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Fondi, un veicolo d’investimento per tutti

13/05/2019

Negli ultimi venti anni, i fondi comuni d’investimento hanno assunto un peso rilevante nell’offerta del risparmio gestito. Questi veicoli d’investimento, che consentono al piccolo risparmiatore di destinare quote della propria ricchezza a mercati azionari e obbligazionari appartenenti alle diverse categorie e aree geografiche, vengono genericamente chiamati fondi comuni, ma sono in realtà definiti dalla legge con l’acronimo Oicr (organismi di investimento collettivo del risparmio).

Questi strumenti raccolgono le somme di più investitori (attraverso la sottoscrizione di quote) e le investono in forma collettiva, come un unico patrimonio. L’insieme dei sottoscrittori partecipa agli utili conseguiti dal veicolo (ma anche alle eventuali perdite) in proporzione al numero di quote possedute. Tutti i fondi si prefiggono di ottenere una valorizzazione del patrimonio, ma quest’impostazione non garantisce sempre e comunque un rendimento. Nonostante i fondi ripartiscano e riducano i rischi attraverso una diversificazione del proprio portafoglio, sottoscrivere quote di fondi significa comunque investire in attività contraddistinte da un certo livello di rischio.

Il fondo è un patrimonio giuridicamente separato sia dal patrimonio della società di gestione sia da quello dei singoli partecipanti. Questa caratteristica è molto importante perché implica l’impossibilità per i creditori della società di gestione di aggredire il fondo per soddisfare i propri crediti. Si tratta di una norma chiave per tutelare i diritti dei partecipanti. Alla società di gestione viene affidato un mandato che la vincola a gestire il fondo secondo modalità d’investimento predefinite, utilizzando le informazioni e le esperienze di cui dispone. Tali vincoli sono indicati con precisione all’interno del prospetto informativo.

La struttura degli Oicr

E’ possibile individuare dei criteri di suddivisione per mettere ordine nell’insieme dei prodotti presenti sul mercato. Un primo criterio è costituito dalla struttura, che distingue i fondi aperti da quelli chiusi e i fondi dalle Sicav. La particolare struttura dei fondi aperti consente di sottoscrivere quote o chiederne il rimborso in ogni momento. Il loro patrimonio non è fissato in un ammontare predefinito, ma può continuamente variare, in aumento per le nuove sottoscrizioni o in diminuzione per i rimborsi. Il patrimonio varia anche in funzione all’incremento o alla diminuzione di valore dei titoli in portafoglio.

I fondi chiusi hanno invece un patrimonio predefinito, che non può variare a seguito di nuove sottoscrizioni e rimborsi e che è suddiviso in un numero predeterminato di quote. In questo caso, le quote possono essere sottoscritte, nei limiti della disponibilità, soltanto durante la fase di offerta, che si svolge prima di iniziare l’operatività gestionale vera e propria, e il rimborso avviene normalmente alla scadenza. E’ comunque possibile acquistare o vendere le quote in Borsa nel caso in cui siano ammesse alla quotazione.

La diversa struttura è funzionale alle diverse politiche d’investimento perseguite.

Ai fondi chiusi sono riservati investimenti poco liquidi e di lungo periodo (immobili, crediti, società non quotate). In questi casi è necessario che il gestore possa fare affidamento sulla stabilità del patrimonio del fondo per un certo periodo di tempo, stabilità che potrebbe essere pregiudicata da un’ondata di rimborsi.

I fondi aperti investono invece in azioni, obbligazioni e altri strumenti finanziari quotati che possono essere, in qualsiasi momento, negoziati sul mercato. Per questa ragione, i fondi aperti non necessitano di un patrimonio particolarmente stabile, in quanto eventuali esigenze di liquidità possono essere fronteggiate vendendo i titoli in portafoglio.

A cura di: Rocki Gialanella

Parole chiave:

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