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Vendere euro, soprattutto per hedging

07/05/2018

Nelle ultime analisi sull'euro abbiamo visto che la moneta unica, sul lungo periodo, rimane in un trend solidamente ribassista nei confronti delle divise delle due superpotenze del mondo, Usa e Cina. Chi volesse puntare su altre possibilità di indebolimento storico dell'euro potrebbe aggiungere al portafoglio due altre monete: lo yen giapponese e il won coreano.

Cominciamo da quest'ultimo: il suo andamento da una decina di anni è di ripresa, dopo una svalutazione fortissima nel 2008, che aveva fatto seguito a un'altra fase di rallentamento. E ancora non è stato recuperato tutto il terreno perso in quell'epoca. Le tigri asiatiche hanno sempre portato avanti una politica di crudo mercantilismo ed era prevedibile che essa sarebbe andata man mano scemando. Nel caso della Corea da allora il won si è rafforzato contro l'euro, anche per il fatto che la nuova amministrazione guidata dal presidente Moon si sta muovendo nella direzione di favorire un cambio più forte.

Ciò si manifesta in sempre minori interventi sul Forex per acquistare dollari e in una politica dei tassi relativamente rigida, con il benchmark di riferimento alzato dall’1,25% all'1,5% lo scorso autunno e poi lasciato invariato. In parte la scelta è obbligata, in quanto il paese è a rischio di tariffe doganali da parte dell'alleato americano, che va perciò placato con un minimo di rivalutazione del cambio verso livelli più sensati.

Infatti, secondo le stime della Banca mondiale, quest'anno il paese dovrebbe mostrare un Pil pro capite  intorno a 31mila dollari in termini di cambi correnti e di circa 41 mila a parità di potere d'acquisto. Si tratta dello scarto maggiore fra le due grandezze fra tutti i paesi dell'area Ocse con una soglia di Pil per persona superiore a 30 mila dollari. La situazione è comunque diversa da quella cinese: la Corea è una nazione già ampiamente invecchiata e con consumatori indebitatissimi, a differenza di quelli del Dragone.

Le maggiori spese in welfare promesse da Moon e un po' meno mercantilismo dovrebbero però aiutare a ribilanciare l'output al di fuori del commercio estero: il paese nel 2017 è risultato il settimo esportatore del pianeta  e l'ottavo importatore. Il volume complessivo del commercio estero coreano è risultato di circa un trilione di dollari nel 2017, poco meno dei due terzi del Pil complessivo, con un saldo attivo per circa un centinaio di miliardi di dollari. Si tratta di un'apertura internazionale proporzionalmente molto maggiore rispetto a quella della Cina e del Giappone.

Il Sol Levante poi continua invece a essere la terra del quantitative easing perenne e l'aggiunta dello yen in portafoglio avrebbe essenzialmente una funzione di hedging nei confronti di una posizione Forex estremamente ciclica: nel caso di un forte rallentamento economico, infatti, probabilmente lo yen si rafforzerebbe, o quanto meno non perderebbe in maniera significativa, con un rapido ritorno dei capitali delle istituzioni finanziarie giapponesi, oggi forse i maggiori investitori del mondo, verso i lidi nazionali.

Alla fine va però aggiunto un elemento: un simile portafoglio potrebbe risultare estremamente volatile e la logica di base sarebbe essenzialmente di hedging. Mettiamo infatti che si desideri un sovrappeso nell'equity del Vecchio continente. Essendo esso fortemente ciclico, è probabile che la correlazione positiva con l'andamento della divisa permanga, come è accaduto nel periodo d'oro 2003-2007. Se gli accenni di rallentamento economico visti di recente dovessero tramutarsi in un rallentamento economico conclamato e importante, allora sia le azioni, sia l’euro verrebbero giù. Probabilmente non è una cattiva idea proteggersi da una tale eventualità, ricordandosi quali sono gli immutati trend di lungo periodo.

A cura di: Boris Secciani

Parole chiave:

euro yen won hedging
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