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La Bce prepara un cambio di rotta

05/10/2016

A meno di sei mesi dalla data indicata da Draghi per mettere fine al Qe, la Bce potrebbe seguire i passi già compiuti dalla Federal Reserve, che ha ridotto gradualmente gli acquisti di titoli di debito per minimizzare i rischi di shock nei mercati.

La decisione della Bce dipenderà non solo dai dati che fotografano le attese macroeconomiche dell’Eurozona, ma anche dall’effettiva disponibilità di asset acquistabili sul mercato, poiché l’ammontare di quelli acquistabili nel rispetto dei parametri fissati sembra ormai prossimo all’esaurimento.

Altri analisti hanno fatto notare come la riduzione degli acquisti sarà fisiologica perché il ritmo seguito dal piano della Bce sta risultando superiore a quello registrato dalle nuove emissioni di titoli di stato e corporate bond investment grade.

Anche se il Qe dovesse concludersi prima della scadenza prefissata, il bilancio della Bce non si ridimensionerà in tempi brevi perché la banca centrale si è impegnata a reinvestire le risorse ottenute alla scadenza naturale dei titoli sottoscritti. In questo modo, gli effetti di stimolo monetario si manterranno attivi fino alla fine del 2020.

La notizia è arrivata a mercati chiusi, ma gli effetti si sono fatti sentire sulle negoziazioni after hours. In un mercato quasi completamente controllato dagli acquisti della massima autorità monetaria, gli investitori hanno reagito con sensibili vendite di titoli di stato. In pochi minuti, il rendimento offerto dai titoli di stato dell’eurozona ha subito rialzi tali da provocare cali di mezzo punto nel prezzo dei titoli decennali.

Il rendimento annuo del Btp decennale è passato dall’1,26% all’1,31%, quello del Bund di pari scadenza dal -0,09 al -0,04, generando minusvalenze dello 0,4 sulle quotazioni dei titoli.  Gli Oat francesi a dieci anni hanno visto rimbalzare il rendimento annuo dallo 0,22% allo 0,27%.

Da qualche mese è cresciuto il numero di esperti che ha lanciato un allarme sui rischi che comporta l’investimento in titoli di stato a medio-lunga scadenza. Il problema è rappresentato dalla ricerca di modalità di rientro del Qe che non comportino terremoti sui mercati obbligazionari.

Le news di Bloomberg vengono alla luce proprio nel periodo in cui la Bce ha incrementato del 47,2% i suoi volumi di acquisto titoli corporate a settembre rispetto ad agosto, portandoli fino a quota 9.872 mln di euro (nuovo record mensile da quando, l’8 giugno scorso, Draghi ha avviato il programma di acquisto di emissioni societarie). Da allora la Bce ha immesso nel suo bilancio 29.772 mln di euro del settore privato.

Nello stesso periodo, gli acquisti di titoli di stato sono lievitati del 38% (da agosto a settembre), fino ai 69.972 mln di euro, nel pieno rispetto del programma di quantitative easing. Dall’inizio del Qe avviato a marzo del 2015 (fino al 30 settembre del 2016), la Bce ha assorbito 1.074 mld di euro di sovereign bond aventi una scadenza media ponderata dei 8,35 anni.

In questo lasso di tempo, il debito tedesco è quello che ha trovato maggiore spazio all’interno del bilancio della Bce, con 255.072 mln di euro, seguito da quello francese con 202.538, dal debito italiano con 176.160 mln e dai Bonos spagnoli con 126.387 mln di euro.

A cura di: Rocki Gialanella
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