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Ripresa: 42% italiani metterebbe a disposizione i risparmi

13/08/2020

Ripresa: 42% italiani metterebbe a disposizione i risparmi

In questa delicata fase di ripartenza post-lockdown, i risparmi privati possono essere decisivi nel fornire all’economia reale il capitale necessario per rimettersi in moto. Ne sono coscienti gli italiani, l’89% dei quali si dichiara consapevole del ruolo cruciale che i propri investimenti possono giocare nel rilancio del Paese. È quanto emerge dalla ricerca (che ha coinvolto oltre 23mila persone in 32 Paesi) Schroders Global Investor Study 2020, secondo cui un’ampia percentuale di italiani non si limita solo a prendere atto della situazione, ma è pronta a impegnarsi in prima persona concretamente: “ben il 42% infatti si dichiara disposto a modificare il proprio portafoglio o a considerare nuovi strumenti finanziari per assicurarsi di contribuire alla ripresa”.

Il sangue freddo del Belpaese nelle fasi di volatilità

Anche nella fase più acuta della crisi gli italiani si sono distinti, confermando di avere nervi più saldi e un atteggiamento più prudente rispetto agli investitori internazionali. Secondo lo studio di Schroders, nel periodo febbraio-marzo il 32% di loro non ha apportato cambi al portafoglio, un dato nettamente superiore rispetto al globale (22%) e a quello europeo (24%). Resta comunque alta la percentuale di italiani che, di fronte all’incertezza, ha preferito correre ai ripari. Lo studio evidenzia che il 22% di loro ha riallocato una parte importante del portafoglio su asset con rischio inferiore (comunque meno rispetto alla quota globale (28%) ed europea (25%). C’è anche chi ha colto l’occasione invece per spostare una parte consistente su investimenti più rischiosi, ma appena il 9% (anche in questo caso percentuale più bassa rispetto al 15% registrato a livello globale e al 12% in Europa).

I Millennial, generazione più reattiva e meno paziente

Durante l’apice dell’emergenza sono emerse differenze di comportamento tra gli investitori di diverse età. In Italia,quella dei Millennial è la generazione più reattiva e meno ‘paziente’: solo il 21% non ha apportato modifiche al portafoglio o non ne ha cambiato il livello di rischio, contro una media del 44% per gli investitori con un’età superiore ai 37 anni, una differenza che si riscontra anche a livello globale (23% millennial contro 37% altre generazioni). Un divario significativo esiste anche tra gli italiani che si auto-definiscono ‘esperti’ e ‘principianti’: tra i primi, che mostrano un comportamento molto più attivo, solo il 26% non ha apportato modifiche al portafoglio o non ne ha cambiato il livello di rischio, contro il 67% dei secondi. Simile la differenza anche a livello globale.

La scoperta dell’importanza del consulente

La crisi da Covid-19, secondo la ricerca, ha senz’altro generato negli italiani una maggiore preoccupazione per i propri risparmi: il 46% dichiara di pensare ai propri investimenti almeno una volta alla settimana (49% globale, 46% in Europa), rispetto ad appena il 31% prima della pandemia. In questa situazione di emergenza e incertezza, ricevere consigli e informazioni aggiornate per poter gestire al meglio i risparmi si è rivelato un aspetto cruciale per molti investitori. Lo studio evidenzia come, tra gli italiani che si affidano a un consulente (esclusi robo-advisor), il 35% esprime un giudizio positivo sul livello di supporto ricevuto durante la pandemia, mentre il 25% ammette di aver dovuto sollecitare l’aiuto desiderato. Le circostanze hanno anche portato qualche ripensamento tra gli italiani che gestiscono gli investimenti per conto proprio: il 35% di questi dichiara infatti di aver sentito la mancanza di una consulenza professionale durante la crisi.

Italiani più realisti nelle aspettative dei rendimenti 

Guardando ai prossimi anni, la pandemia non sembra aver incrinato l’ottimismo generale sulle previsioni di rendimento per i propri investimenti. Anche in questo ambito però gli italiani spiccano per essere tra i più realisti a livello globale, aspettandosi in media un rendimento totale del 7,9% all’anno per il prossimo quinquennio, un dato in linea con quello del 2019 (8,1%), ma decisamente inferiore alla media globale (10,9%) ed europea (9,4%), entrambe addirittura in aumento rispetto all’anno scorso (rispettivamente 10,7% e 9,0%).

A cura di: Fernando Mancini
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