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Elezioni di mid term, ai mercati vanno bene

09/11/2018

Elezioni di mid term, ai mercati vanno bene

«E poi, beh, anche se la Terra in questo momento viene invasa dagli alieni c’è pur sempre qualcuno che vuol tirare un paio di dadi». Cominciamo l'analisi di oggi con una citazione a memoria di un classico della metà degli anni ‘90, Mars Attacks, in cui uno sgangherato magnate dei casino di Las Vegas pronuncia queste parole di fronte a un variopinto gruppo di giocatori terrorizzati, mentre fuori sui cieli imperversavano i dischi volanti marziani.

Questa scena torna in mente dopo avere visto le reazioni alle elezioni di midterm negli Usa, senz'altro le più polarizzate nella storia del dopoguerra statunitense. Alla fine si è verificata una situazione che in altri tempi avremmo definito all'italiana. Ci si rifà a tale definizione a causa di una serie di dati che danno da pensare, ma che forse non sono necessariamente negativi per i mercati. Innanzitutto l'affluenza è stata decisamente elevata: si è infatti sfiorato il 50%, un dato altissimo per le elezioni di metà mandato che di solito interessano relativamente l'elettorato statunitense. Nella precedente tornata nel 2014, con un presidente come Obama sicuramente anch'esso abbastanza polarizzante a livello ideologico, la partecipazione era stata inferiore al 37%.

Sempre poi sulla linea di una progressiva italianizzazione della politica mondiale, si possono interpretare anche i risultati e le reazioni. Il Partito democratico ha indubbiamente vinto, guadagnando la maggioranza alla Camera, con i repubblicani però che hanno addirittura un po' allargato il margine al Senato. Il voto popolare ha visto una netta vittoria dei democratici, con un distacco intorno a 15 punti percentuali.

Al tempo stesso il trionfo che molti in questo partito si auspicavano non c'è stato, specialmente se si considera il fatto che le elezioni di metà mandato (un’eccezione fu Bush nel 2002) sono tradizionalmente molto sfavorevoli alla presidenza in carica: la vittoria attuale del partito di opposizione è stata molto inferiore a quella ottenuta nel 2006, per non parlare invece delle speculari ondate repubblicane durante i mandati di Clinton e, appunto, di Obama. A ciò possiamo aggiungere il fatto che i candidati più ideologicamente vicini a Trump hanno ben performato rispetto ai repubblicani più moderati. Il presidente, forte anche di un recente tasso di approvazione al 51%, può quindi guardare con fiducia alle presidenziali del 2020.

Al tempo stesso anche per i democratici un atteggiamento costruttivo nei confronti del futuro appare pienamente giustificato, con una contesa del 2020 che appare oggi apertissima. In pratica, nel solco di una consolidata tradizione italiana, hanno vinto tutti e nessuno: ciascuno può infatti vantare buoni numeri dalla sua. Ciò che però non è in linea con la politica tradizionale, italiana e non, anche se ormai ciò non è una novità in alcun paese occidentale, è praticamente la scomparsa del centro nella rappresentanza dello spettro ideologico. In non pochi casi, infatti, i repubblicani hanno eletto candidati ai limiti del nazionalismo bianco, mentre altrettanto spesso i democratici hanno portato alla ribalta giovani politici ai confini del movimentismo protestatario degli anni ‘60.

Si tratta di uno scenario che ovviamente solo qualche anno fa sarebbe sembrato assurdo, ma oggi lo è molto meno. Ciò in parte spiega anche la reazione positiva da parte dei mercati e da questo punto di vista, peraltro, quando l'azionario americano si trova in una fase di propensione al rischio, neppure la minaccia (letterale) di una guerra atomica sembra in grado di impensierirlo. Di recente è stato sottolineato che la recente correzione con accenno di panico non trovava riscontro nei risultati trimestrali e in effetti i mercati hanno poi deciso di tornare a concentrarsi proprio su dati comunque positivi.

Guardando al futuro, però, le preoccupazioni per quelli che appaiono in alcuni casi autentici deliri provenienti da ogni lato della politica Usa potrebbero risolversi in qualcosa di positivo per la crescita. Infatti una cosa che hanno in comune oggi destra e sinistra americana, in opposizione alle ali più moderate, è la voglia di spendere molti soldi. In particolare Trump potrebbe trovarsi a lavorare con un Congresso cui fa sì ribrezzo a livello umano, ma che sarebbe più che volenteroso di approvare un grande piano infrastrutturale bipartisan, fornendo così un'ulteriore gamba di sostegno all'andamento del Pil statunitense.

Viviamo in tempi molto difficili e molto strani, dove i vecchi riferimenti sono saltati per aria.

A cura di: Boris Secciani
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