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Bond: nuovo regime, i tre temi da seguire

Con la vicina fine del ciclo di rialzi, la strategia difensiva sui tassi perde rilevanza e gli esperti consigliano quindi di puntare sulla duration e su una gestione attiva. La volatilità aumenterà a causa delle incertezze tra i timori inflativi e la minaccia di recessione.

11/09/2023
Tre operatori studiano grafici su un tablet
Analisi sul mercato obbligazionario

Il ciclo rialzista dei tassi sta per terminare e questo dovrebbe dare il via a un nuovo regime per i bond. Queste transizioni, secondo Scott Solomon e Quentin Fitzsimmons, co-gestori del fondo T. Rowe Price Funds SICAV - Dynamic Global Bond di T. Rowe Price, spesso comportano difficoltà per gli investitori. Per sfruttare al meglio questo passaggio i due esperti suggeriscono tre temi chiave da considerare: A) È improbabile che il passaggio verso una pausa dal ciclo di rialzi avvenga senza problemi, B) Bisogna prepararsi a tassi strutturalmente più elevati e a una potenziale volatilità, C) Si deve valutare il potenziale della correlazione azioni/obbligazioni sul rendimento.

Puntare sulla duration, ma monitorarla da vicino

Le strategie difensive sui tassi hanno funzionato bene per più di un anno, ma la loro necessità sta venendo meno: le Banche Centrali si avvicinano alla fine del ciclo, l’inflazione si sta attenuando e la crescita sta rallentando. In tale contesto, i due esperti sono più favorevoli alla duration, ma ritengono che questa posizione debba essere monitorata. Infatti, si aspettano più volatilità nell’obbligazionario prima che le Banche centrali chiudano il ciclo, soprattutto perché si continua a passare dai timori per l’inflazione a quelli di una recessione. L’incertezza è alta e un dato o una sorpresa di una Banca Centrale può bastare per cambiare il sentiment o il momento in cui potrebbero iniziare i tagli.

I due gestori ritengono che la gestione attiva della duration sarà quindi fondamentale. Un approccio attivo facilita infatti le risposte tattiche ai diversi climi di mercato e ai cambiamenti di regime, fornendo al contempo la flessibilità necessaria per trarre vantaggio dalle anomalie dei prezzi e dalle dislocazioni che potrebbero verificarsi in un ambiente volatile. Può anche essere utile considerare il posizionamento della curva. È importante anche sfruttare l’ampio universo d’investimento. Le Banche Centrali si stanno avvicinando alla fine del ciclo a velocità diverse: i mercati emergenti sono i più avanti e i rendimenti dei bond stanno iniziando a scendere, in particolare in America Latina. Tra i Paesi sviluppati c’è invece una notevole disparità.

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Le maggiori emissioni saranno assorbite dal settore privato

La spesa pubblica è aumentata notevolmente a causa della pandemia e dei programmi per aiutare i cittadini. L’indebitamento rispetto al Pil è aumentato di conseguenza e saranno necessarie maggiori emissioni per finanziare i deficit. Questo avviene in un momento in cui le Banche centrali non intendono sostenere i mercati (col quantitative easing), il che significa che non assorbiranno più l’aumento dell’offerta. La domanda dovrà essere così soddisfatta interamente dal settore privato, il che potrebbe ancorare i tassi a livelli più elevati rispetto al passato. Da notare che questa situazione interessa i singoli Paesi, alcuni dei quali sono più colpiti di altri. Gli Usa possono essere un esempio, visto che devono aumentare l’emissione dopo l’accordo raggiunto al Senato per sospendere il tetto del debito fino a dopo le presidenziali del 2024. Di conseguenza, nel secondo e terzo trimestre si prevede un’emissione netta di Treasury superiore ai 1.030 miliardi di dollari, che drenerà liquidità dai mercati e accenderà la volatilità in quelli del rischio, come il credito e le Borse.

Strategie di copertura per gestire la volatilità

Lo scenario si aggiunge alla visione di Fitzsimmons e Solomon già cauta sulle prospettive dei mercati a rischio, con i fondamentali delle imprese che possono potenzialmente deteriorarsi a causa del rallentamento dell’economia e dell’aumento dei costi del servizio del debito. Un approccio attivo alla selezione dei Paesi è quindi importante, così come il posizionamento della curva, soprattutto perché i Paesi che hanno bisogno di raccogliere più debito possono puntare a scadenze diverse. Ad esempio, gli Usa stanno vendendo scadenze più brevi, fattore importante da valutare quando si guarda a questa parte della curva dei Treasury. Nel Regno Unito, invece, la parte lunga sarà probabilmente più influenzata da una maggiore emissione. Dati i timori relativi al contesto di rischio, potrebbe essere giustificata anche una scelta difensiva, in quanto le strategie di copertura possono aiutare a gestire la volatilità.

Non è scontato che la correlazione azioni/bond funzioni sempre

Da monitorare con attenzione è anche la correlazione Borsa/bond. Lo scorso anno una pressione è stata rappresentata proprio dal fatto che i rendimenti dei bond sono aumentati mentre l’azionario era sell-off. Ciò è in contrasto con il tipico trend del fixed income nell'essere un’asset class diversificante che dovrebbe offrire buoni risultati in caso di ribasso delle Borse. L’inflazione e l’elevato numero di rialzi mirati a contenerla sono stati i principali fattori che hanno determinato la correlazione positiva. Tuttavia, con l’inflazione in calo e con la fine della stretta delle Banche centrali, i due gestori ritengono che la correlazione negativa tra azioni e bond tornerà a farsi sentire. Comunque, è improbabile che questa sia stabile come nell’era post-crisi finanziaria, dato che le Banche centrali non sostengono più i mercati. Per questo motivo ritengono che sia importante sapersi adattare al contesto di rischio e non dare per scontato che la correlazione azioni/bond funzioni sempre. In alcuni casi, può essere necessario utilizzare il valutario e dei derivati invece della duration per contribuire a bilanciare e mitigare il rischio.

In definitiva, i prossimi mesi si annunciano ricchi di volatilità sull’obbligazionario, in quanto si avvicina ai punti di svolta dei cicli dei tassi in tutto il mondo. Sebbene ciò possa rappresentare una sfida, per Fitzsimmons e Solomon tale scenario creerà grandi opportunità per la gestione attiva dei portafogli fixed income.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

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