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Emerging corporate bond, un’opportunità concreta

26/04/2018

Emerging corporate bond, un’opportunità concreta

Fino a non molti anni fa veniva considerato un investimento estremamente rischioso, adatto solamente a coloro che possedevano una mentalità da speculatori. Oggi puntare sui bond aziendali dei mercati emergenti, sia in valuta locale, sia in moneta forte, viene considerato un un impiego di capitali con un livello di sicurezza più che accettabile, soprattutto se visto in rapporto con il rendimento. Non a caso molti investitori istituzionali, alla ricerca disperata di strumenti remunerativi, sono entrati con forza in questa asset class.

Ma vediamo in maniera un po’ più analitica questo comparto.

Rendimento. Chiaramente l’elemento che attira maggiormente gli investitori è la capacità di questi titoli di fornire ritorni nettamente migliori rispetto ai più tradizionali bond provenienti dai paesi sviluppati: nel 2017 il rendimento medio di questa categoria è stato intorno al 5%, con ovviamente notevoli differenze date dal rating, dal paese, dalla società di emissione e dalla valuta utilizzata. Nel 2018 gli analisti prevedono un leggero calo e nel corso dei primi mesi del 2018 questa discesa si è già verificata, ma nessuno pensa che sia probabile un crollo.

Liquidità. Attualmente i corporate bond di società situate negli emerging market ammontano a 969 miliardi di dollari, una cifra che è leggermente superiore rispetto al mercato degli high yeld statunitensi (914 miliardi) e al totale delle obbligazioni sovrane emesse dai paesi emergenti (913 miliardi). Inoltre questi bond provengono da 52 paesi diversi, con oltre 1.000 emittenti di una certa rilevanza presenti di fatto in tutti i settori. In pratica si tratta di un mercato floridissimo, che permette agli investitori di entrare e uscire in qualsiasi momento.

Governance. I paesi emergenti più rilevanti hanno dato il via negli ultimi anni a importanti riforme, che garantiscono in maniera significativa i detentori di debito. Ovviamente alcune differenze ancora permangono tra paese e paese, ma non va dimenticato che alcune società emergenti oggi sono competitor di tutto rispetto sui mercati mondiali e costituiscono strutture che non hanno molto da invidiare a quelle dei paesi più sviluppati.

Rating.  Sono diventate molte le aziende emergenti che hanno avuto da parte delle maggiori case di valutazione un rating di buon livello. Il mercato delle obbligazioni societarie emergenti, come quantificato dall'indice Cembi Diversified, è costituito per il 58% da emittenti investment grade. Il rating medio del debito corporate su questo indice è un investment grade BBB-/Baa3. Inoltre il tasso di default, che nel 2016 era superiore al 5%, nel corso del 2017 è sceso sotto il 2%, su livelli praticamente identici a quelli delle economie più sviluppate. Per il 2018 si prevede un leggero rialzo intorno al 2,4%, ma per gli high yield statunitensi, un’asset class che entra a pieno titolo nei portafogli istituzionali di tutto il mondo, viene previsto un livello di default intorno al 2,5%. In pratica ci sono aziende cinesi, coreane, brasiliane, argentine o messicane che sono altrettanto sicure delle più titolate europee e americane.

Rialzo dei tassi. Un elemento certamente di disturbo è la crescita dei tassi americani portata avanti dalla Federal Reserve: tradizionalmente l’incremento degli interessi in un’economia forte come gli Stati Uniti attira capitali sulle emissioni Usa, che diventano più remunerative. A quel punto si potrebbe determinare una fuga dai bond emergenti che per mantenere i loro sottoscrittori dovrebbero alzare i tassi e di conseguenza aunentare il rischio. Questo pericolo, indubbiamente esistente, per il momento non sembra che stia però dando forti problemi e i listini obbligazionari emerging non hanno registrato l’abituale volatilità che si verifica in questi casi.

A cura di: Alessandro Secciani
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