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Un 2019 mediocre

14/11/2018

Un 2019 mediocre

Per i risparmiatori comuni, coloro che non hanno conoscenze economiche e finanziarie particolarmente approfondite, non è sempre facile orientarsi, specie in un momento come quello attuale, in cui molti parlano di forti opportunità di crescita economica in tutto il mondo (Italia compresa) e altri vedono all’orizzonte nubi abbastanza minacciose. Su questa base è interessante vedere il quadro generale delle previsioni del Fondo Monetario Internazionale, probabilmente la più autorevole fonte di studi sull’economia globale.

E, secondo questa istituzione, il 2019 non si presenta stupendamente, anche se non è all’ordine del giorno nessun crollo: al massimo una lenta discesa dell’incremento dei diversi prodotti interni lordi. Anzi, sul piano globale è prevista addirittura una calma piatta: l’economia dell’intero pianeta dovrebbe crescere nel 2019 del 3,7%, esattamente come nel 2017 e nel 2018. Per la verità un piccolo ritocco c’è stato: a luglio l’Fmi prevedeva un miglioramento del 3,9%, limato a ottobre ai livelli attuali.

Ma veniamo alle economie leader: per gli Stati Uniti la crescita del Pil nel corso del 2019 dovrebbe attestarsi a +2,5%, che rappresenta un discreto peggioramento rispetto al 2,9% calcolato per il 2018. Anche in questo caso l’outlook è in lieve discesa, visto che a luglio era prevista per l’anno prossimo una crescita del 2,7%. In pratica l’economia più importante del mondo, nonostante grossi sforzi da parte dell’amministrazione Trump, il forte taglio alle imposte e la promessa di un piano infrastrutturale potente, è vista con un’espansione in rallentamento rispetto all’anno precedente. Ovviamente nulla di eclatante, ma difficilmente ci sarà una base per una crescita imperiosa dei mercati.

L’altro grande gigante, la Cina, dovrebbe passare da +6,6% stimato per il 2018 a +6,2% nel 2019. Anche in questo caso da luglio la valutazione è scesa dello 0,2%, segno che gli esperti del Fondo Monetario hanno visto negli ultimi mesi un trend di peggioramento abbastanza accentuato. Chiaramente si tratta comunque di un livello di crescita impensabile in un’economia avanzata e in cui un certo consolidamento è ovviamente scontato.

Tra le grandi economie mondiali in rallentamento di crescita c’è anche il Giappone, che dovrebbe scendere dal +1,7% del 2017 e dal +1,1% del 2018 a +0,9%.

In questo contesto l’Europa rischia di fare la figura del vaso di coccio. Nell’Eurozona la crescita dovrebbe passare dal 2,4% del 2017 e dal 2,0% del 2018 a +1,9%. Fra le singole economie la Germania dovrebbe riuscire a mantenere +1,9%, uguale al 2018 e in linea con la media dell’Eurozona. Ugualmente senza sbalzi, ma a un livello inferiore, la Francia, che dovrebbe restare stabile a +1,6%, mentre la Spagna che dovrebbe scendere da +2,7% a +2,2% appare tra le grandi economie quella con le perdite peggiori. Viene invece rivisto al rialzo il Regno Unito, che da marzo non farà più parte dell’Unione Europea e non ha mai partecipato alla moneta unica: da +1,4 a +1,5%. Viene indubbiamente smentito chi pensava che la Brexit avrebbe portato pesanti disastri.

Infine, per quanto riguarda l’Europa, l’Italia è giudicata in ulteriore calo: infatti dovrebbe passare dal +1,5% del 2017 al +1,2% del 2018 all’1,0% del 2019. In pratica ipotizzare un’espansione dell’1,5% della nostra economia, come fa il governo, si scontra brutalmente con l’outlook del Fondo Monetario.

Infine qualche paese in giro per il mondo vede qualche miglioramento: l’India dovrebbe passare da +7,3% a +7,4%, il Brasile da +1,4% a +2,4%, la Russia da +1,7% a +1,8%, il Sudafrica da +0,8% a +1,4%.

A cura di: Alessandro Secciani
Parole chiave: pil, fmi, america, europa, italia
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