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Un decennio da Lehman

12/09/2018

Un decennio da Lehman

La prima fase della crisi di lehman è cominciata oltre un anno prima del crollo dell'istituto bancario americano, con lo scoppio della bolla del mercato immobiliare statunitense, l'inizio dei primi timori degli investitori e la battuta d'arresto da parte dei mercati del credito. 

Nel settembre 2008 è iniziata la fase successiva, con il crollo di Lehman Brothers, la prima tra le grandi banche a seguire tale sorte. Era il momento in cui i problemi del settore bancario diventavano insostenibili, generando una reazione di panico e portando l’intero sistema finanziario sull’orlo del collasso. Le parole più diffuse fra gli investitori erano pessimismo e addirittura depressione.

La fase di ripresa ha avuto inizio grazie ai considerevoli sforzi da parte della politica per trovare soluzioni a una catastrofe di tale portata, mentre le problematiche dei mercati finanziari coinvolgevano lentamente anche le economie. Il mercato azionario statunitense ha toccato il fondo a marzo 2009, con una lieve fiducia ritrovata dopo il vertice del G20 ad aprile dello stesso anno, in cui è stato definito un piano di ripresa. 

Diversi aspetti sono stati positivi, compresa la risposta delle autorità di regolamentazione. In generale le banche sono capitalizzate in modo decisamente migliore rispetto al passato. Il modello commerciale che ha trascinato le banche nella crisi, basato sui finanziamenti a breve termine e sulla creazione di prodotti incomprensibili al pubblico, è perlopiù scomparso. 

Si notano persino segnali positivi di un cambiamento di cultura del settore bancario. Un’eccessiva assunzione dei rischi non è più vista in modo favorevole e permane un atteggiamento prudente. Attualmente è molto più probabile che le banche definiscano il proprio ruolo in funzione di un sostegno all’economia tramite prestiti responsabili.

Le diverse fasi della crisi mi ricordano tre lezioni fondamentali. La prima ha sottolineato che le reazioni istintive sono le peggiori: nel periodo iniziale ricevevamo ogni giorno notizie sempre più negative, aumentava il panico e si materializzavano nuovi minimi nel mercato borsistico. Andare controcorrente, comprando mentre tutti vendevano, era incredibilmente difficile. Coloro che sono riusciti nell’intento hanno lautamente ricompensato i clienti, traendone in cambio la fiducia in materia di gestione dei risparmi.

La seconda lezione consiste nel fatto che la fiducia, una volta persa, è molto difficile da recuperare e ritrovare quella persa durante la crisi è un compito arduo che richiederà anni, forse persino decenni. La comunità degli addetti alla gestione patrimoniale potrebbe sembrare trascurabile all’interno del più ampio dibattito sistemico; svolgiamo tuttavia un ruolo cruciale, in quanto depositari dei risparmi degli investitori e responsabili del loro futuro finanziario.

Un’altra lezione consiste nell’osservare il quadro d’insieme. Quando nell’agosto 2008 la Royal Bank of Scotland quotata nel Regno Unito ha rivelato i risultati semestrali, che comprendevano £ 5,9 miliardi di svalutazione a causa delle esposizioni al mercato ipotecario statunitense in tracollo, il suo corso azionario ha registrato un rialzo sulla scia dell’ottimismo dovuto alla convinzione che il peggio fosse passato. La banca è stata nazionalizzata 66 giorni dopo.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: lehman, mutui subprime, crisi, usa
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