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Socialmente responsabili e convenienti

24/01/2018

Si stanno diffondendo sempre più i fondi azionari Sri, vale a dire strumenti socialmente responsabili, che investono in asset che non portano danni all’ambiente e all’umanità in generale.

In questo campo gli ultimi anni hanno rappresentato un importante cambiamento: se fino a circa un quinquennio fa questi prodotti puntavano soprattutto sull’energia pulita e sui cosiddetti criteri Esg (environmental, social, governance) e si limitavano a escludere settori come le armi, la produzione di petrolio, il tabacco, il gioco d’azzardo e altri comparti che potevano portare danni diretti all’ambiente o alle persone, oggi gli investimenti sono di fatto sull’intero spettro della produzione industriale: è solo necessario che le società che entrano a fare parte dei portafogli osservino una serie di criteri di sostenibilità dello sviluppo, di trasparenza e di rispetto dei lavoratori.

Su questa base l’interesse per il settore si sta notevolmente ampliando. Se fino a qualche tempo fa a comprare questi prodotti finanziari erano quasi esclusivamente persone che avevano una profonda e consolidata sensibilità ecologica (di fatto poco più che una nicchia), oggi il mercato si è ampliato anche a investitori che non ritengono i fondi Sri solamente un fatto eticamente corretto, ma soprattutto un buon affare.  Non a caso sta crescendo il numero di istituzionali che mettono capitali in questo particolare segmento.

Il money manager di uno delle maggiori società di investimento internazionali sostiene infatti: «Gli investimenti Esg di solito ottengono una riduzione del rischio e producono rendimenti più stabili nel tempo. Questo effetto è basato su due caratteristiche tipiche dei fondi sostenibili. In primo luogo questi strumenti si avvalgono di maggiori informazioni rispetto a quelli tradizionali, permettendo quindi di conoscere meglio l’azienda su cui si intende investire. Inoltre adottare un approccio sostenibile consente di analizzare un numero più ampio di criteri di rischio, come ad esempio quelli ambientali o reputazionali, aumentando il valore dato al risk management del portafoglio e alla qualità delle società sulle quali si punta».

E i risultati sembrano premiare questo tipo di scelta. Se si mette a confronto un paniere selezionato di prodotti con un benchmark generico come l’Msci World Net Return Usd, che negli ultimi tre anni ha avuto un rendimento medio annualizzato del -0,20%, si trova che gli strumenti Sri hanno ottenuto da un minimo del 3% medio annuo fino a un massimo del 10%. In pratica investire sui fondi che si muovono con criteri sociali appare un ottimo affare, anche per coloro che credono fino a un certo punto ai valori dello sviluppo sostenibile.

E su quest’ultimo punto recentemente non sono mancati i dubbi. L’amministrazione Trump ha infatti ritirato gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi e ha portato la più importante economia del pianeta in un’ottica opposta rispetto a una visione di sviluppo sostenibile.

Ma, secondo la quasi totalità dei gestori, questo trend non dovrebbe influire particolarmente sulle scelte delle singole società: adottare criteri ecologici nello sviluppo industriale significa infatti da una parte correre meno rischi, dall’altra presentarsi ai consumatori con maggiori chance. In questo contesto è proprio dall’interno delle aziende che arriva la maggiore spinta agli investimenti responsabili, al contrario di quanto avveniva solamente pochi anni fa. È qualcosa che sempre più è destinato a divenire semplicemente la modalità normale e razionale con cui si farà business.

A cura di: Alessandro Secciani
Parole chiave: Sri, sviluppo sostenibile, Esg, rischio
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