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IA: accelera l’adozione in Italia, ma le PMI restano indietro
Molte aziende italiane non hanno una presenza online aggiornata e realmente efficace. Secondo Promos Italia e la WTO, integrare l'IA nelle loro strategie commerciali può aumentare la competitività e l’efficienza delle PMI e contribuire a una forte crescita del commercio mondiale entro il 2040.
L'intelligenza artificiale sta cambiando le regole dell'export e, per le imprese italiane, la sfida non riguarda più soltanto la qualità del loro prodotto ma essere anche in grado di trasformare questa tecnologia in metodo, strategia e capacità di penetrazione sui mercati esteri. Secondo un’analisi di Promos Italia, infatti, diventa sempre più decisiva la capacità di individuare nuovi sbocchi, trovare buyer, analizzare i competitor e comunicare in modo efficace attraverso i canali digitali. In questo scenario, l'IA si sta affermando come un importante strumento strategico per rafforzare la competitività del Made in Italy, anche se la sua diffusione tra le PMI nostrane resta ancora limitata.
Solo il 16,4% delle PMI italiane utilizza l’IA
I dati Istat confermano che l'export continua a rappresentare uno dei principali motori della crescita italiana. Allo scorso aprile le esportazioni sono aumentate dell'8,8% annuo in valore, con una crescita più marcata nei mercati extra UE (+12%). Nel trimestre tutte le macroaree del Paese hanno registrato un andamento positivo, con il Sud e le Isole che hanno segnato l'incremento più elevato (+13,1%). Per consolidare la crescita, però, le imprese sono chiamate a compiere un salto di qualità nell'innovazione digitale. Secondo Eurostat, nel 2025 solo il 16,4% delle imprese italiane utilizzava l’IA, una quota ancora inferiore alla media Ue. Le principali difficoltà riguardano la mancanza di competenze, i costi di implementazione e le incertezze normative, fattori che rallentano soprattutto le micro, piccole e medie imprese.
La presenza digitale sottovalutata
C’è un’altra pecca: l'indagine rivela un sistema imprenditoriale consapevole dell'importanza del digitale, ma ancora impegnato a trasformare gli strumenti high tech in un reale vantaggio competitivo. Il 58% delle imprese promuove o vende all'estero attraverso canali digitali e il 95% dispone di un sito web in più lingue. Senza contare che solo una parte delle aziende riconosce di avere una presenza online pienamente aggiornata e ottimizzata, elemento fondamentale per essere trovati da buyer e partner internazionali. Nel frattempo, anche le modalità di sviluppo commerciale si stanno evolvendo. Eventi e networking rimangono il principale canale di contatto con i mercati esteri, ma sono sempre più affiancati da siti web, e-commerce e social media. LinkedIn, per esempio, si conferma la piattaforma di riferimento per il business internazionale, mentre cresce l'utilizzo di strumenti di analisi dei dati per supportare le decisioni commerciali.
Non è una moda ma il cambio di paradigma
È chiaro che tra le imprese deve ancora radicarsi l’idea che l'IA possa accelerare questo processo, aiutandole a individuare i mercati più promettenti, selezionare i potenziali clienti, personalizzare i contenuti commerciali, analizzare i concorrenti e monitorare i risultati delle attività di export. Si tratta, in sostanza, di un supporto particolarmente importante per le PMI, che spesso dispongono di risorse limitate ma possono usare l'AI per ridurre tempi e costi delle attività internazionali. L’IA, tiene a sottolineare Giovanni Da Pozzo, presidente di Promos Italia, non è infatti una moda tecnologica, ma un cambio di paradigma per l'export. La vera sfida, aggiunge, è trasformare questa tecnologia in competenze, metodo e risultati misurabili: il rischio non è soltanto non utilizzare l'AI, ma farne un uso episodico, senza integrarla nelle strategie commerciali.
Lo scenario globale conferma il potenziale di questa tecnologia. L’intelligenza artificiale, secondo il ‘World Trade Report 2025’ della WTO, potrebbe infatti contribuire a una crescita del commercio mondiale fino al 37% entro il 2040. Per l'Italia, dove il tessuto produttivo è composto prevalentemente da PMI, cogliere questa opportunità significa rafforzare la competitività del Made in Italy in mercati sempre più digitali e guidati dai dati.