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La Fed avvia l’inversione della politica monetaria

22/09/2017

Il Federal Open Market Committee della Federal Reserve ha deciso, nel corso della riunione tenuta giovedì, di mantenere i tassi d’interesse senza variazioni nel range obiettivo 1-1,25%.

La decisione è stata presa all’unanimità. Janet Yellen ha confermato che la riduzione del bilancio avrà inizio a ottobre. Il Fomc ha dunque optato per la stabilità dei tassi a due sole riunioni dalla fine dell’anno. Le attese degli analisti inglobano una maggiore probabilità di assistere a una revisione del costo del denaro durante la riunione fissata per il 12 e 13 dicembre. Negli ultimi due anni, la Banca Centrale Usa ha sempre comunicato un piccolo rialzo dei tassi proprio in occasione dell’ultima riunione di ogni anno.

Secondo Luca Noto, portfolio manager obbligazionario di Anuma Sgr, la decisione della Federal reserve di cominciare a ridurre il proprio bilancio, a partire da ottobre, segna l'inizio della Fase II nel processo di normalizzazione della politica monetaria. Sarà un percorso molto graduale: gli acquisti saranno inizialmente pari a 10 miliardi di dollari e l'obiettivo è di riportare il bilancio ad un livello "ottimale" nel giro di 4-5 anni.

La direzione della politica monetaria è nota e il mercato non è stato colto di sorpresa; resta però ancora da quantificare l'effetto che queste operazioni avranno sui rendimenti dei titoli obbligazionari e sulle altre asset class. Inoltre, a febbraio scadrà il mandato del governatore Yellen, le cui chance di un rinnovo sono inferiori al 50%, e per la prima volta nella storia una amministrazione USA avrà la possibilità di nominare la maggioranza (4 su 7) del comitato Fed di politica monetaria. Probabilmente questo sarà un altro fattore di potenziale instabilità per il mercato. In questo contesto, l’approccio del team di Anima sulle asset class a reddito fisso rimane orientato alla cautela.

Secondo Mitul Patel, head of interest rates di Janus Henderson Investors, l’annuncio della Fed suggerisce un rialzo dei tassi di interesse a dicembre e tre strette monetarie nel corso del prossimo anno. Ci si aspetta un rialzo in meno per il 2019, mentre il tasso nominale di lungo periodo continuerà a scendere verso il 2.8%. Inoltre, le proiezioni per il 2020 inglobano una stima mediana dei tassi pari al 2.9%.

Il presidente della Banca centrale Usa, Janet Yellen, ha affermato che, sebbene l’inflazione si sia rivelata più debole delle aspettative, i membri del Fomc continuano a pensare che questa debolezza sarà comunque temporanea. Per il Comitato di politica monetaria, il rafforzamento delle condizioni del mercato del lavoro spingerà fortemente al rialzo l’indice dei prezzi al consumo.

Il mercato continua a essere piuttosto scettico riguardo la correttezza del legame esistente tra inflazione e disoccupazione. Inoltre gli operatori stanno prezzando un dato più basso rispetto a quanto previsto dalla Fed.

Tuttavia, continua il money manager, con gli asset rischiosi che digeriscono gli aumenti dei tassi da parte della Fed molto più di quanto ci si aspettasse all’inizio del ciclo di rialzi, la Fed potrebbe continuare a incrementare il costo del denaro e a costruire così una sorta di cuscinetto per le future crisi.

Dovremmo inoltre considerare il fatto che, all’interno del Fomc, si assisterà a un turnover significativo e che Trump deve ancora nominare il nuovo presidente della Banca centrale. Di conseguenza, si rischia che il processo di transizione verso “una nuova Fed” si riveli non così semplice come si sperava, soprattutto se i membri entrati più di recente all’interno del Comitato sceglieranno di non condividere la propria view con quelli attuali.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: bilancio, fed, tassi, titoli
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