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Come funzionano gli acquisti di corporate bond della Bce?

14/06/2016

Ci sono voluti tre mesi per passare dalle parole ai fatti. Dopo l’annuncio fatto nel corso della press conference seguita alla riunione del board della Bce di marzo, Mario Draghi ha avviato il piano di acquisti di corporate bond con la sottoscrizione di titoli emessi –tra le altre- dall’italiana Generali, dalla francese Engie e dalla spagnola Telefonica. Analizziamo in breve alcuni key factor del programma.

Quali obiettivi persegue la Bce con questa misura?

Il programma di acquisto di corporate bond fa parte della batteria di misure adottate dalla Bce per cercare di rianimare la dinamica dei prezzi e supportare la ripresa economica in una fase in cui la deflazione continua ad aleggiare sull’eurozona. Tuttavia, questo non è l’unico obiettivo perseguito da Draghi, che sta puntando anche a esercitare una più intensa pressione sui tassi d’interesse. Se gli acquisti di titoli di Stato hanno rappresentato uno stimolo al calo dei rendimenti di quest’asset class, la nuova misura intende ridurre i tassi delle emissioni corporate per trasferire gli effetti sui prestiti concessi dalle banche a imprese e famiglie. In definitiva, la Bce compie un altro passo per riattivare l’erogazione di crediti.

Quali bond saranno oggetto della misura?

I titoli sono quelli accettati dalla Bce come garanzia nelle aste di liquidità tenute dall’istituto. Queste emissioni sono dotate di un livello di affidabilità creditizia pari almeno a BBB (il gradino più basso dell’investment grade). L’operazione coinvolgerà titoli con scadenza compresa tra due e trenta anni. 

Quali emittenti potranno beneficiare del programma?

Le società coinvolte saranno tutte quelle domiciliate nell’eurozona. Dal gruppo sono escluse le società operanti nel settore finanziario e quelle dedite alla gestione del risparmio. Le società di assicurazioni e le filiali finanziarie delle case automobilistiche rientrano tra i destinatari della misura. Tra i criteri di eleggibilità non rientra la nazionalità della casa madre. Quest’ultima misura allarga lo spettro dei potenziali beneficiari degli acquisti a società europee controllate da aziende extra-europee.

Come saranno realizzati gli acquisti?

Gli acquisti potranno essere portati a termine sia nel mercato primario sia in quello secondario. I primi acquisti sono stati affettuati in quello secondario. Le operazioni saranno compiute da sei banche centrali (Belgio, Germania, Spagna, Italia, Francia e Finlandia), che opereranno in nome e per conto della Bce. La Bce comunicherà con cadenza settimanale la lista di società interessate dagli acquisti di titoli.

A quanto ascende l’importo mensile destinato alla misura?

La forchetta del volume mensile dovrebbe oscillare tra i 5.000 e i 10.000 mln di euro. Tuttavia, l’unico dato certo che si conosce è l’importo complessivo: 80.000 mln annui. Alla fine di ciascun periodo la Bce offrirà un report dettagliato sulle operazioni compiute. 

Qual è la durata prevista del programma?

La Bce ha fissato il termine ultimo a marzo 2017. Tuttavia, il governatore Draghi ha fatto cenno alla possibilità di prolungare la durata del piano, in scia a quanto deciso lo scorso dicembre per gli acquisti di titoli di Stato.

Esiste un limite all’acquisto di corporate bond?

Si, i limiti sono due. Il primo riguarda il volume massimo potenzialmente acquistabile per ogni emissione (il 70% dell’ammontare emesso). Il secondo riguarda il rendimento minimo dei bond sottoscrivibili, che non potrà in alcun caso essere inferiore al -0,4% fissato dalla Bce per il deposit facility rate. 

L’avvio degli acquisti ha già prodotto qualche effetto sui mercati?

L’avvio delle operazioni è servito a riattivare il mercato delle emissioni corporate in Europa. Dopo la riunione della Bce di marzo e l’annuncio del piano, molte imprese si sono lanciate nell’emissione di nuovi bond. Rispetto ai rendimenti medi di dicembre 2015, l’effetto combinato del flusso di emissioni e le attese per l’operato della Bce hanno prodotto una riduzione dell’1% nel rendimento medio annuo offerto dagli investment grade corporate bond dell’eurozona.  

Il programma di acquisti deve fare i conti con qualche oppositore?

Sono note a tutti le posizioni critiche della Germania sulle misure di stimolo volute da Draghi. Nelle ultime settimane anche gli analisti di Deutsche Bank hanno espresso il proprio scetticismo. L’entità tedesca ha sostenuto che le politiche ultra-accomodanti della Bce si sono trasformate nel nemico principale per il futuro dell’eurozona.

A cura di: Rocki Gialanella
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