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Mercati: credono nella ripresa ma temono ancora il Covid

I mercati dovrebbero continuare al puntare al rialzo, sostenuti dal successo della campagna di vaccinazione, dalle misure dei Governi, dalla ripresa della domanda e dalla posizione esternamente accomodante delle Banche centrali. Per gli analisti sono eccessivi i timori su inflazione e tassi.

11/08/2021
I mercati credono nella ripresa economica globale ma temono ancora la pandemia e la crescita dell'inflazione

I segnali che continuano a lanciare le principali economie mondiali sono sempre più chiari. Il successo delle campagne di vaccinazione, le misure record di sostegno da parte dei Governi e la domanda repressa al consumo stanno imprimendo – secondo l’outlook per il secondo semestre di Capital Group - una storica svolta all'economia globale. L’accelerazione della congiuntura ha colto tutti di sorpresa. L’FMI, per esempio, ha più che raddoppiato la stima del PIL Usa di quest’anno: a +6,4% dal +3,1% indicato sei mesi fa. Eppure, i mercati si muovono su un quadro estremamente fluido, con buona parte dei Paesi ancora seriamente impegnata con nuove ondate (e le varianti) dei contagi da Covid.

Ancora non c’è l’effetto completo delle riaperture

Ciononostante, Filippo Lanza, gestore del fondo HI Numen Credit Fund di Hedge Invest Sgr continua a restare molto positivo nei confronti della crescita globale, convinto che i mercati non abbiano ancora assistito all’effetto complessivo delle riaperture, laddove le attività economiche hanno potuto ripartire. Alla fine, sottolinea, il virus verrà debellato e le vaccinazioni si dimostreranno efficaci, facendo accelerare in modo forte sia la congiuntura sia le pressioni inflazionistiche strutturali. Uno dei motivi a supporto di questa sua visione sono gli stimoli fiscali intrapresi in risposta alla crisi e destinati a rimanere molto forti nei prossimi anni, sommati all’azione delle Banche Centrali.

Le Banche centrali ancora a favore della ripresa

Le Banche centrali, secondo Lanza, rimuoveranno infatti il loro supporto in modo molto graduale, vista la continua incertezza sulle varianti del virus e il cammino ancora incerto verso una piena ripresa. Il gestore, pur ritenendo poco plausibile un rialzo dei tassi d’interesse a breve, si aspetta comunque una riduzione degli stimoli monetari. I mercati, d’altronde, stanno prezzando questo scenario per i mesi a venire. Anche la minima deviazione rispetto al caso di base (dovuta, ad esempio, a un repentino e imprevisto inasprimento monetario o alla scoperta di una nuova variante del virus in grado di far deragliare la ripresa) potrebbe innescare un significativo riprezzamento dei premi al rischio.

Eccessivi i timori su inflazione e tassi

In sintonia è il parere di Darrell Spence, economista di Capital Group, secondo cui anche i timori per l'inflazione e i rialzi dei tassi negli USA appaiono in questo momento eccessivi. L'inflazione statunitense, in particolare, dovrebbe impennarsi nei mesi a venire, sospinta dall'incontro fra la domanda indotta dalle misure di incentivazione e l'offerta limitata dovuta alla pandemia. Tuttavia, ha aggiunto, con il progressivo ritiro delle misure di stimolo e la piena riapertura delle economie, l'inflazione d’Oltreoceano dovrebbe tornare ad attestarsi sul 2% circa annualizzato, come prima della pandemia. Per contro, Spence stima che rialzi dei tassi Usa appaiono probabili nel 2023. Insomma, la Fed rimarrà a guardare ancora per almeno 18 mesi, visto che anche lo stesso presidente, Jerome Powell, prevede che gli elevati dati sull'inflazione registrati recentemente inizieranno a diminuire.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

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