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Il rifugio anti-Brexit

19/01/2017

La Danimarca è diventata un creditore netto a livello planetario. I suoi cittadini risparmiano e acquistano assets stranieri per incassare cedole e dividendi che ingrossano il surplus delle partite correnti

Il Paese sta affrontando seri problemi per mantenere ‘ancorata’ la sua divisa all’euro. Investitori e operatori stranieri si mostrano avidi nell’acquisto di assets danesi e i cittadini del paese nordico optano per il risparmio a detrimento dei consumi e degli investimenti (questo eccesso di risparmio finanzia il deficit delle partite correnti di altri paesi). Lo scenario descritto sta esercitando una pressione al rialzo sulla corona danese, che ha raggiunto le 7,43 unità per euro.

L’afflusso di capitali diretto verso la Danimarca è costante e crescente. Il paese può contare su un surplus delle partite correnti tra i più grandi del mondo (nel 2015 ha raggiunto il 9,2% del Pil e nel 2016 potrebbe toccare con relativa facilità il 10%). Di questo passo, Copenhagen incrementa, trimestre dopo trimestre, la sua posizione nella speciale graduatoria dei paesi che riescono a calamitare i flussi d’investimento internazionali. Nel terzo trimestre del 2016, i flussi d’investimento esteri hanno raggiunto il 58% del Pil, nuovo record per il paese.

Il surplus delle partite correnti sembra essersi trasformato in un trend strutturale. Questo trend può perpetrarsi nel tempo perché, una volta che un paese diventa creditore netto verso il resto del mondo, comincia a ricevere interessi e dividendi che vanno ad ingrossare sempre più tale surplus. Negli ultimi anni, i flussi di cedole e dividendi provenienti da asset stranieri in possesso dei risparmiatori danesi stanno lievitando senza tregua.

I surplus di questo tipo rappresentano uno degli squilibri che l’Unione Europea cerca di prevenire tra i soci dell’eurozona, con l’obiettivo di centrare e garantire una certa coesione all’interno del blocco e una specie di armonizzazione economica che supporti lo sviluppo della regione.

La coalizione di centro-destra che è alla guida del governo in Danimarca ha già comunicato che non intende adottare alcun tipo di provvedimento per cercare di risolvere il problema del surplus crescente. Simon Emil Ammitzboll, ministro dell’Economia, ha sostenuto che la situazione economica del paese e i rapporti con i principali partner commerciali non implicano alcuna necessità immediata di intervento.

Dinanzi a siffatto scenario, la Banca Centrale di Danimarca ha cercato di effettuare qualche intervento monetario per frenare il continuo apprezzamento della corona danese. L’ultimo intervento delle autorità monetarie risale al bimestre giugno-luglio dell’anno scorso, periodo in cui il paese si è trasformato in una delle destinazioni preferite da tutti gli investitori che erano alla ricerca di un rifugio anti Brexit.

L’istituzione monetaria di Copenhagen fu costretta a incrementare l’offerta di corone danesi per evitare un eccessivo rafforzamento della divisa e far rientrare in un range ‘accettabile’ il tasso di cambio con la divisa unica europea. Tuttavia, nonostante i buoni propositi della Banca Centrale danese, questo tipo di politica monetaria potrebbe sfociare in una pericolosa bolla speculativa su alcune classi di attività (in primis il settore immobiliare).

I dati elaborati dalle autorità monetarie domestiche pronosticano un surplus delle partite correnti in decisa crescita nei prossimi anni. I danesi possono contare su redditi elevati e un buon tenore di vita. Il contesto sociale in Danimarca è dunque favorevole a una maggiore tendenza al risparmio e non agli investimenti.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: danimarca, surplus, corona, brexit
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