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Il regno degli High Yield bond

11/12/2017

Nel panorama europeo, la forza d’urto dell’azione della Bce ha creato una situazione tale da consentire alle società a basso rating di finanziarsi a condizioni più favorevoli rispetto alle pari grado statunitensi

Per ora la predilezione degli investitori per gli High Yield bond ha portato ottimi risultati. Il tasso d’insolvenza su cedole e capitali si posiziona sui minimi. A settembre, il tasso d’insolvenza per gli HY bond europei è stata inferiore al 2% e Moody’s prevede che scenda all’1% a metà 2018. Nonostante ciò, entrambe le agenzie mettono in guardia dai rischi di quest’eccessiva fiducia nelle prospettive del segmento. Uno spavento ‘macroeconomico’, un cambio di direzione della crescita, una modifica della propensione al rischio degli investitori potrebbero improvvisamente rovinare la festa.

Il tutto avviene a dispetto di un livello medio dell’affidabilità creditizia che continua gradualmente a deteriorarsi. Il quadro di riferimento dell’universo degli high yield bond non è uniforme: ci sono società che godono di un rating non lontano dall’investment grade (vicine al BB), altre posizionate un po’ più in basso (la cui valutazione è B) e un terzo gruppo che si trova a una distanza molto considerevole da questi due livelli (da CCC+ verso il basso). Stando agli ultimi dati pubblicati dall’agenzia di rating Fitch, nel corso del 2017 la proporzione di bond emessi con rating creditizi CCC+ o inferiori è cresciuta al tasso più alto registrato dal 2013.

Questo si traduce nel fatto che gli emittenti qualificati dalle agenzie come ‘estremamente speculativi’ o ‘a rischio default’ sfiorano il 15% del totale degli High Yield bond. Se entro la fine dell’anno quest’incidenza supererà quella registrata nel 2013, si ritornerebbe sui livelli del 2006, quelli antecedenti lo scoppio della crisi dei subprime.

Fino a questo momento, nulla di tutto ciò sta facendo lievitare il rendimento dei bond emessi dalle società più a rischio. Le cedole annue pagate dalle società che non fanno parte del segmento investment grade in Europa sono in media inferiori al 2%.

Anche l’agenzia Moody’s ha pubblicato dei dati che fanno riflettere sulla situazione vissuta da questo segmento. In tutte le sottocategorie ‘high yield’, i livelli medi di indebitamento sono sui livelli massimi e la capacità di generare cassa si posiziona sui minimi storici. Moody’s specifica inoltre che alcune di queste società presentano un’elevata esposizione a settori ciclici. Se si osserva il trend seguito dalle emissioni di bond e dalle linee di credito ottenute da queste società, si nota che la struttura dell’esposizione finanziaria è sempre più aggressiva e i cuscinetti a protezione degli investitori sempre più ridotti.

Tuttavia, nulla sembra essere in grado –per ora- di invertire il trend. Le favorevoli condizioni di mercato, sommate all’abbondanza di liquidità e alla cifra record raccolta dalle società a basso rating nel 2017, sarebbero in grado di supportare il trend anche nel 2018 e dare vita a strutture di indebitamento ancora più aggressive di quelle presenti. Lo scenario sta avendo riflessi negativi anche sulle modalità seguite per l’emissione di nuovi finanziamenti: il 75% dei prestiti sottoscritti in Europa è accompagnato dalla struttura covenant-lite (a garanzie molto basse), rispetto al 48% del 2016 e al 27% del 2015. Nel secondo trimestre dell’anno, Moody’s ha rilevato che tale struttura ha caratterizzato l’82% dei finanziamenti.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: high yield, eurozona, usa, liquidità
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