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Usa: la Fed si accinge a tagliare i tassi

L’economia statunitense probabilmente eviterà la recessione grazie a un’azione più forte da parte della Fed: la politica monetaria, infatti, è destinata a prendere una direzione maggiormente accomodante. Questo è quanto auspicato dal Presidente, Donald Trump.

07/06/2019
grafico prezzo delle case
La Fed e i tassi di interesse

Sull’economia statunitense si stanno addensando le nubi ma, con tutta probabilità, eviterà la recessione grazie a un’azione più forte da parte della Fed. Infatti, a causa delle molte incertezze legate alla guerra commerciale aperta dalla Casa Bianca su più fronti, la politica monetaria è destinata a prendere una direzione maggiormente accomodante tanto auspicata dal Presidente, Donald Trump.

Lo scenario è mutato radicalmente nelle ultime settimane, rispetto a quando sono stati pubblicati i verbali dell’ultima riunione del Fomc, quella terminata il primo maggio scorso (con il costo del denaro confermato al 2,25-2,5%). Allora i banchieri centrali hanno sostenuto che l’approccio “paziente” della Fed sarebbe rimasto probabilmente appropriato per un po’, specialmente in un contesto di crescita moderata e pressioni inflative invariate. La sintesi di questo cambio di passo è stata fatta da Keith Wade, chief economist and stratgegist di Schroders, secondo cui “le aspettative sui tassi di interesse sono molto mutate nel corso dell’ultima settimana, in scia al tweet del Presidente Trump sull’imposizione di dazi al Messico”, nuovo fronte dopo quelli aperti con l’Europa e, soprattutto, con la Cina.

Powell, faremo tutto il possibile per aiutare l’economia

 Oggi, spiega l’esperto, “il mercato prezza quasi tre tagli dei tassi di 25 punti base ciascuno per quest’anno da parte della Federal Reserve: solo una settimana fa, le attese erano per una sola riduzione”. Verosimilmente, secondo Wade, la Fed taglierà i tassi non prima dell’anno prossimo, quando il rallentamento dell’attività economica incomincerà a essere più evidente. Comunque sia, il Presidente della Fed, Jerome Powell, ha fatto intendere che questa possibilità potrebbe avvenire prima del previsto. Accennando al rallentamento dell’economia Usa in atto, al perdurare della crisi tra Stati Uniti e Cina e del rischio di recessione che si intravede all’orizzonte, Powell ha infatti assicurato che “faremo tutto quanto necessario per sostenere l’economia statunitense”. L’unico suo dubbio consiste nel fatto che, tagliare i tassi per sostenere l’inflazione, “potrebbe provocare rischi di eccessi destabilizzanti nei mercati finanziari e altrove”. Infatti, se da una parte i mercati già scontano un intervento della Fed (e questo toglie l’effetto ‘sorpresa’ all’azione), dall’altra sono imponderabili gli effetti a cascata dei dazi più elevati (sul commercio, sulla fiducia dei consumatori, sulla debolezza dell’azionario, sull’inflazione). 

Pil Usa: in ulteriore frenata nel secondo semestre 2019

Tornando al quadro congiunturale, le stesse previsioni Nowcast della Fed i Atlanta e di New York lasciano intuire che nel secondo trimestre di quest’anno la crescita del Pil statunitense accuserà un marcato rallentamento. Le loro stime indicano un +1,4%: se così fosse, sarebbe un ritmo di crescita più che dimezzato rispetto al +3,2% registrato nel corso dei primi tre mesi. E, davanti alle incognite che potrebbe riservare la guerra commerciale, non è difficile immaginare un ulteriore rallentamento dell’economia nel corso della seconda metà dell’anno. Nei periodi caratterizzati da una frenata della crescita economica, solitamente le Borse performano peggio, con una volatilità maggiore rispetto ad altre fasi del ciclo. Per contro i titoli di Stato guadagnano terreno e offrono rendimenti migliori rispetto al passato. Ma allo stato attuale lo scenario è diverso ai precedenti rallentamenti che hanno segnato la congiuntura d’Oltreoceano. Poche società di gestione si aspettano la caduta in recessione dell’economia Usa, primo perché guardano con fiducia all’aiuto che dovrebbe arrivare dalla Fed e poi perché finora gli utili societari hanno battuto le previsioni (del 6,6% di media negli Stati Uniti, con il 72% dei gruppi che ha registrato profitti superiori alle stime). 

Portafoglio investitori: la migliore difesa è la diversificazione

Secondo gli esperti, dopo la correzione vista nell’ultima parte del 2018, l’azionario ha ancora margini di miglioramento. Tuttavia le incertezze che ci sono sullo sfondo sono elevate (soprattutto quelle legate alla guerra commerciale) e questo consiglia di mantenere un portafoglio con carattere difensivo, magari maggiormente diversificato (regioni, Paesi, comparti, attività, stili, dimensioni, aree) che permetta di affrontare al meglio eventuali rischi sistemici. Insomma, gliinvestitori hanno la possibilità di scegliere un porto sicuro: un portafoglio con una bassa correlazione sia con i mercati azionari sia con quelli obbligazionari, aspettando un chiarimento sul reale stato dell’economia statunitense.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

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