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Italia, non solo good news

24/04/2018

Scende la fiducia di consumatori e imprese. Ad aprile 2018 l’Istat stima che l’indice del clima di fiducia dei consumatori sia diminuito, passando da 117,5 a 117,1; anche per l’indice composito del clima di fiducia delle imprese si stima una flessione da 105,9 a 105,1.

Il lieve calo del clima di fiducia dei consumatori è essenzialmente dovuto all’evoluzione negativa della componente personale e di quella corrente (da 109,3 a 108,0 e da 115,1 a 114,0 rispettivamente); invece, il clima economico e quello futuro mantengono una dinamica con intonazione lievemente positiva rispetto allo scorso mese (da 141,9 a 142,6 e da 121,1 a 121,3).

Con riferimento alle imprese, si stima che il clima di fiducia cali nel settore manifatturiero (da 108,9 a 107,7) e nei servizi (da 107,2 a 106,4). Molto marcata è la flessione registrata nel commercio al dettaglio (da 105,0 a 97,5) mentre per il settore delle costruzioni si rileva un deciso aumento (da 132,6 a 135,2).

Passando ad analizzare le componenti del clima di fiducia si segnala che nel comparto manifatturiero peggiorano i giudizi sugli ordini e le attese sulla produzione in presenza di scorte di magazzino giudicate in decumulo. Nel settore delle costruzioni, si registra un diffuso miglioramento sia dei giudizi sugli ordini sia delle aspettative sull’occupazione.

Per quanto riguarda i servizi, l’evoluzione negativa dell’indice di fiducia riflette un peggioramento dei giudizi sia sugli ordini sia sull’andamento degli affari. Invece, le attese sugli ordini sono in miglioramento. Il deterioramento della fiducia nel commercio al dettaglio è principalmente trainato dalla grande distribuzione dove si stima una forte contrazione dei giudizi sulle vendite in presenza di aspettative che si ridimensionano solo parzialmente.

Secondo le consuete domande trimestrali sulla capacità produttiva e sugli ostacoli all’attività rivolte alle imprese del settore manifatturiero, nel primo trimestre di quest’anno si stima una contenuta riduzione del grado di utilizzo degli impianti, quantificabile in una discesa dal 78,5% del trimestre precedente al 77,9%. La quota di operatori che segnala la presenza di ostacoli all’attività produttiva rimane sostanzialmente stabile (da 21,5% al 22%). Tra questi, scende la quota di imprese che segnala come ostacolo all’attività l’insufficienza della domanda e i vincoli finanziari.

Cambiando argomento, in Italia non sembra prevalere un clima positivo. Il commercio estero è infatti in crescita, anche se il saldo tra l’export e l’import segna un calo rispetto al dato di marzo. A evidenziarlo è ancora una volta l’Istat che nel suo ultimo report stima che a marzo 2018 entrambi i flussi commerciali hanno segnalato un aumento congiunturale, più marcato per le esportazioni (+4,5%) rispetto alle importazioni (+2,1%). L’incremento congiunturale delle vendite verso i paesi extra Ue è esteso a tutti i raggruppamenti principali di industrie, con l’eccezione dei beni intermedi (-3,9%) e dell’energia (-2,8%). Dal lato dell’import, l’aumento congiunturale è più ampio per l’energia (+5,0%) e i beni di consumo durevoli (+3,8%), di intensità minore per i beni di consumo non durevoli e i beni strumentali (+1,4% entrambi).

Nell’ultimo trimestre, la dinamica congiunturale dell’export verso i paesi extra Ue risulta comunque negativa (-3,4%), con flessioni più accentuate per i beni di consumo non durevoli (-5,6%) e i beni strumentali (-5,2%). Le vendite dei beni intermedi sono invece in lieve aumento (+0,6%). Nello stesso periodo, le importazioni registrano una riduzione dello 0,7%, determinata soprattutto dai beni di consumo non durevoli (-5,5%), dai beni strumentali (-3,0%) e in misura minore dai beni intermedi (-1,1%).

A marzo 2018, le esportazioni sono in diminuzione tendenziale (-2,2% che si riduce a -1,0% eliminando l’effetto prodotto dal diverso numero di giorni lavorativi). La flessione è marcata per i beni strumentali (-5,4%), ma è comunque rilevante per i beni intermedi (-3,7%) e i beni di consumo durevoli (-3,3%). Anche le importazioni registrano una riduzione tendenziale (-0,5% che scende a +0,9% dopo la correzione per i giorni lavorativi), determinata principalmente dai beni di consumo non durevoli (-14,5%) e dai beni strumentali (-6,5%).

Il surplus commerciale è stimato a +3,83 miliardi di euro, in riduzione rispetto ai 4,17 del marzo scorso, mentre aumenta nell’interscambio di prodotti non energetici (da +7,05 di marzo 2017 a +7,19 miliardi a marzo 2018).

A cura di: Massimiliano D'Amico

Parole chiave:

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