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Svezia, avanti a colpi di surplus

12/07/2017

Svezia, avanti a colpi di surplusIl governo di Stoccolma stima di ottenere surplus crescenti fino al 2020 e a ridurre il debito pubblico ai minimi storici per poter affrontare le sfide del futuro. L’obiettivo è mantenere inalterato il welfare in una fase di crescita demografica

Nel 2016, la spesa pubblica svedese è arrivata a toccare il 50% del Pil, uno dei ratio più elevati del Vecchio Continente. Nonostante l’elevata spesa pubblica, Stoccolma ha centrato un surplus fiscale rispettivamente dello 0,3% e dello 0,9% negli anni 2015 e 2016, un trend che potrebbe trovarsi solo nella sua fase iniziale perché il governo del paese scandinavo intende fare fronte alle sfide imposte dal cambiamento demografico atteso per il futuro con l’accumulazione di surplus fiscali nel presente.

A fine giugno, il governo svedese ha pubblicato le nuove stime economiche relative ai prossimi anni e sembra che i surplus fiscali non solo siano destinati a durare, ma che possano addirittura aumentare il loro livello rispetto al Pil del paese. La Svezia vuole ridurre quanto più possibile un debito pubblico che già si trova al 40% del Pil (uno dei più bassi d’Europa).

Quest’economia nordica si prepara a sperimentare un fenomeno che è in grado di mettere a dura prova i conti pubblici. Per un verso, come tutti i paesi occidentali, deve fare i conti con l’invecchiamento della popolazione e i costi che questo fenomeno ingloba. Per altro verso, la Svezia sta vivendo una fase di boom demografico alimentato dai forti flussi migratori in entrata. Nonostante ciò, il sistema di welfare, basato su aiuti consistenti sia agli anziani sia alle famiglie giovani con figli, non sembra essere destinato a scoppiare. 

L’incremento dell’Iva –e, diciamocela tutta, l’assenza di evasione fiscale- sarà in grado di far mantenere agli enti pubblici svedesi l’invidiabile posizione di creditori netti nel periodo 2017-2020. Stando alle proiezioni demografiche ufficiali, fino al 2025 nasceranno 300.000 bambini e ci sarà un incremento considerevole di neo-pensionati. Si tratta di numeri che rappresentano una grande sfida per un paese che ha appena dieci milioni di abitanti (che beneficiano di un welfare tra i migliori del pianeta).

Se la spesa per il welfare fosse suddivisa tra tutti i cittadini svedesi, ad ogni abitante toccherebbero più di 13.000 euro annui, una cifra superata solo dai vicini norvegesi (Fonte: Eurostat). Gli aiuti pubblici nei paesi nordici sono molteplici: corsi di maternità gratuiti per le mamme in attesa, pensione completa e corsi alle coppie nei giorni successivi alla nascita dei figli, 480 giorni di permesso remunerato a favore dei genitori quando nasce o viene adottato un bambino.

Durante i primi 30 giorni di permesso, il genitore riceve l’80 del suo stipendio. Nei giorni successivi la percentuale si riduce con gradualità. Fino al compimento del sedicesimo anno di età dei figli, il governo supporta le famiglie con l’erogazione di assegni mensili che tendono a diventare sempre più consistenti nel caso di famiglie numerose.  Un’altra voce di costo completamente a carico dello Stato è l’educazione, che viene offerta gratuitamente a tutti i cittadini dalle elementari fino al conseguimento della laurea.

Per mantenere l’equilibrio fiscale e renderlo compatibile con la spesa pubblica, il governo socialdemocratico svedese mantiene un’Iva al 25%, un’imposta marginale sul reddito delle persone fisiche al 61,85% (una delle più elevate del pianeta), mentre quello sulle società è del 22%. La crescita del Pil è stata del 4,1% nel 2015 e del 3,2% nel 2016.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: svezia, welfare, surplus, iva
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