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Mercati: l’inflazione alimenta attese di un rialzo dei tassi

Crescono i timori di un possibile rialzo dei tassi a causa dell’inflazione. Preoccupano soprattutto i problemi nelle linee di approvvigionamento. Al momento l’azionario sfrutta al meglio l’aumento dei prezzi, ma l’eventuale stretta creditizia sarà abbastanza dolorosa per alcuni settori del mercato.

05/11/2021
Analisi sulle prospettive dei tassi d'interesse

Gli investitori si stanno concentrando sempre più sul panorama tassi, in particolare sulla parte breve della curva. Il là è arrivato dal Regno Unito, dove il mercato ha iniziato improvvisamente a prezzare un aumento dei tassi. Dietro al movimento ci sono state le parole del Governatore della BoE, Andrew Bailey, il quale ha rimarcato che mentre la politica monetaria non può risolvere i colli di bottiglia dell'offerta, le Banche centrali devono reagire comunque. Il Paese sta infatti facendo i conti con un’inflazione galoppante e con i problemi (soprattutto Oltremanica) nelle linee di approvvigionamento e le continue incertezze sul dopo Brexit: un mix che rafforza i dubbi sulle prospettive di crescita e, di riflesso, i timori di una potenziale stagflazione stile anni ’70.

Inflazione oltre il 6%, non solo nel Regno Unito

La recente lieve frenata dell’inflazione non cambia lo scenario, perché era data per scontata per un effetto base favorevole. Lo sostiene, tra gli altri, anche Mark Dowding, CIO di BlueBay, che si aspetta che l'inflazione del Regno Unito salga oltre il 6% nei prossimi mesi, mentre diventa sempre più chiaro che anche altri Paesi potrebbero vedere un’inflazione oltre il 6% nel medio termine. I problemi sono comuni: lo shock dell'offerta rischia di avere ripercussioni durature sulle catene di rifornimento globali. Dopo le carenze avvertite nel settore energetico, il mercato ora sconta problemi in altri comparti come quello automobilistico, dove – oltre alla carenza di chip - attualmente risulta sotto pressione la domanda di magnesio, con conseguenze di vasta portata per la produzione.

L’azionario sfrutta al meglio l’aumento dei prezzi

Al momento queste pressioni non hanno avuto grandi ripercussioni sulla domanda, come mostra il buon andamento delle vendite al dettaglio negli Usa e in Cina. Questo indica che, secondo Dowding, per ora le aziende hanno il potere di adottare prezzi più alti e quindi è più probabile che questi prezzi si manifestino nell'inflazione, piuttosto che impattare sui margini aziendali. Infatti, la stagione degli utili è iniziata bene, spingendo molti indici azionari verso nuovi massimi e offrendo supporto agli asset rischiosi. Al contrario, l’azionario ha messo in secondo piano la tempesta cinese di Evergrande, il tetto del debito statunitense e addirittura la recrudescenza dei casi di Covid, che minacciano di portare a nuove restrizioni in alcuni Paesi.

I dubbi su Turchia, Brasile e Cina

Sulla difensiva i Paesi emergenti, anche se sono esposti a fattori che potrebbero cambiare lo scenario. In Turchia, per esempio, la Banca centrale ha tagliato i tassi di 200 pb al 16%, nonostante l’inflazione sia vicina al 20% e ci sia il rischio che l’ulteriore debolezza della valuta locale la spinga più in alto. Altro esempio il Brasile, dove il Presidente, Jair Bolsonaro, sembra essere riuscito a evitare l’accusa di omicidio e genocidio (ma la sua popolarità sembra compromessa in vista delle elezioni del prossimo anno), mentre continuano a esserci dubbi sul fatto che l’austerità fiscale sia la politica giusta per un’economia la cui crescita dovrebbe essere tra le peggiori dei Paesi del G20 nel 2022. Altra incognita è la Cina, dove le stime di crescita restano deboli.

Notizie positive invece dall’Eurozona, dove si ritiene che l’uscita di scena del banchiere-falco Jens Weidmann potrebbe unificare maggiormente l’Eurotower. I successori potenziali come Jörg Asmussen, ex viceministro delle Finanze, Claudia M. Buch o Isabel Schnabel sembrano infatti tutti più centristi e orientati all’integrazione. A rafforzare questa sensazione, secondo l’esperto di BlueBay, hanno contribuito i recenti messaggi arrivati da Philip Lane e Francois Villeroy de Galhau (rispettivamente capo economista della Bce e Governatore della Banca di Francia), che hanno indotto a credere che la Bce respingerà gli attuali prezzi di mercato che hanno, in modo ambizioso, escluso tassi cash negativi entro i prossimi due anni.

All’inizio la stretta creditizia sarà abbastanza dolorosa

L’attuale fase attraversata dai mercati è definita da Dowding come lo Squid Game della famosa serie televisiva: siamo solo all’inizio del gioco (che prevede una lotta all’ultimo sangue), resta da vedere chi sopravviverà con tassi più alti. Un ‘via libera’ a una stretta potrebbe essere abbastanza doloroso per alcuni settori dell'economia, e non tutti i Governi avranno le capacità necessarie per mantenere la rotta. L’esperto ammette di continuare quindi a preferire Paesi con soldi fondamentali e politiche ortodosse, ma Banche Centrali e Governi devono comunque fare molta attenzione a come si adeguano al prossimo ciclo. Alcuni rialzi dei tassi, come nel Regno Unito, potrebbero infatti risultare troppo prematuri e il mercato sarà rapido nel punire gli errori.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

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