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Settore bancario ancora sotto pressione

13/12/2016

bancheDopo parecchi anni nei quali avevano ricoperto il ruolo di regine incontrastate di Piazza Affari in termini di capitalizzazione, le banche italiane nell’ottobre scorso, complici i crolli borsistici di alcuni big-player, si ritagliavano una quota di appena, si fa per dire, il 15,2% rispetto al 21,6% del gennaio 2011, sopravanzate dalle utilities al 16,7%.

Ma non è l’unica notizia negativa. Se tagliassero 6.000 filiali e 60.000 dipendenti per conformarsi alla media Ue di 40 sportelli ogni 100.000 abitanti, le banche italiane avrebbero un risparmio di circa 4,5/5,0 miliardi di costi del lavoro e beneficerebbero di 14/15.000 euro di maggiori redditi netti all’anno per dipendente. Così facendo la redditività netta per dipendente risulterebbe superiore a quella delle banche tedesche, tuttavia si manterrebbe un significativo gap di competitività rispetto alle banche più efficienti, per esempio quelle americane. Per rilanciare il nostro sistema bancario è necessario anche intervenire sui ricavi, sia sviluppando la capacità di generare margini attraverso l’attività caratteristica di intermediazione del denaro, possibile solo a seguito di un’evoluzione delle scelte di politica monetaria della BCE, sia migliorando la capacità di ideare e mettere sul mercato nuovi prodotti e servizi a valore aggiunto per la clientela.

A sostenerlo è uno studio di Excellence Consulting, società di consulenza con focus sul settore bancario, assicurativo e del risparmio gestito, che ha analizzato gli effetti della tendenza del sistema italiano a contenere i costi attraverso la chiusura delle filiali. In particolare, con riferimento ai dati al 30 giugno 2016, sono state valutate le implicazioni di tale politica gestionale sui risultati economici delle prime cinque banche italiane in rapporto alle prime cinque tedesche e americane. 

In Italia al momento le banche operano attraverso circa 30.000 filiali, grazie alle quali sono occupate oltre 300.000 dipendenti. Ciò corrisponde a una diffusione eccessiva per il nostro paese, 50 sportelli ogni 100.000 abitanti rispetto ai 40 della media Ue. Per adeguarci a tale media, le filiali cui rinunciare sarebbero circa 6.000, pari a un esubero di 60.000 dipendenti. Lo studio di Excellence Consulting confronta tali dati con alcuni indicatori di redditività delle prime cinque banche Usa, tedesche e italiane.

Chiudendo per ipotesi le 6.000 filiali di troppo rispetto alla media Ue, il sistema bancario italiano potrebbe ottenere circa 3,3-3,5 miliardi di redditi netti aggiuntivi. Ciò avrebbe consentito alle nostre prime cinque banche di conseguire nei primi sei mesi del 2016 un reddito netto per dipendente di 17,4 mila euro, in netto miglioramento rispetto agli attuali 7,9 mila euro, superiore rispetto a quello tedesco di 14,3 mila euro, ma ancora lontano dai 36,9 mila euro degli Usa. Secondo il report, la razionalizzazione della rete delle filiali e il contemporaneo spostamento della clientela sui canali digitali non consentirebbe comunque alle banche italiane di recuperare il gap di competitività rispetto alle migliori degli altri paesi. E’ infatti necessario agire anche sui ricavi per dipendente: nel primo semestre 2016 la media delle prime cinque banche italiane è stata di 94 mila euro, inferiore ai 130 mila della Germania e ai 170 mila degli Usa.

A cura di: Massimiliano D'Amico
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