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Intelligenza artificiale: nel 2026 la sfida è la redditività
Alle imprese non basta più la cassa per finanziare gli investimenti in IA, e quindi ricorrono al debito. Questo aumenta i rischi: creditori e investitori chiedono percorsi chiari per ricavi e profitti, mentre tassi elevati o economia più rigidi potrebbero mettere in difficoltà i soggetti più indebitati.
L’intelligenza artificiale, con il 2026, entra in una nuova fase: dopo gli ingenti investimenti stanziati nella ricerca e sviluppo, è il momento di vedere se è in grado di generare utili. Dopo tre anni dal lancio di ChatGPT, il dibattito al riguardo sta infatti cambiando. Accanto alla tecnologia, diventano centrali la solidità finanziaria delle imprese che ci hanno investito e, soprattutto, la capacità di trasformare questa innovazione in profitti reali. Per gli investitori e le aziende la sfida non è comunque più solo immaginare il futuro, ma anche costruirlo in modo sostenibile: ovvero in utili stabili e duraturi. Dopo una prima fase dominata dall’entusiasmo e dall’innovazione, oggi, affermano Dom Rizzo e Mark Stodden, portfolio manager e global technology equity, e Mark Stodden, credit analyst di T. Rowe Price, l’attenzione si sposta dunque sempre di più su un punto chiave: la redditività.
Grandi investimenti e rischio bolla
Nell’attesa di questa verifica, gli investimenti continuano a crescere rapidamente. Le grandi aziende high tech stanno infatti spendendo miliardi di dollari per costruire nuovi data center, acquistare chip avanzati e potenziare i servizi cloud. L’IA è vista in generale come il prossimo grande motore di produttività globale, paragonabile per importanza che ha avuto l’arrivo dall’elettricità, con applicazioni che vanno dalla sanità alla finanza, dall’industria all’istruzione. Tuttavia, osservano i due esperti, l’ottima performance dei titoli legati all’IA e la forte attività speculativa stanno alimentando timori di una possibile bolla, soprattutto per l’aspetto finanziario. Infatti, la dimensione degli investimenti è diventata così grande che molte aziende non riescono più a finanziarli solo con risorse interne. Per questo motivo, sempre più spesso fanno ricorso al debito.
L’incognita del crescente debito
Le aziende più solide hanno finora utilizzato soprattutto i flussi di cassa per investire nell’IA: ma non basta più. Così, il credito privato e l’obbligazionario sono diventati fonti di finanziamento sempre più importanti. Il debito, ricordano però Rizzo e Stodden, comporta obblighi precisi: va restituito e richiede il pagamento di interessi regolari. Questo aumenta la pressione sulle aziende, che devono mostrare di poter generare entrate costanti. Rispetto agli investitori azionari, chi presta denaro è meno disposto a correre rischi e chiede percorsi chiari verso la monetizzazione. Quindi, un debito eccessivo può diventare pericoloso, soprattutto se la crescita dei ricavi rallenta o se le condizioni economiche peggiorano. Tassi alti o una riduzione della liquidità potrebbero mettere in difficoltà le aziende più esposte. Se questo accadesse su larga scala, i problemi potrebbero estendersi anche a investitori e finanziatori.
Hardware e grandi piattaforme al centro della crescita
Secondo i due esperti, nonostante questi rischi, le prospettive di lungo periodo per l’IA restano positive. In particolare, il mercato dei chip per l’intelligenza artificiale è destinato a crescere fortemente. Secondo le stime di AMD, il valore del mercato dei microprocessori per data center IA potrebbe passare dai circa 200 miliardi di dollari del 2025 a 1.000 miliardi nel 2030. In questo ambito, i produttori di chip giocano un ruolo centrale perché forniscono l’hardware indispensabile per addestrare e far funzionare i modelli di IA. Le loro competenze, dimensioni e catene di fornitura consolidate rendono difficile l’ingresso di nuovi concorrenti. Gli investitori dovrebbero monitorare anche gli hyperscaler, ovvero le grandi aziende che gestiscono cloud e data center, i quali continuano a trainare il settore. Senza contare che la domanda di servizi cloud e soluzioni di IA rimane forte in tutti i settori economici. Allo stesso tempo, la concorrenza sta aumentando, con nuovi attori come OpenAI che cercano di entrare nel loro mercato principale, spingendo ulteriormente gli investimenti e l’innovazione.
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