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I termometri del rischio

13/06/2019

I termometri del rischioIl trend dei mercati obbligazionari, i risultati trimestrali conseguiti dalle imprese e i saliscendi delle quotazioni delle materie prime sono i sorvegliati speciali degli operatori.

Dopo anni di rialzi senza interruzioni degne di nota da parte dei principali listini azionari dei paesi industrializzati, alimentati in primis dalle politiche monetarie ultra-espansive adottate dalle banche centrali, le incertezze cominciano a fare breccia negli investitori retail e istituzionali. Prima o poi, il cambio del ciclo si manifesterà e la preoccupazione di tutti gli esperti sembrano focalizzarsi proprio sulla ricerca degli indicatori più affidabili per individuare i primi segnali di cambiamento.

Quasi tutte le società d’investimento concordano sulla necessità di restare investiti nel mercato azionario per non perdere i vantaggi offerti da ulteriori rialzi e per cercare di dare un po' di sprint a portafogli che avrebbero pochi margini di rivalutazione se fossero sovraesposti al solo mercato obbligazionario investment grade. Allo stesso tempo, i timori per l’arrivo di una recessione fanno lievitare i consigli volti all’approccio di un’esposizione prudente o quantomeno neutrale.

Ma quali sono le variabili che gli esperti non perdono di vista per capire la potenziale evoluzione del ciclo economico? Il comportamento del comparto obbligazionario, i risultati conseguiti dalle aziende e l’evoluzione delle quotazioni delle materie prime sono i punti di riferimento principali per individuare dei segnali veritieri.

Il mese di marzo ha registrato un punto di inflessione dei mercati in ragione del cambio di tono dei messaggi della Federal Reserve e della Bce. Draghi ha rinviato il primo rialzo del costo del denaro a data da destinarsi e la Federal Reserve ha rinunciato a qualsiasi rialzo nel 2019 e ha ipotizzato un solo ritocco nel 2020. Il risultato più evidente di tali decisioni è stato il calo dei rendimenti dei government bond dei paesi industrializzati. Il rendimento del Bund decennale è tornato in terreno negativo (dato che non registrava dal 2016), offrendo un guadagno insperato per gli investitori più conservatori. L’afflusso massiccio di capitali verso i titoli di stato tedeschi è un inequivocabile segnale di nervosismo da parte degli operatori.

Il recupero delle obbligazioni si è esteso dai bond dei paesi core anche ai corporate bond, inclusi quelli ad alto rendimento (High yield). Lo spread di questi rispetto ai titoli più sicuri si è riportato su livelli molto bassi. Attualmente l’universo dei titoli ad alto rendimento presenta uno spread che si muove nel range più basso di sempre: tra i 1.200 e i 280 punti base. E’ probabile che un ritorno dei timori per l’approssimarsi di una fase di decelerazione economica possa comportare un incremento dei tassi d’insolvenza degli high yield bond, tuttavia, la maggior parte degli esperti sostiene che l’aumento dei casi di default non dovrebbe sconvolgere il segmento.

Il prezzo del petrolio è un altro fattore chiave per leggere lo stato di salute del ciclo economico. Il suo prezzo cala con forza in scia ai timori di recessione e sale quando le attese si concentrano per un ulteriore espansione del ciclo. Non bisogna però dimenticare che a volte i saliscendi del prezzo sono un falso allarme per coloro che cercano indizi tali da poter formulare previsioni sull’andamento dell’economia. Questo accade quando sono le tensioni geopolitiche a guidare le quotazioni del barile.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: indicatori, bond, petrolio, utili
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