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Bce: nel 2025 inflazione bassa e crescita oltre le attese

La Bce, dopo il rialzo dei tassi per un totale di 100 punti base, ha mantenuto un approccio prudente e flessibile basato sui dati. L’economia dell’Eurozona ha mostrato una crescita superiore alle attese, sostenuta da consumi, investimenti, digitalizzazione, IA e aumento della spesa per la difesa.

15/05/2026
vista aerea di francoforte dominata dalla sede della bce
Report annuale della Bce

Nel 2025 la Bce è riuscita a riportare l’inflazione nell’Eurozona vicino al target del 2%, dopo anni segnati da crisi straordinarie come la pandemia e le conseguenze della guerra in Ucraina. Per contrastare la forte crescita dei prezzi registrata tra il 2022 e il 2023 – ricorda nel suo report annuale - la Bce aveva avviato la più lunga ‘striscia’ di rialzi dei tassi della sua storia, alzando il costo del denaro che, secondo l’Istituto, ha dato i risultati sperati. Dalla metà del 2024 l’inflazione ha iniziato a rallentare in modo stabile, determinando la riduzione graduale dei tassi. Nel giugno 2025 è riuscita così a riportare il tasso principale al 2%.

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Lo shock dei dazi Usa mette alla prova l’Eurozona

Nel corso del 2025, mentre il processo di disinflazione sembrava ormai consolidato, è emerso però un nuovo elemento di tensione: gli Stati Uniti hanno introdotto nuove barriere tariffarie nei confronti delle importazioni europee. La decisione statunitense ha creato timori per la crescita economica dell’Eurozona e aumentato l’incertezza sulle prospettive dell’inflazione. Tuttavia, gli effetti sui prezzi si sono rivelati più contenuti del previsto. L’Europa ha evitato una risposta commerciale aggressiva e il rafforzamento dell’euro ha contribuito a ridurre il costo delle importazioni, limitando così le pressioni inflazionistiche.

Quattro ‘sforbiciate’ ai tassi nel corso dell’anno

Il Consiglio direttivo della Bce, con l’inflazione ormai in linea con le previsioni, ha proseguito la graduale riduzione del costo del denaro. Così, nel corso del 2025, ha effettuato quattro tagli consecutivi, per complessivi 100 punti base. Dallo scorso luglio, però, la Bce ha scelto di mantenere invariata la propria politica monetaria, giudicando ormai ‘neutrale’ il livello raggiunto dai tassi d’interesse, adottando così una posizione ‘wait-and-see approach’. Insomma, le decisioni in materia sono state prese riunione dopo riunione, seguendo un approccio basato sui dati macro e senza fissare in anticipo un percorso preciso sui tassi.

Economia europea più forte delle attese

Nonostante le tensioni geopolitiche e commerciali, l’economia dell’area ha mostrato una capacità di tenuta superiore alle attese. Nei primi mesi dell’anno molte imprese hanno anticipato l’export e gli acquisti prima dell’entrata in vigore dei nuovi dazi Usa, offrendo sostegno temporaneo al settore manifatturiero. Successivamente, però, la crescita è stata sostenuta soprattutto dalla domanda interna. I consumi e gli investimenti hanno compensato la frenata dell’interscambio globale. Complessivamente nel 2025 il Pil dell’Eurozona è cresciuto dell’1,4%, circa un terzo in più rispetto alle stime formulate all’inizio dell’anno.

Boom degli investimenti in digitale e difesa

Tra i segnali più positivi, secondo l’analisi della Bce, emerge la crescita degli investimenti delle imprese, trainati principalmente dalla digitalizzazione, dall’intelligenza artificiale e dai software. Le imprese europee hanno infatti accelerato l’adozione di nuove tecnologie per migliorare produttività e competitività in un contesto globale sempre più complesso. Alla crescita ha contribuito, nella seconda parte dell’anno, anche l’aumento della spesa militare in Germania in quanto ha iniziato a produrre effetti sull’intero sistema economico europeo, in risposta agli equilibri imposti dal nuovo scenario geopolitico internazionale.

Nuova strategia: più attenzione ai rischi globali

La Bce nello scorso anno ha aggiornato anche la propria strategia di politica monetaria, confermando l’obiettivo di inflazione del 2% come riferimento centrale. Contestualmente ha però introdotto maggiore flessibilità nella gestione degli shock economici, sottolineando l’importanza di considerare non solo lo scenario più probabile, ma anche rischi e possibili evoluzioni alternative. L’Istituto continuerà quindi a intervenire con decisione sia in caso di inflazione troppo elevata, sia in presenza di un eccessivo rallentamento dei prezzi. Oltre alla politica monetaria, il 2025 è stato un anno importante anche per l’innovazione finanziaria: la Bce ha avviato una task force per semplificare le regole bancarie Ue e ridurre gli oneri amministrativi per il settore finanziario.

Nel frattempo, sono cresciuti in modo significativo i pagamenti istantanei in euro (+132%) grazie alle nuove regole che obbligano gli operatori a offrire trasferimenti immediati. Mentre è anche proseguito il progetto dell’euro digitale: è stata avviata una nuova fase tecnica e legislativa con l’obiettivo di testare il sistema nel 2027 e valutare una possibile introduzione nel 2029.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

bce inflazione crescita
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