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Poveri miliardari

25/10/2016

miliardari

Anche i miliardari sentono la pressione della crisi. Dopo anni di crescita costante, il patrimonio complessivo dei “paperoni” del pianeta è risultato in calo nel 2015, anno nel quale si è avuta una battuta d’arresto rispetto al 2014 di ben 300 miliardi, un fenomeno che ha portato gli asset complessivi dei super-ricchi a quota 5.100 miliardi di dollari. Lo rivela l’annuale Billionaires Report di UBS e PwC, che nel 2016 ha il significativo titolo “Are billionaires feeling the pressure?”

Il sondaggio, condotto su circa 1.400 miliardari in 14 dei maggiori mercati, indaga le differenze tra i super-facoltosi nel mondo, focalizzandosi su tre aspetti principali: la creazione della ricchezza, la conservazione del patrimonio e i lasciti e la filantropia. In particolare, la ricerca prende in esame i dati degli ultimi 20 anni (dal 1995 al 2015). UBS e PwC hanno realizzato interviste con più di 30 miliardari e circa 30 dei loro eredi, che rappresentano l'80% della ricchezza miliardaria globale.

La ricchezza media di ogni singolo miliardario è passata nel 2015 da 4 miliardi a 3,7 miliardi di dollari. Le cause, spiega il report, sono molteplici: dal trasferimento di asset all'interno del nucleo familiare alla deflazione dei prezzi delle commodity fino all'apprezzamento del dollaro americano. 

Nel dettaglio, l'Europa presenta il maggior numero di miliardari multi-generazionali (182): costoro, in particolare, hanno dimostrato di essere molto abili nel tutelare i propri patrimoni. Negli Stati Uniti invece i miliardari da più di una generazione sono 175 (il 33% del totale), mentre nell'area Asia Pacifico sono 76 (15%). In particolare, l'Asia, soprattutto grazie alla Cina, è riuscita a creare un miliardario quasi ogni tre giorni, mentre per la prima volta in 10 anni negli Stati Uniti la ricchezza media dei miliardari self-made ha superato quella dei super-ricchi che hanno ereditato il proprio patrimonio (4,5 miliardi vs 4,3 miliardi). Circa 460 miliardari lasceranno 2,1 trilioni di dollari ai propri eredi nei prossimi 20 anni.

Il report stima anche che meno di 500 persone devolveranno 2,1 trilioni di dollari, una cifra equivalente al PIL dell'India, ai propri eredi nei prossimi 20 anni. Per la maggior parte delle giovani economie asiatiche, dove più dell'85% dei super-ricchi è di prima generazione, si tratterà invece della prima trasmissione di ricchezza miliardaria in assoluto.Da sottolineare che dopo più di vent'anni di eccezionale creazione di ricchezza, la seconda età dell'oro sembra entrata in una fase di stallo. Benché nel 2015, 210 patrimoni abbiano superato il tetto del miliardo di dollari, con un incremento netto nella popolazione dei miliardari, la loro ricchezza totale, tuttavia, è scesa da 5,4 trilioni di dollari a 5,1. E' ancora presto per capire se i segnali del 2015 implichino una pausa dell'età dell'oro o rappresentino i prodromi di qualcosa di più preoccupante.  

Dei patrimoni miliardari che erano scesi al di sotto del miliardo di dollari dal 1995, il 90% non si è preservato oltre le prime e le seconde generazioni. Se l'Asia si distingue per la crescita, l'Europa tuttavia si mette in luce per la capacità di conservare: il Vecchio continente vanta infatti la più alta concentrazione di miliardari multigenerazionali (182, pari al 54%), che hanno anche dimostrato di saper tutelare al meglio la propria ricchezza. Il dato è invece pari a 175 negli Stati Uniti (33%) e 76 nella regione asiatica (15%). Ancor più nel dettaglio, Germania e Svizzera sono i paesi con la più grande quota di “vecchia” ricchezza. Stando al rapporto di UBS e PwC, l'anno scorso i miliardari erano 1.397. Se 210 patrimoni sono saliti sopra la soglia dei mille milioni 160 sono invece scesi al di sotto, con un aumento netto della popolazione degli ultra-agiati di 50 persone.

A cura di: Massimiliano D'Amico
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