppo care. In Italia, un bond governativo a dieci anni indicizzato all’inflazione offre un reale ritorno di solo lo 0,7%. È anche peggio in Germania, dove il rendimento reale è pari a -0,9%.  I gestori ritengono sia  preferibile aggiungere azioni in portafoglio, specialmente quelle che hanno beneficiato quanto più possibile dalla ripresa globale e dalla crescita economia in Europa. In questa fase del ciclo economico, l’attenzione si concentra sulle aziende che operano nel settore delle costruzioni, degli investimenti e dai finanziari.

Alcuni esperti puntano l’attenzione sulle aziende esposte ai mercati emergenti, dove la crescita è tornata quasi ovunque. Più in generale, il quadro macro di crescita economica e dinamica dei prezzi positive e moderate è favorevole alle attività rischiose, come azioni e obbligazioni a spread: la parte corporate, anche ad alto rendimento, nei paesi avanzati, e alcuni bond emergenti selezionati.

Queste attività sono ritenute rischiose in quanto più sensibili all’andamento del ciclo economico, che condiziona fatturato e utili aziendali e la qualità del credito. Un contesto di crescita globale e inflazione moderate, che consente anche pricing power alle imprese, con inflazione e tassi sotto controllo, che quindi possono evitare stress particolari ai bilanci e al debito, rende interessanti queste attività finanziarie, soprattutto nell’eventualità di correzioni legate a fattori che non destabilizzino il quadro macroeconomico positivo.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: inflazione, core, energia, bond
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