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Banche, crediti deteriorati in discesa

30/01/2018

nplL’elemento chiave del 2018 per le banche italiane sarà la riduzione dei non performing loans e il miglioramento generale della qualità degli asset in portafoglio. Malgrado la grande ripresa registrata a Piazza Affari dai titoli bancari, gli istituti di credito del Belpaese continuano a dovere fronteggiare il problema dei crediti deteriorati. La situazione, tuttavia, sembra in fase di miglioramento.

Il settore bancario italiano nel 2017 si è infatti contraddistinto per un forte dinamismo, sostenuto dallo sforzo degli istituti di gestire in via definitiva il portafoglio di Npl. I volumi dei non performing loans restano tuttavia ancora elevati, pari a 300 miliardi di euro al 30 giugno 2017 (250 miliardi a dicembre 2017, dati pro forma), ma, grazie alla ricerca da parte delle banche di soluzioni per i valori ancora elevati di questi crediti presenti nei bilanci, nonché alla gestione proattiva più efficiente del ciclo di vita delle esposizioni, in linea con le indicazioni del regolatore, si è registrato un declino significativo rispetto ai 324 miliardi di fine 2016. Il 2018 potrebbe essere l’anno di una trasformazione definitiva nel segmento dei Npl, spinta dalla raggiunta maturità delle banche nella gestione dei portafogli, oltre che da soluzioni di efficientamento della gestione interna degli stessi, da cessioni dirette o strutturazione di cartolarizzazioni e da partnership con player industriali. E’ quanto emerge dal report “The Italian Npl market: ready for the breakthrough” di PwC.

Nel corso degli ultimi 18 mesi lo stock totale di Npl ha registrato una significativa riduzione: dopo il picco massimo di fine 2015 pari a 341 miliardi, si è ridimensionato sino a 300 miliardi al 30 giugno 2017. Nel dettaglio i bad loans lordi si sono ridotti di circa 10 miliardi nei primi sei mesi dello scorso anno, passando da 200 miliardi di fine 2016 ai 190 miliardi al 30 giugno 2017, mentre i valori netti si sono fortemente ridotti da 87 miliardi a 71 miliardi, con i bad loan ratio che hano seguito il medesimo trend dal 5,6% al 4,7%. I dati pro forma a dicembre 2017 mostrano un’ulteriore riduzione dei volumi di Npl che si attesterebbero a 250 miliardi, composti da 151 miliardi di sofferenze, 93 miliardi di unlikely to pay (inadempienze probabili) e 6,3 miliardi di crediti scaduti. Il dato pro forma, rispetto al 30 giugno 2017, non considera gli inflows del secondo semestre 2017 ma esclusivamente gli outflows rappresentati principalmente dalle cessioni chiuse nello stesso periodo.

Il segmento corporate e delle Pmi rappresenta anche al 30 giugno 2017 la maggiore componente dei gross bad loans, con un’incidenza che si conferma stabile al 73% dei volumi complessivi. A livello geografico, lo stock continua a delineare una specifica concentrazione in Lombardia (21,5% del totale, con un gross bad loan ratio dell’11,6%) e Lazio (11,8% del totale, con un gross bad loan ratio del 14,5%). Le regioni del Sud Italia registrano i livelli più elevati a livello nazionale di gross bad loan ratio, con il record del 19,4% per la regione Calabria, pur in lieve miglioramento rispetto al 20,2% di fine 2016. La percentuale di crediti ipotecari conferma un trend di incremento, dal 48% di fine 2016 al 49% di giugno 2017.

Le transazioni di Npl hanno raggiunto, in ogni caso, livelli record nel corso del 2017, con le cessioni di portafogli che hanno superato il valore di 60 miliardi di euro. Diversi istituti sono stati oggetto di operazioni di salvataggio che hanno anche contribuito ai piani di deleverage di Npl, come ad esempio Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca acquisite da Intesa Sanpaolo, le tre banche regionali Carismi, Carim e Caricesena acquisite da Crédit Agricole Cariparma. Inoltre, si è registrato l’Ipo di successo di doBank in Borsa Italiana, a seguito dell’acquisizione della piattaforma Uccmb da parte di Fortress. Altra operazione di rilievo è stata l’acquisizione di Prelios da parte di Davidson Kempner.

A cura di: Massimiliano D'Amico
Parole chiave: banche, npl, crediti deteriorati
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