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Wall Street a 2.500

18/09/2017

Venerdì 15 settembre per la prima volta l'S&P 500, il maggiore indice azionario Usa, ha toccato quota 2.500, livello che è stato mantenuto anche in chiusura di sessione.  Si tratta dell'ennesimo record di quello che è ormai uno dei listini equity più cari di sempre e di conseguenza vale la pena analizzare quali sono le prospettive di profitto per il trimestre in corso e per l'immediato futuro. Allo stato attuale le attese di crescita dell'Eps (earning per share) dell'indice S&P 500 sono +4,5%, un valore nettamente più basso rispetto al +10,3% del secondo trimestre. La previsione per il terzo quarto del 2017, inoltre, costituisce un livello abbassato rispetto al recente passato: prima dei due terribili uragani Irma e Harvey, era visto all'orizzonte un +5,1%. Comunque si registra un calo anche rispetto all'inizio del trimestre, quando il valore previsto era +7,5%.

In sé la dinamica non è così strana a Wall Street: spesso le aziende sovrastimano la propria crescita per il futuro relativamente remoto, salvo poi abbassare di converso troppo le aspettative e uscire poi con dati effettivi migliori del consensus. È indubbio, però, che il mancato boom del 2017 sta cominciando a farsi sentire sui conti di un'economia che comunque continua a crescere. 

Nello specifico otto comparti su 11 del maggiore indice di Wall Street dovrebbero mostrare il segno più in termini di utili nel terzo trimestre. Le previsioni degli analisti vedono in testa il comparto energetico con un aumento monstre di oltre il 108%. In realtà questo valore è generato da una base di partenza l'anno scorso a dir poco infima, dato che si trattava del periodo in cui  il segmento energy era impelagato nel crollo del prezzo del petrolio. Infatti non sorprende che fra i sei sotto-settori in cui è diviso il comparto energetico, sia proprio quello dei servizi a registrare gli incrementi maggiori, chiaro segnale di un forte legame della ripresa attuale con il rimbalzo dei corsi del greggio verso livelli più umani. Prezzo dell’oil verso cui, comprensibilmente, i servizi all'industria energetica mostrano un elevato beta.

Al secondo posto troviamo l'It con +8,3%: in questo ambito, però, solo quattro dei sotto-insiemi del comparto dovrebbero mostrare aumenti dei profitti. Al livello più alto dovrebbero arrivare i semiconduttori, che quest'anno si trovano in un boom mostruoso a livello globale, grazie alla digitalizzazione di quasi tutti i beni di consumo.

Il peggiore andamento è previsto per i beni di consumo discrezionali (-3,2%), a causa di un calo del 23% previsto per l'auto, generato in particolar modo da General Motors, i cui risultati sono però associati alla liquidazione di diverse attività in Europa e non solo. Al netto di questo caso specifico gli utili delle aziende dei consumi discrezionali dovrebbero salire dello 0,1%, un risultato comunque poco entusiasmante.

Per quanto riguarda i fatturati, poi, nel complesso l'S&P 500 dovrebbe vedere una crescita del 5,2%, un buon risultato che però è gonfiato da soli tre settori al di sopra della media del benchmark: energia (+20%), materiali di base (+13,2%) e It (+8%). Solo un comparto dovrebbe mostrare un calo delle vendite: le telecom, previste a -0,6%. Però anche i beni di consumo, sia discrezionali, sia di largo uso, e i servizi finanziari dovrebbero vedere aumenti inferiori al 4%.

Inutile ricordare che con qualsiasi metrica di valutazione l'equity statunitense appare ben al di sopra della media storica (anche recente). Con un andamento degli utili simile appare perciò difficile pensare a grandi incrementi borsistici per le azioni americane. E soprattutto sarà interessante capire se, comprendendo anche l'effetto valutario negativo, questo trend continuerà, come nel 2017, a piazzare gli Usa in fondo alla graduatoria per rendimento dei mercati. 

A cura di: Boris Secciani

Parole chiave:

wall street utili energia It
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