Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Per conoscere la nostra policy o negare il consenso al loro utilizzo clicca qui. Continuando la navigazione o chiudendo il banner ne autorizzi l'uso.
Scopri gratuitamente il nostro servizio

COMPILA IL MODULO PER ESSERE RICHIAMATO

Se sei interessato al nostro servizio lasciaci i tuoi dati. Un nostro operatore ti contatterà per fornirti gratuitamente e senza impegno tutte le informazioni relative a FondiOnline.it

DATI DI CONTATTO

* Nota: i campi indicati con l'asterisco sono obbligatori

L’information technology si impossessa di Wall Street

23/01/2017

I cambiamenti nella composizione degli indici azionari dimostrano quanto sia dinamica l’economia statunitense e quanto i mercati azionari tendano a riflettere e assorbire tali cambiamenti nel lungo termine

Alla fine del 2016, i big player facenti parte dell’indice Standard and Poor’s 500 erano in larga parte imprese legate alla tecnologia, che hanno gradualmente scalzato dai primi posti i tradizionali colossi dei settori, industria, energia e finanza.

Tra il 2006 e il 2015 i cambiamenti intervenuti nella composizione dell’indice mostrano un continuo alleggerimento dei titoli del comparto finanziario. La crisi dei mutui subprime ha comportato una perdita dell’11% nella capitalizzazione di questo settore e, nonostante il recupero degli ultimi anni, i titoli bancari e finanziari presentano una capitalizzazione inferiore del 6% a quella del 2008. Molto significativa è stata anche la riduzione del peso del settore energy. La sensibile caduta delle quotazioni del petrolio ha avuto un ruolo guida nel trend discendente. La marginalizzazione di questo settore ha radici lontane: negli anni ’80 il suo peso ascendeva fino al 25% dell’indice Standard and Poor’s 500 ).

Al contrario, il settore tecnologico e dell’information technology ha visto crescere il suo peso dal 15% al 20%, in particolare grazie all’apporto di Apple (che pesa per il 3,5% della capitalizzazione totale dell’indice). Nonostante ciò, un numero crescente di esperti avverte che la spinta del settore tecnologico potrebbe aver raggiunto il suo apice e che i continui cambiamenti a cui è sottoposta l’economia Usa potrebbero riportare in auge i titoli value.

Dall’inizio del 2001 la new economy ha guadagnato gradualmente terreno fino a marginalizzare le grandi società della old economy. Nel 2001, il primo posto della classifica delle società quotate a Wall Street per livello di capitalizzazione era occupato da General Electric, con un valore complessivo di Borsa pari a 406. mld di dollari. La seconda società presente sul podio era Microsoft, seguita da Exxon Mobil. Subito dopo trovavamo Citigroup e Wal-Mart.

Alla fine del 2016, la più grande società statunitense in termini di capitalizzazione di mercato era Apple. Il fabbricante di iPhones presenta un livello di capitalizzazione superiore ai 600.000 milioni di usd e capeggia anche la classifica planetaria. Dal 2001 ai nostri giorni la rivalutazione del titolo Apple è stata superiore al 12.000%.

Nonostante questa rivalutazione, l’azione Apple non è stata quella che ha accumulato la migliore performance nel periodo preso in considerazione. La società che primeggia in termini di performance nei quindici anni è Monster, azienda specializzata nella produzione di bevande energetiche.

Tornando al gruppo delle società Usa dotate dei più elevati livelli di capitalizzazione troviamo Alphabet, Amazon, Facebook e Microsoft. L’unica società che è riuscita a mantenere la sua permanenza nel gruppo è Microsoft che, nel frattempo, ha sperimentato una rivalutazione della quotazione del 110%. Da notare che nel 2001 non erano ancora quotate in Borsa l’antica Google (ora Alphabet) e Amazon.

Nei quindici anni che vanno dal 2001 al 2016 ben 93 componenti dell’attuale indice Standard and Poor’s 500 non erano ancora quotati in Borsa nel 2001.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: it, energy, finanziari, old economy
Come valuti questa notizia?
L’information technology si impossessa di Wall Street Valutazione: 0/5
(basata su 0 voti)
« Notizia precedente
Chi guadagna con il protezionismo
Notizia successiva »
L’ascesa dei green bond
ARTICOLI CORRELATI
Record per i dividendi globali pubblicato il 7 settembre 2017
Il futuro della consulenza finanziaria pubblicato il 12 dicembre 2017
Bond, investire ai tempi di Trump pubblicato il 3 febbraio 2017
Emergenti, i campioni di oggi pubblicato il 19 febbraio 2017
Mercati in attesa del presidente pubblicato il 4 novembre 2016