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I veri vincitori della globalizzazione

19/07/2018

A partire dal 1990 fino a nostri giorni, la crescita del processo di globalizzazione ha offerto enormi vantaggi ad alcuni paesi emergenti, come la Cina, che sembra sia stata la prima beneficiaria del fenomeno in termini relativi.

Tuttavia, se si osserva l’andamento del reddito pro-capite nello stesso lasso di tempo, la maggiore accelerazione si è verificata in Svizzera.

I benefici in termini relativi

Stando ai dati raccolti ed elaborati dall’istituto di ricerche tedesco Bertelsmann Stiftung nel suo Globalization report, in Cina il guadagno pro-capite ascrivibile al fenomeno della globalizzazione ammonta al 518% nel periodo 1990-2018. Il calcolo è stato effettuato partendo dal reddito pro-capite base registrato nel 1990. Seguendo l’evoluzione di tale dato è stata isolata la quota parte della crescita imputabile alla globalizzazione.

A prima vista, la leadership cinese potrebbe far pensare che solo i paesi emergenti dotati di dimensioni territoriali e demografiche superiori alla media abbiano potuto trarre i maggiori benefici dal fenomeno. La lettura delle prime venti posizioni della classifica dimostra che così non è. Nel gruppo dei quarantadue paesi presi in considerazione dai curatori del report, l’Ungheria si posiziona al secondo posto della graduatoria con un incremento del 356%, seguita al terzo gradino del podio dalla Corea del Sud con una variazione del 352%, dal Cile con un progresso del 327% e dal duo Polonia/Slovenia con un’accelerazione del 290%.

I paesi di piccole dimensioni e molto aperti al commercio internazionale si trovano tra i primi venti della classifica dei vincitori in termini relativi. La presenza di Estonia, Lettonia, Bulgaria e Irlanda nei primi venti conferma i progressi ottenuti da paesi di dimensioni ridotte.

Tra i paesi ricchi e industrializzati, gli Stati Uniti e la Norvegia si trovano agli ultimi posti della classifica con una crescita del reddito pro-capite rispettivamente del 39% e 23%. Molto meglio ha fatto la locomotiva tedesca con un progresso pro-capite del 148%.

E quelli in termini assoluti..

Un panorama molto differente si ottiene dall’analisi degli effetti della globalizzazione sul reddito pro-capite -a parità di potere d’acquisto- in termini assoluti. In questo caso è la Svizzera a salire sul podio più alto dei vincitori della globalizzazione con un incremento medio annuo di 1.805 euro per persona a partire dal 1990. Al secondo posto si posiziona la Slovenia con un aumento di 1.680 euro e al terzo posto la Finlandia con una crescita del reddito pro-capite anuo di 1.554 euro. L’ultimo posto della graduatoria lo occupa l’India con un incremento medio di 98 euro.

Anche se la Svizzera è al primo posto della classifica, paesi come Slovenia, Ungheria e Grecia compaiono nella parte alta della lista perché presentano prezzi molto più bassi rispetto a quelli elvetici. I dati dimostrano che i paesi che partivano da livelli di reddito elevati –come il caso della Svizzera- presentano variazioni percentuali non elevate che, tuttavia, in termini assoluti finiscono con l’essere superiori a quelle registrate da paesi che partivano da livelli reddituali molto bassi nel 1990 (come il caso del Messico o dell’India). Non è la stessa cosa sperimentare una crescita dell’1% se si parte da base uno o da base 100.

Il vero problema irrisolto: la distribuzione ineguale della crescita del reddito

Anche se il report conferma che il fenomeno della globalizzazione ha avuto effetti positivi sulla crescita economica e sul reddito pro-capite, non tocca il tema del modo in cui sono stati distribuiti i benefici del processo (che è il tema centrale delle critiche formulate alla globalizzazione da molti economisti e associazioni). Un’attenta osservazione dei dati porta a concludere che la globalizzazione ha avviato una riduzione della disuguaglianza a livello planetario (tra paesi), ma ha aumentato con forza quella interna ai singoli paesi.

A cura di: Rocki Gialanella
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