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Sempre più It negli indici azionari EM

22/01/2018

Gli investitori nei mercati emergenti (Em) possono guardare indietro a un anno molto redditizio, sia per le azioni sia per le obbligazioni. Non sorprende quindi che gli afflussi verso i Paesi emergenti continuino.

La soddisfazione degli investitori in euro diminuisce naturalmente a causa della forza della moneta unica europea. Del resto, in questo modo è andato perso circa il 50% dell’apprezzamento nominale dell’anno. Resta da vedere se la scalata dei prezzi delle materie prime continuerà.

Gli investitori spesso pensano all’azionario emergente come focalizzato su società statali inefficiente, di solito nell’industria estrattiva. Tuttavia, il settore più ampio al momento è quello IT (28,3%). Una visione comune prevede che gli investitori dovrebbero avere un’esposizione lunga sui titoli dei mercati emergenti con l’elevato beta, a fronte di un ciclo economico molto solido. Le dinamiche fondamentali tuttavia sono cambiate: la sovraperformance dei mercati emergenti nel 2017 è stata spinta dall’It, un dato inusuale se paragonato ai precedenti cicli.

Inoltre, guardando ai dati sul debito governativo appare evidente che il problema della leva sia più che altro inerente al mondo sviluppato, dove il rapporto debito-Pil è aumentato in maniera costante dal 2007, laddove nei mercati emergenti la leva è rimasta relativamente invariata e il rapporto è ancora meno della metà di quello dei mercati sviluppati. Sul lato valutario, il ridotto deficit del conto corrente e la minor porzione che rivestono le commodity lascia ipotizzare una minor volatilità delle valute rispetto a cinque anni fa. Tuttavia, non si può escludere che alcune valute, come la Lira turca o il Rand sudafricano, possano confermarsi volatili. Infine, l’aggiunta delle classi azionarie e di Paesi negli indici emergenti dovrebbero aiutare un’ulteriore diversificazione e, pertanto, ridurre la volatilità.

La Cina sta tornando a essere il fattore di cambiamento per i mercati emergenti. Per lungo periodo il Paese è stato un esempio di economia industriale tradizionale basata sul lavoro a basso costo. Questo modello di crescita è tuttavia legato al passato. Il lavoro in Cina non è più economico dato che punta a raggiungere lo status di Paese ad alto reddito nei prossimi sette-otto anni.

Oggi la Cina è il più grande mercato globale per la vendita di robot, presenta il maggior numero di utenti internet mondiale, è terza per domande di brevetto, conta il dato più alto di laureati di università STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics, in italiano scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) ed è il principale esportatore di prodotti ad alto valore aggiunto. L’innovazione si sviluppa sia tramite internet sia nelle applicazioni industriali e di consumo. Oltre un quarto degli unicorni attuali proviene dalla Cina. Questi cambiamenti strutturali in Cina trasformano l’azionario emergente e sono visibili all’interno della composizione dell’MSCI EM Index stesso.

Spostando l’attenzione fuori dall’alveo degli Em a quelli ‘di frontiera’, i Paesi preferiti tra sono quelli con popolazioni ampie e dinamiche e governi riformisti. Argentina ed Egitto vengono considerati buoni esempi in cui le riforme economiche hanno portato alla libera fluttuazione del tasso di cambio e la rimozione di talune politiche populiste che danneggiano il budget.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: emergenti, frontiera, flussi, indici
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