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Coronavirus: lo tsunami della recessione è globale

29/04/2020

Coronavirus: lo tsunami della recessione è globaleL’impatto della pandemia da coronavirus sull’economia mondiale sarà più lungo e più intenso di quanto si potesse prevedere inizialmente. La difficoltà di contenimento del Covid-19 sta costringendo gli analisti a rivedere in corsa le loro stime, anche alla luce delle recenti statistiche (che iniziano a scontare gli effetti del virus), che rivelano un quadro più drammatico del previsto. Lo dice la stessa presidente della Bce, Christine Lagarde, quando ammette che “i più recenti dati macro dell'Eurozona hanno iniziato a mostrare cali senza precedenti, indicando un’ampia contrazione della produzione nell'area, nonché un rapido deterioramento dei mercati del lavoro”.

Ocse, agire subito per limitare i danni

Il problema è globale e le economie avanzate saranno le più penalizzate, sostiene Angel Gurria, segretario generale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Per questo il responsabile dell’Ocse chiede con forza un’azione comune per evitare un peggioramento della crisi fuori controllo. Secondo Gurria, infatti, la situazione sta precipitando, tanto che la possibilità di una ripresa a ‘V’ dell’economia – prevista da alcuni analisti - appare poco probabile. Nel migliore dei casi, ha affermato, è più probabile che il mondo vada incontro a una ripresa a ‘U’ se, sin da ora, verranno prese le decisioni giuste.

Bce, elevata incertezza su evoluzione inflazione

L’economia europea in sostanza naviga a vista poiché, sottolinea la numero uno dell’Eurotower, “l'incertezza è molto elevata e rimarrà tale, il che rende estremamente difficile prevedere l'estensione e la durata probabili dell'imminente recessione e della successiva ripresa”. Nell’Eurozona, aggiunge, se da una parte “l'inflazione è attualmente bassa, riflettendo in gran parte il recente forte calo dei prezzi dell'energia e, in prospettiva, si prevede che quella complessiva diminuirà ulteriormente sul breve termine”, purtroppo all’altra parte “le implicazioni della crisi del coronavirus per l'inflazione a medio termine restano avvolte da un'elevata incertezza”.

Bruxelles, il bilancio Ue la chiave della ripresa

La crisi del coronavirus ha un carattere simmetrico, nel senso che colpisce tutti ma, ha affermato la presidente della Commissione von der Leyen all'Europarlamento “la ripresa non lo sarà, perché il colpo per alcune aree sarà maggiore ed è per questo motivo che la coesione sociale e la convergenza economica saranno più importanti rispetto al passato”. Proprio per questo, ha sottolineato, “il bilancio Ue sarà la chiave della ripresa, sarà diverso da quanto immaginato per poterlo usare come leva per investimenti massicci allo scopo di far ripartire l'economia”. L'idea è anticipare i fondi Ue rispetto ai tempi del nuovo bilancio 2021-2027 per “far partire subito gli investimenti”.

Fmi, la peggiore recessione della storia

L’Fmi stima che il costo dello tsunami da Covid-19 sarà pari a una flessione del Pil mondiale del 3%: una recessione che – spiega -  non ha precedenti, la peggiore dopo la Grande Depressione e che non avvicina neppure la crisi finanziaria che ha colpito il mondo nel 2007-9. I Paesi sviluppati pagheranno il prezzo maggiore, in particolare l’Eurozona (-7,5%), con le più ampie contrazioni stimate per l’Italia (-9,1%) e la Grecia (-10%). Tuttavia l’onda lunga della crisi, secondo il Fondo, non risparmierà nessuno: dalla Germania (-7%) alla Francia (-7,2%), alla Spagna (-8%). Gli Stati Uniti limiteranno le perdite a -5,9%). In controtendenza nel mondo saranno le economie di Cina e India.

L’Italia sarà tra i Paesi più toccati

L’economia italiana sarà una delle più toccate dal coronavirus. Nel primo trimestre, riporta il Bollettino Economico di Banca d'Italia, la flessione è stata del 5% e “una caduta significativa” è attesa anche nel II trimestre. Via Nazionale non fa previsioni, ma indica “un verosimile recupero nella seconda metà e una accentuata ripresa dell'attività nel 2021”, la cui intensità però dipenderà da molti fattori, tra cui la fiducia delle famiglie e “la capacità delle imprese di restare sul mercato nonostante le perdite subite nella fase di arresto dell'attività”. Il Bollettino conferma la stima di un calo della produzione industriale del 15% a marzo e complessivamente di sei punti percentuali nel trimestre.

S&P stima a -9,9% il Pil italiano per quest’anno

Intanto S&P è tornata a rivedere, peggiorandole, le proprie stime sul Prodotto interno lordo dell'Italia: nel 2020 il nostro Pil calerà del 9,9%, mentre dovrebbe registrare una solida ripresa al ritmo del 6,4% nel 2021 e del 3,2% nel 2022. In sostanza, secondo gli esperti, il nostro Paese dovrebbe accusare quest’anno una caduta superiore alla media prevista per l’Eurozona (-7,3%), ma mettere a segno un recupero migliore (+5,6% nel prossimo). Fra gli altri Paesi europei, S&P vede un calo del Pil tedesco pari al 6% quest'anno, seguito poi nei due anni successivi da tassi di espansione rispettivamente del 4,3% e del 3,3%.

A cura di: Fernando Mancini
Parole chiave: coronavirus, fmi, ocse, economia, ue
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