Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Per conoscere la nostra policy o negare il consenso al loro utilizzo clicca qui. Continuando la navigazione o chiudendo il banner ne autorizzi l'uso.
Scopri gratuitamente il nostro servizio

COMPILA IL MODULO PER ESSERE RICHIAMATO

Se sei interessato al nostro servizio lasciaci i tuoi dati. Un nostro operatore ti contatterà per fornirti gratuitamente e senza impegno tutte le informazioni relative a FondiOnline.it

DATI DI CONTATTO

* Nota: i campi indicati con l'asterisco sono obbligatori

INFORMAZIONI ADDIZIONALI

PRIVACY E CONDIZIONI DI UTILIZZO

Che cosa porterà la fine del quantitative easing della Bce

05/11/2018

Che cosa porterà la fine del quantitative easing della Bce

Alla fine dell’anno la Banca Centrale Europea terminerà il quantitative easing (Qe). Questo programma prevede l’acquisto di titoli di stato e altre obbligazioni (anche corporate) per 60 miliardi al mese: in pratica la Bce, in collaborazione con le banche centrali nazionali, emette denaro per comprare i bond governativi e di conseguenza tiene bassi gli interessi di queste obbligazioni. Molto in sintesi questa operazione raggiunge diversi risultati, oltre a minimizzare l’esborso per interessi degli stati: immette liquidità nel sistema, alza l’inflazione, che fino a pochi anni fa era bassissima, e offre con i tassi ai minimi un forte stimolo agli investimenti.

A questo punto che cosa succederà nel momento in cui i 60 miliardi della Banca Centrale Europea non entreranno più sui mercati? Innanzitutto va fatta una premessa: l’acquisto di nuovi bond verrà sospeso, ma i bond che l’istituto di Francoforte tiene nelle sue casse verranno rinnovati alla scadenza, a differenza di ciò che ha fatto la Fed quando ha sospeso il suo Qe. Ciò significa che l’effetto della fine del programma di sostegno non sarà pesantissimo. Anche i tassi di riferimento almeno fino alla metà del 2019 non verranno toccati e di conseguenza finanziarsi per le imprese dovrebbe continuare a essere a buon mercato (almeno per il momento). Anche le banche potranno continuare a prendere denaro a costi negativi.

Ciò non toglie però che alcuni effetti ci saranno e non lievi. E purtroppo tutt’altro che positivi per l’Italia, che dell’Europa è l’anello debole. Vediamo i principali.

Titoli di stato. Attualmente il problema maggiore dei titoli di stato italiano è uno spread molto alto rispetto al Bund, vale a dire il titolo tedesco che viene considerato come riferimento da parte dell’intero mercato. Con un differenziale intorno a 300 punti, come avviene attualmente, lo stato nel giro di alcuni anni rischia di pagare somme molto pesanti sotto forma di interessi ai suoi creditori.

Ma non è finita qui: se si considera che i 300 punti base sono stati raggiunti con il quantitative easing ancora in corso, che cosa succederà quando non ci sarà più? A quale livello si arriverà? Gli scenari che si aprono non sono dei migliori.

Meno investimenti. Un incremento generale dei tassi porterà a una diminuzione degli investimenti e della produzione. Anche solo il fatto che lo stato avrà una minore disponibilità inciderà in misura non leggera su questo fenomeno. In un paese che ha forti problemi di crescita e che finora è stato il fanalino di coda dell’Unione Europea un costo del denaro che cresce non è sicuramente un fatto positivo.

Banche. Per quanto riguarda le banche, l’aumento del costo del denaro può avere effetti sia positivi, sia negativi. La parte che favorisce gli istituti di credito è che con i tassi in rialzo prestare denaro sarà più remunerativo di oggi e i margini potrebbero salire. Il fatto negativo è che il sistema creditizio italiano è pieno di titoli di stato sui quali è stato investito il patrimonio delle aziende di credito. Nel momento in cui crescono gli interessi dei bond governativi, quelli già emessi che hanno tassi inferiori perdono valore: di conseguenza le banche si troverebbero di colpo impoverite e nella necessità di ricapitalizzare.  Considerando che alcuni istituti italiani hanno già oggi forti difficoltà, trovarsi in una situazione del genere porterebbe diverse banche in una situazione molto critica.

Inflazione. Quanto fu lanciato il quantitative easing, uno dei principali scopi dichiarati fu di portare l’inflazione, che allora era a zero, almeno al 2% all’anno. Secondo gli ultimi dati disponibili attualmente l’Europa ha un incremento del costo della vita del 2,07%: in pratica l’obiettivo iniziale è stato faticosamente raggiunto. Ma nel momento in cui venisse meno la liquidità, gli investimenti calassero e le banche fossero costrette a tirare i remi in barca, molto difficilmente questo tasso di inflazione resterebbe.

A cura di: Alessandro Secciani
Parole chiave: Bce, spread, titoli di stato, Europa, Italia
Come valuti questa notizia?
Che cosa porterà la fine del quantitative easing della Bce Valutazione: 0/5
(basata su 0 voti)
Qualsiasi decisione di investimento che venga presa in relazione all'utilizzo di informazioni ed analisi presenti sul sito è di esclusiva responsabilità dell'investitore, che deve considerare i contenuti del sito come strumenti di informazione. Le informazioni, i dati e le opinioni fornite all’interno della sezione “news” di questo sito si basano su fonti ritenute affidabili ed in buona fede; in nessun caso, tuttavia, si potrà ritenere che Innofin SIM abbia rilasciato attestazioni o garanzie, esplicite o implicite, in merito alla loro attendibilità, completezza o correttezza. Lo scopo dei dati e delle informazioni divulgate attraverso la sezione “news” del sito è prettamente informativo; esse non rappresentano, in alcun modo, una sollecitazione all'investimento in strumenti finanziari.
« Notizia precedente
Quattro scenari per le elezioni di mid term
Notizia successiva »
La Fed sosterrà le small cap Usa
ARTICOLI CORRELATI
Small Cap, Usa ed Europa a confronto pubblicato il 8 novembre 2018
Un 2019 mediocre pubblicato il 14 novembre 2018
Un’Europa che continua a deludere pubblicato il 16 novembre 2018
La sorpresa di Draghi pubblicato il 19 novembre 2018
Il punto sui Btp pubblicato il 6 novembre 2018