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L'enigma Regno Unito

13/02/2019

L'enigma Regno Unito

Nella grande messe di dati che stanno uscendo in questi giorni si può trovare anche quelli sull'andamento dell'economia britannica nel quarto trimestre del 2018 da cui ovviamente si ricavano anche i totali per l'anno. Nello specifico l'economia nell'ultima frazione dell'anno appena terminato è venuta su dello 0,2% su base congiunturale, con un 2018 che ha portato alla fine a un rialzo dell’ 1,4%. In entrambi i casi si tratta di valori in linea con le aspettative degli economisti.

Sul caos Brexit è stato scritto un po' tutto e il suo contrario, ma ciò che ancora non è chiaro è l'effetto che alla fin fine sta avendo sull'economia locale. La crescita registrata di recente francamente non appare entusiasmante, per di più per un paese dal robusto andamento demografico come il Regno Unito: la popolazione locale, infatti, aumenta a ritmi intorno allo 0,6% annuo, un valore decisamente superiore rispetto a quelli messi a segno da Francia e Germana (in entrambi i casi intorno a +0,4%), per non parlare dell'Italia che vede ormai ufficialmente un calo dei propri abitanti. Con ogni probabilità, perciò, attualmente la Gran Bretagna cresce sul piano economico a ritmi inferiori a quelli dell'Unione che sta per lasciare e ancora di più se si considera il Pil pro capite.

Va anche detto che l'economia britannica è uscita prima del resto dell'Unione dalla crisi spaventosa della prima parte di questo decennio che sta ormai per finire. Specificatamente dal secondo trimestre del 2013 fino alla metà del 2015 il Regno Unito è stato la star dell'Ue, mostrando incrementi del Pil ben al di sopra del 2%. Nel 2014 addirittura fu sfiorato il 3% di crescita, in un anno in cui ancora diversi paesi dell'Eurozona (non solo l'Italia) lottavano ancora con la contrazione.

È altresì vero, però, che da un triennio i numeri in termini di andamento del Pil sono inferiori non solo a quelli dell'Ue a 28, ma anche rispetto al gruppo dei membri dell'euro nel loro complesso. Quanti di questi sviluppi sono attribuibili a un effetto Brexit? In fondo altri fattori potrebbero essere in gioco: tra questi ci sono uno scarto temporale nella politica monetaria (la Bank of England ha seguito la Fed nell'istituire e poi terminare il Qe proprio mentre l'Europa lo iniziava) e una stretta sui conti pubblici che indubbiamente si è fatta sentire.

Alcune spie derivanti dai dati macro, però, sembrano indicare che l'incertezza legata alla situazione politica ha influito. Infatti, se osserviamo la performance del 2018, scopriamo che il maggiore peso sul collo del sistema britannico è stato il forte calo degli investimenti (-3,7%). Non appare irragionevole ritenere che per questo insieme, nel complesso di voci da cui nasce la contabilità di un prodotto interno lordo, la Brexit abbia pesato e non poco.

Va anche detto che la questione del divorzio del Regno Unito dal resto dell'Europa è forse in questi termini probabilmente mal posta: che vi sia un effetto negativo derivante da sviluppi politici inaspettati e dirompenti è abbastanza logico e scontato, ma restano da valutare gli effetti di lungo periodo. Quale sarà il potenziale di quella che a partire dalla seconda metà degli anni 80 è stata la più brillante, dinamica e moderna fra le econome europee di grandi dimensioni? Il quesito per il momento rimane senza risposta: se si dovesse giudicare dall'andamento degli asset britannici la risposta che si può forse estrapolare indica uno scenario intermedio rispetto alle tesi della destra britannica, che spera in un rinascimento, una volta lontani dalle catene di un'Unione iper-burocratizzata, e le previsioni catastrofiste degli europeisti. Nel prossimo futuro tenteremo di capire qualcosa di più.

A cura di: Boris Secciani
Parole chiave: regno unito, brexit, pil, economia
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