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Trump e l’ombra di Reagan

01/12/2016

Anche se l’universo degli Em è molto più disomogeneo rispetto a qualche decennio addietro, la storia potrebbe ripetersi a causa della forte esposizione debitoria in usd di alcuni paesi.

Prima del 9 novembre, molti esperti indicavano il Messico come il paese più danneggiato dall’eventuale arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca. Tuttavia, gli esperti in macroeconomia individuano segnali che dovrebbero mettere in allarme molti dei paesi emergenti che hanno realizzato le performance più soddisfacenti negli ultimi dieci anni. La storia dei mercati dimostra che esistono precedenti ben documentati caratterizzati da una forte similitudine con quanto sta accadendo in questo periodo.

I timori si concentrano sulle similitudini riscontrate tra le politiche che intende implementare il neo presidente Usa e quelle adottate da Ronald Reagan nel corso della sua lunga permanenza a Washington. In particolare su una questione: la volontà dichiarata di aumentare significativamente la spesa pubblica e accompagnare tale provvedimento con un forte calo delle imposte.

Questo tipo di impulso farà decollare il deficit statunitense, che dovrà necessariamente essere supportato da un incremento delle emissioni di titoli di stato (Treasury bond). Nel momento in cui si verificherà questo aumento dell’offerta di Treasury bond rispetto alla domanda proveniente dagli investitori di ogni parte del pianeta, l’interesse offerto sulle nuove emissioni tenderà a salire e le quotazioni dei titoli già emessi caleranno per poter offrire rendimenti in linea con quelli richiesti dal mercato. Parallelamente, si assisterà a un’accelerazione dell’inflazione. A sua volta la Federal Reserve dovrà probabilmente muovere al rialzo il costo del denaro per cercare di porre freno a questo nuovo trend dei prezzi al consumo.

Ancora una volta, un certo tipo di movimenti monetari ed economici potrebbero avere lo stesso riflesso visto decenni addietro. Negli anni Ottanta, le politiche volute da Reagan spinsero l’allora capo della Federal Reserve, Paul Volcker, ad applicare una serie di rialzi del costo del denaro che ebbero effetti disastrosi in altre aree del pianeta. Le conseguenze negative si fecero sentire principalmente in America latina (a causa del suo elevato debito denominato in dollari Usa). Molti paesi sudamericani dovettero fare i conti con le difficoltà derivanti dalla restituzione del capitale investito in titoli che si approssimavano alla loro scadenza naturale. Il Sudamerica andò incontro a una crisi del debito e a un decennio perduto. 

Nelle settimane post-voto, Trump ha moderato i toni su molti fronti, tuttavia, la maggior parte degli esperti sostiene che non avrà alcuna esitazione a mettere in marcia il piano d’investimenti infrastrutturale da 500.000 mln di usd e il taglio delle imposte. Alcuni dubbi sulla realizzazione del piano promesso in campagna elettorale riguardano invece lo smantellamento dell’Obamacare e l’annullamento di alcuni accordi commerciali.

In siffatto scenario è probabile che gli interessi sul debito saliranno sia sulle scadenze brevi sia su quelle lunghe. L’analisi dei flussi d’investimento mette in rilievo le forti fuoriuscite di capitali dai mercati emergenti (titoli di debito e titoli di rischio).

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: reagan, trump, emergenti, debito, crisi
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