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Economia: Italia migliore del previsto, ma il futuro è fragile
Il lavoro resta un punto di forza dell’Italia, ma la spinta del Pnrr diminuirà dal 2027. Serviranno quindi più investimenti privati, innovazione, formazione e produttività. Futuro fragile in un contesto globale incerto: il rischio è un ritorno dell’inflazione legato a energia e materie prime.
L’economia italiana ha iniziato il 2026 meglio delle attese, grazie alla spinta del Pnrr e alla tenuta dei consumi e degli investimenti, ma non si può trascurare il fatto che già si intravedono all’orizzonte segnali di rallentamento. Il vento favorevole potrebbe essere destinato a calare presto: mentre l’economia mondiale continua a crescere, seppure senza grande slancio, il nostro Paese dovrà infatti trovare nuovi motori per evitare di frenare di nuovo. La sfida, secondo l’analisi che arriva da Prometeia, è trasformare la spinta temporanea (fornita dai fondi Ue) in una crescita duratura, alimentata sulla capacità dei privati di investire, innovare e aumentare la produttività.
I consumi, gli investimenti e il Pnrr
Nell’aggiornamento del report, Prometeia ha rivisto al rialzo la stima di crescita del Pil italiano di quest’anno, allo 0,7% dallo 0,5% previsto in precedenza. Il miglioramento riflette soprattutto la buona performance della prima metà dell’anno, sostenuta dalla domanda delle famiglie, dalla ripresa degli investimenti e dall’accelerazione della spesa collegata al Pnrr. Il primo trimestre ha confermato la tenuta, con una crescita dello 0,3%: in particolare, i consumi delle famiglie sono aumentati dello 0,5% congiunturale e dell’1,2% annuo. A trainare la spesa sono stati soprattutto i beni durevoli, soprattutto le auto, mentre i servizi hanno beneficiato anche del turismo internazionale.
Energia e inflazione frenano famiglie e imprese
Nel frattempo, il reddito disponibile delle famiglie è cresciuto dell’1,6%, portando il tasso di risparmio all’8%. Un contributo importante è giunto anche le esportazioni, tornate a crescere del 2,2% congiunturale e dell’1,7% annuo. La ripresa ha interessato sia i beni sia i servizi. Tuttavia - sottolineano gli esperti - gli indicatori più recenti descrivono una sostanziale stabilità dell’attività economica nel secondo trimestre, segnale di una possibile frenata già nei prossimi mesi. A pesare, precisano, sarà soprattutto l’aumento dei costi energetici. E anche se a giugno l’inflazione è scesa al 3% su base annua, dal 3,2% di maggio, i prezzi dell’energia hanno continuato a crescere rapidamente.
Quest’anno l’inflazione è attesa al 3,1%
Bisogna mettere infatti in conto che l’aumento dei costi rischia di trasferirsi progressivamente su beni e servizi, riducendo il potere d’acquisto e comprimendo i margini delle imprese. Prometeia prevede un’inflazione media del 3,1% nel 2026, prima di un calo al 2,1% nel 2027. Il mercato del lavoro resta un punto di forza: ad aprile gli occupati hanno raggiunto i 24,3 milioni, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 5,1%. La crescita occupazionale dovrebbe però rallentare, anche per effetto della minore spinta del Pnrr e dei vincoli demografici. Per sostenere lo sviluppo saranno quindi necessari maggiori investimenti nella formazione, nella produttività e nella partecipazione al mercato del lavoro.
Dopo il Pnrr la crescita dovrà trovare nuovi motori
Il credito continua a sostenere l’economia: a maggio i prestiti complessivi sono cresciuti del 3% annuo, grazie soprattutto ai finanziamenti alle imprese. Anche in questo caso, però, il ritmo potrebbe rallentare con l’indebolimento della domanda e la fine del Pnrr. Proprio il futuro del Piano rappresenta il principale nodo della nostra crescita. Il 2026 sarà l’anno di massima attuazione e il Pnrr dovrebbe contribuire per circa 0,3 punti percentuali alla crescita e dal 2027 questo sostegno diminuirà. Per evitare una fase di stagnazione, sarà necessario che gli investimenti privati prendano il posto della spesa pubblica come principale motore dello sviluppo, soprattutto nei settori della digitalizzazione, della transizione e dell’efficienza produttiva.
Il fantasma dell’inflazione torna ad agitarsi
Sul fronte dei conti pubblici, Prometeia prevede un rapporto deficit/Pil al 2,9% nel biennio 2026-2027. Il rispetto della soglia del 3% resta un vincolo importante, considerato l’elevato debito pubblico e l’aumento dei costi di finanziamento. Nel frattempo, la debolezza italiana si inserisce in un’economia globale ancora fragile. Prometeia stima la crescita mondiale al 2,6% nel 2026, con una lieve accelerazione al 2,8% nel 2027. Il principale rischio è il ritorno dell’inflazione, alimentato dai prezzi dell’energia e delle materie prime. Il petrolio Brent è previsto in media intorno agli 86 dollari al barile. Per il 2026 gli Usa sono visti più resilienti (+2,3%) mentre la Cina dovrebbe raggiungere il 4,7%, sostenuta dalla manifattura, dall’export e dagli investimenti pubblici. Più debole appare invece l’Eurozona (+0,4%), penalizzata dalla dipendenza energetica e dalla domanda interna contenuta: la crescita è prevista allo 0,4% nel 2026.