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Carburanti: allarme per camionisti, tassisti e agenti di comme
I camionisti affrontano elevati costi operativi e ritardi nei pagamenti. I tassisti non possono adeguare automaticamente le tariffe. Gli agenti, percorrendo spesso 30-40 mila km l’anno, vedono ridursi i margini. Coinvolte oltre 300 mila attività. Lombardia, Lazio e Veneto le regioni più esposte.
Il caro carburante continua a pesare sulle famiglie, sulle imprese e sui lavoratori che utilizzano quotidianamente i propri mezzi di trasporto. Secondo l’Ufficio studi della CGIA, negli ultimi sette mesi la benzina è aumentata del 29% e il diesel di ben il 36%. Gli aumenti hanno colpito tutta l’Europa e, secondo gli analisti della CGIA, da parte di Bruxelles non c’è stata una risposta adeguata agli effetti di questa ondata di rincari. L’Ue, sottolineano, in particolare non ha adottato le misure di flessibilità sui bilanci pubblici analoghe a quelle introdotte nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Nel nostro Paese, a questo proposito, il peso delle imposte è infatti molto rilevante: accise e Iva possono arrivare a coprire circa la metà del prezzo pagato alla pompa.
Dal Governo 2,6 miliardi di aiuti
Per contenere gli effetti del caro carburante, il Governo Meloni ha adottato 13 provvedimenti dal 19 marzo scorso, destinando complessivamente oltre 2,6 miliardi di euro. Circa 2,1 miliardi sono stati utilizzati per ridurre le accise, mentre altri 500 milioni sono stati destinati, attraverso crediti d’imposta, ai settori maggiormente esposti, tra cui autotrasporto, agricoltura e pesca. Dal 26 settembre al 5 ottobre, inoltre, lo sconto sulle accise del diesel è sceso da 12,2 a 6,1 centesimi al litro. La CGIA mette a confronto questi interventi con quelli adottati dal Governo Draghi nel 2022. In otto mesi furono stanziati 7,3 miliardi di euro per contrastare il caro carburanti, anche grazie alla maggiore flessibilità concessa allora dall’Unione europea.
Camionisti sotto pressione
I più colpiti sono i settori direttamente legati alla mobilità su quattro ruote: dai camionisti ai tassisti, dagli agenti di viaggio ai corrieri, per citare i principali. Gli autotrasportatori, in particolare, devono sostenere costi immediati per carburante, pedaggi, manutenzione, assicurazioni e personale, mentre i pagamenti delle fatture possono arrivare anche dopo 90 o 120 giorni. La situazione è particolarmente difficile per le piccole imprese. Il credito d’imposta previsto per il gasolio, infatti, non riguarda tutti gli operatori: sono esclusi alcuni mezzi sotto le 7,5 tonnellate e quelli che non rispettano precisi requisiti ambientali. Secondo la CGIA, circa il 40% delle imprese italiane di autotrasporto non dispone di mezzi superiori alle 7,5 tonn.
Tassisti e agenti di commercio
Anche i tassisti, quindi, subiscono direttamente gli aumenti del prezzo dei carburanti. Doppiamente penalizzati, perché le tariffe delle corse sono stabilite dai Comuni e non possono essere adeguate automaticamente all’aumento del carburante. Il risultato è una riduzione dei margini per ogni servizio effettuato, senza contare la diminuzione del numero delle corse. Per gli agenti di commercio il problema è invece legato soprattutto alle elevate percorrenze. L’auto è uno strumento indispensabile per raggiungere quotidianamente i loro clienti e molti percorrono oltre 30-40 mila chilometri all’anno. L’aumento del carburante riduce di riflesso il reddito disponibile, mentre le provvigioni e gli accordi commerciali non vengono normalmente adeguati in tempi rapidi.
Oltre 300 mila imprese coinvolte
I tre comparti analizzati dalla CGIA comprendono complessivamente 303.814 attività. Per la precisione: 203.742 agenti di commercio, 68.482 imprese di autotrasporto e 31.590 tra tassisti e operatori Ncc. La Lombardia è la regione con il maggior numero di imprese nei tre settori, con 49.333 attività, seguita dal Lazio con 29.018 e dal Veneto con 28.913. A livello provinciale, Roma è al primo posto con 22.468 imprese, davanti a Milano (19.374) e Napoli (15.613). In coda troviamo invece le città di Gorizia, con 460 attività, Aosta con 341 e Isernia con 280. Per la CGIA, il rincaro dei carburanti rappresenta quindi un problema non solo per i consumatori, ma anche per migliaia di imprese e lavoratori che dipendono quotidianamente dall’auto o dai mezzi pesanti.