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Draghi prolunga la traversata nel deserto

08/03/2019

Draghi prolunga la traversata nel desertoIeri è arrivata la conferma che l’economia dell’eurozona non è ancora pronta per affrontare il ritorno alla normalità in materia di politica monetaria. Il governatore ha annunciato la terza Tltro, un’iniezione di liquidità necessaria a supportare il sistema bancario.

Dal meeting della Banca Centrale Europea sulla politica monetaria è emerso un atteggiamento accomodante più forte del previsto, anche se è comunque in linea con le nostre attese. Il forte rallentamento della scancio della crescita economica nell'Eurozona degli ultimi mesi sembra aver spinto la BCE a virare verso un pensiero accomodante, con la Banca che, non solo ha annunciato un nuovo round di prestiti a basso costo per gli istituti di credito, ma ha anche rinviato le tempistiche previste per gli aumenti dei tassi. La Banca Centrale ha inoltre notevolmente ridotto le sue proiezioni economiche. 

La nuova serie di Tltro, a partire da settembre, sarà di beneficio alle banche italiane tier 2, evitando una possibile riduzione dei finanziamenti. Gli istituti italiani hanno fatto pesante affidamento nel Tltro 2, prendendo in prestito circa il 35% dei 722 miliardi di euro totali. Le altre banche europee, a confronto, hanno avuto un’esposizione decisamente minore al Tltro. Senza la manovra della Bce, le piccole banche in Italia avrebbero dovuto rifinanziarsi e sostituire altre forme di finanziamento a tassi più alti, erodendo i margini di profitto e tagliando i crediti.

Draghi si è soffermato sui fattori di rischio, indicando tra i più pericolosi le tensioni geopolitiche e commerciali, la Brexit, i focolai periodici di crisi in alcuni paesi emergenti.  In questa congiuntura, è difficile affermare che uno qualunque di questi venti contrari inverta la rotta in modo significativo. L’attività cinese non mostra segnali di ripresa ed è ancora molto incerto se l’entità degli stimoli già annunciati sia sufficiente a determinare un’eventuale ripresa a breve termine. Nonostante un certo allentamento nelle condizioni finanziarie a livello globale dall’inizio dell’anno, un freno relativo alla crescita rimarrà nel sistema per almeno i prossimi trimestri, e qualsiasi riassorbimento improvviso di tale inasprimento non è il nostro scenario di base. È possibile che l’incertezza geopolitica continuerà a dominare il sentiment degli investitori, con l’Europa che potrebbe diventare il prossimo “obiettivo” del protezionismo commerciale degli Stati Uniti.

Draghi ha presentato le nuove stime su crescita e inflazione. Per quanto riguarda la variazione del Pil, il dato 2019 si riduce dall’1,7% all’1,1%, quello per il 2020 dall’1,7% all’1,6% e quello 2021 resta senza variazioni all’1,5%. Revisioni al ribasso interessano anche l’inflazione, la cui stima per il 2019 scende dall’1,6% all’1,2%. Per il 2020 si prevede un calo dall’1,7% all’1,5% e per il 2020 una frenata dall’1,8% all’1,6%.

Accanto a fattori di debolezza che hanno determinato il peggioramento del quadro macro, il board della Bce ritiene che siano presenti dei fattori a supporto della crescita economica. In tal senso, l’istituto è pronto a utilizzare tutti i mezzi a sua disposizione per fornire il giusto supporto alle variabili positive. in tutti i casi, Draghi precisa che i tassi di crescita futuri potrebbero essere, pur rimanendo improntati all’incremento, meno sostenuti rispetto alle stime formulate nel passato recente.

Dopo l'annuncio della Bce, i mercati obbligazionari dell'Eurozona hanno realizzato guadagni significativi, guidati dai titoli sovrani. Tuttavia, dato che i Bund decennali si stanno avvicinando ancora una volta alla barriera dello 0%, resta poco spazio per ulteriori guadagni. La Bce si aspetta anche che "le condizioni finanziarie favorevoli, l'aumento dell'occupazione e dei salari" possano continuare a sostenere l'espansione dell'Eurozona e questo conferma l'ipotesi di un primo rialzo dei tassi da parte della Bce nel primo semestre del 2020.

A cura di: Rocki Gialanella
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