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Fondi: marzo in rosso per la raccolta a causa del Covid19

27/04/2020

Fondi: marzo in rosso per la raccolta a causa del Covid19

È stato un mese decisamente in negativo per l’industria del risparmio gestito: netto calo della raccolta netta, fuga dai settori più sensibili all’effetto coronavirus (obbligazioni e azioni), a favore della liquidità o comparti ritenuti più difensivi, quale il monetario. È questa la fotografia che emerge dalla mappa di Assogestioni per quanto riguarda marzo, che si è chiuso con una raccolta netta negativa per 8,7 miliardi di euro, allungando la serie negativa (dopo i -406 milioni di febbraio) e portando a -13,7 miliardi il saldo consolidato da inizio anno.

L’emergenza sanitaria ha alimentato la cautela

“Il mese – precisa una nota dell’associazione di categoria – è condizionato dalle tensioni sull’economia mondiale sorte per l’emergenza sanitaria connessa alla diffusione del Covid-19”. A questo si è aggiunta l’estrema volatilità registrata dai mercati finanziari, il blocco dell’attività produttiva, il crollo del prezzo del petrolio: un quadro che ha spinto gli investitori ad assumere un atteggiamento attendista e di basso profilo rispetto agli strumenti da mettere in portafoglio. Le masse gestite sono diminuite del 6,5% rispetto a febbraio a 2.143 miliardi di euro.

Bilancio in negativo per le gestioni collettive

La reazione alla crisi innescata dal coronavirus e l’impatto che questa ha avuto sulle scelte degli investitori si è vista in particolare sulle gestioni collettive, che hanno chiuso il mese con un marcato deflusso delle masse raccolte: -10,5 miliardi di euro (-1,06 miliardi in febbraio). Al contrario, il segno negativo è stato leggermente smussato dalle gestioni di portafoglio, grazie soprattutto alle case istituzionali, che hanno scritto un bilancio positivo e facendo addirittura meglio del mese precedente: +1,842 miliardi di euro contro i +658 milioni di febbraio.

Male i fondi aperti

Per quanto riguarda i sotto-comparti delle gestioni collettive, secondo la nota diffusa da Assogestioni, ad essere stati presi di mira dai riscatti sono stati i fondi aperti, i quali hanno archiviato il mese con -10,8 miliardi (-1,5 miliardi in febbraio e -14,6 miliardi di gennaio), che hanno abbassato sensibilmente la propria quota rispetto al patrimonio complessivo gestito al 48% dal 48,6% del mese precedente. I fondi chiusi hanno invece conservato il segno positivo, con una raccolta pari a +282 milioni di euro, dopo +458 milioni (+910 milioni nei primi tre mesi).

Bene le gestioni di portafoglio grazie agli istituzionali

Dietro la performance positiva delle gestioni di portafoglio ci sono i mandati raccolti dagli istituzionali, che hanno registrato nel mese considerato afflussi per 2,585 miliardi, dopo il modesto risultato di febbraio (+9 milioni a febbraio), che hanno ridotto il saldo negativo da inizio anno a -205 milioni. Segno negativo invece sui retail, che hanno invertito la rotta rispetto al mese precedente (-742 milioni dopo +650 milioni, a +175 milioni da gennaio). Da rilevare che in questo caso gli istituzionali hanno aumentato il peso al 46,4% del patrimonio gestito (da 45,7%).

Fuga da bond, azioni e flessibili

Durante marzo i risparmiatori hanno alleggerito pesantemente le posizioni detenute nei fondi obbligazionari (-8,59 miliardi, dopo +1,47 miliardi a febbraio), azionari (-4,11 miliardi dopo -2,45 miliardi) e flessibili (-3,21 miliardi dopo -2,24 miliardi). L’ondata delle vendite è risultata più contenuta nei confronti dei bilanciati (-1 miliardo dopo +695 milioni), mentre l’unica tipologia ad avere chiuso su un terreno positivo è stata quella dei fondi monetari: che hanno visto accelerare la raccolta netta relativa di 6,2 miliardi (1,02 miliardi in febbraio).

Sotto il profilo della denominazione, i fondi di diritto italiano hanno registrato una raccolta netta di -1,5 miliardi (-361 milioni a febbraio), mentre i fondi di diritto estero hanno segnato -9,3 miliardi (-1,2 miliardi). Il mese, secondo quanto emerge dalla mappa di Assogestioni, si è chiuso su un terreno negativo per 33 case su 56 monitorate. La classifica è guidata da Poste Italiane, Bnp Paribas, Mediolanum e Generali, mentre è chiusa da Intesa San Paolo, Amundi, Jp Morgan Am, Morgan Stanley e Azimut.

A cura di: Fernando Mancini
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